La Francia dei comuni rosicchia l'ipotesi centrista favorendo gli estremi
Fine del macronismo, Francia divisa tra vecchi partiti e radicali. Al primo turno delle amministrative si conferma il radicamento di socialisti e Républicains, ma Rassemblement national e France insoumise guadagnano terreno e spesso si confermano come l’ago della bilancia. I centristi in difficoltà e le alleanze fragili rendono incerto l’equilibrio politico verso il 2027
Al primo turno delle elezioni amministrative francesi, i partiti tradizionali, come i Républicains a destra e il Partito socialista (Ps) a sinistra, hanno confermato il loro tradizionale ancoraggio territoriale, ma i partiti agli estremi hanno registrato buoni risultati, anche se raramente sono arrivati primi. A destra, il Rassemblement national (Rn) prosegue la sua affermazione, consolidando il proprio radicamento in vari comuni, senza però compiere un salto di qualità. A Marsiglia, il candidato del Rn Frank Allisio si posiziona come uno dei due principali contendenti per la vittoria, mentre a Nizza il nazionalista Eric Ciotti conduce la corsa, ma si tratta di performance locali. Il Rn entra però spesso in gioco nelle potenziali “desistenze” – gli accordi per sconfiggere un avversario comune – tra i due turni, dove potrebbe permettere ad alcuni candidati di destra di superare il ballottaggio. A sinistra la dinamica è simile. Accanto al Ps, i candidati della France insoumise (Lfi) ottengono risultati migliori del previsto al primo turno. A Parigi Rachida Dati, candidata con i Républicains, ha registrato una controperformance, mentre il socialista Emmanuel Grégoire ha superato il primo turno con un netto vantaggio. Il buon risultato di Lfi può essere ricondotto anche al contesto internazionale, dove l’opposizione alla politica statunitense in generale e all’intervento in Iran in particolare alimentano le mobilitazioni contrarie: questo fattore potrebbe influenzare anche le presidenziali. Spesso Lfi si conferma come l’ago della bilancia a sinistra: superando la soglia del 10 per cento che consente di mantenersi al secondo turno, può determinare l’esito di numerosi ballottaggi. I socialisti si sono affermati con un discorso netto di differenziazione rispetto al partito di Jean-Luc Mélenchon, anche per prendere le distanze dalle sue tendenze identitarie e antisemite, ma oggi risulta difficile, sia per gli uni che per gli altri, conquistare il potere senza una forma di egemonia a sinistra che richiami, in qualche modo, l’antico sodalizio tra socialisti e comunisti dei tempi di Mitterrand.
I centristi post macroniani, divisi tra tre formazioni (Renaissance, Modem e Horizons), hanno incontrato grandi difficoltà. Édouard Philippe, leader di Horizons e potenziale candidato alle presidenziali, ha fatto un buon risultato a Le Havre, mentre un altro ex primo ministro, François Bayrou, si trova in un ballottaggio difficile nel suo feudo di Pau, stretto tra socialisti e Rn. La fine della presidenza di Emmanuel Macron sta lasciando macerie tutt’attorno: sebbene questi partiti abbiano sempre ottenuto risultati migliori nelle elezioni nazionali, non sembrano in grado di offrire una vera alternativa ai socialisti per alleanze all’interno di un “campo largo” che prolungherebbe l’attuale maggioranza all’Assemblea nazionale. Si può quindi prospettare una potenziale archiviazione del macronismo, poiché pesa anche l’assenza di un leader indiscusso in grado di raccogliere l’eredità del presidente. Si tratta di una debolezza strutturale che, tra l’altro, potrebbe aprire la porta a un potenziale ritorno di Macron nel 2032.
A destra, la situazione dei Républicains non è affatto confortevole. Il loro leader, Bruno Retailleau, ha ribadito la priorità di impedire a Lfi di giungere al potere, rilanciando la tradizionale linea di opposizione all’estrema sinistra. Tuttavia, questo scenario potrebbe passare anche attraverso un’unione delle destre, come auspicato da alcuni, tra cui il nizzardo Ciotti, che hanno sempre caldeggiato un superamento dell’antico muro eretto dai gollisti che escludevano qualsiasi compromesso con il Rn. La strategia tradizionale dei Républicains prevedeva compromessi con i centristi, ma se questi ultimi vengono ridotti a una forza minoritaria, potrebbero emergere riflessi di alleanza alternativa con il Rn, il che, anche a destra, potrebbe definire un quadro di potenziale ricerca di egemonia basato su due partiti, illustrando la mutua dipendenza di formazioni che, da sole, non riescono ad affermarsi veramente.
Tutto ciò solleva grossi interrogativi sulla capacità del Rn di conquistare il potere. E’ concepibile immaginare una vittoria di un esponente come Jordan Bardella alle presidenziali, ma la conquista di una maggioranza alle politiche sembra tutt’altro che scontata, anche perché richiederebbe un sistema stabile di alleanze che al momento non sta emergendo.
INCONTRO A KYIV
"I droni sono il nostro petrolio", dice Zelensky