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in ordine sparso

L'Unione europea di fronte al dilemma del “rivale sistemico” americano

David Carretta

La guerra in Iran è solo uno dei tanti esempi del tradimento di Trump. Adesso l'Europa deve decidere come posizionarsi rispetto al presidente americano (e alle sue decisioni unilaterali)

Bruxelles. L’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran ha provocato un intenso dibattito tra i leader dell’Unione europea sull’ordine globale basato sulle regole e sul diritto internazionale. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, hanno espresso il loro sostegno al cambio di regime nella Repubblica islamica che, almeno all’inizio, sembrava essere l’obiettivo della guerra di Donald Trump. Dall’altra parte, il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, ha fatto del “no alla guerra” il suo slogan, mettendosi a capo della campagna in difesa del diritto internazionale. Tra i due estremi, dentro l’Ue ci sono infinite tonalità di grigio. Emmanuel Macron ha condannato la violazione del diritto internazionale, ma sta cercando di costruire una coalizione dei volenterosi per proteggere Cipro e gli interessi europei nella regione. 
 

Giorgia Meloni ha evitato di criticare direttamente Trump, ma ha riconosciuto che la guerra avviene al di fuori delle regole. Dietro queste divisioni, in realtà, si nasconde un dilemma: l’Ue deve smettere di considerare gli Stati Uniti un alleato e un partner e iniziare a trattarli come un “rivale sistemico”?

La guerra in Iran è uno choc di diverse dimensioni per gli europei. Trump ha lanciato l’offensiva contro la Repubblica islamica senza consultarli e nemmeno informare la maggior parte dei partner europei e della Nato. Dopo due settimane, l’operazione unilaterale americano-israeliana ha rivelato tutte le sue conseguenze dirette per l’Ue. Conseguenze economiche, con il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, quello del gas più che raddoppiato e una crisi dei prezzi dell’energia alle porte che potrebbe portare a una recessione. Conseguenze di sicurezza interna, con il pericolo di attacchi terroristici in Europa da parte di cellule dormienti e il rischio di un’ondata migratoria in caso di ulteriore destabilizzazione. Conseguenze di sicurezza esterna, con Cipro direttamente minacciata dai droni iraniani e l’Ucraina vittima collaterale della guerra di Trump contro l’Iran.

La decisione unilaterale di Trump di sospendere le sanzioni sul petrolio della Russia illustra le ragioni per cui gli Stati Uniti non possono più essere considerati come un partner e un alleato. “E’ motivo di grande preoccupazione, perché ha ripercussioni sulla sicurezza europea”, ha spiegato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. In una riunione in videoconferenza del G7 mercoledì 11 marzo, convocata dopo la decisione americana di sospendere le sanzioni sul greggio russo per l’India, i leader europei avevano esplicitamente chiesto a Trump di astenersi dall’estendere l’esenzione al resto del mondo. Hanno anche spiegato che non ci sarebbe stato alcun impatto sul prezzo del petrolio, perché le ragioni del panico risiedono nel blocco prolungato dello stretto di Hormuz. “Sei su sette erano d’accordo”, ha svelato Merz. Trump ha semplicemente ignorato gli europei e, nella notte tra giovedì e venerdì, ha deciso di sospendere le sanzioni contro la Russia a livello globale, permettendo al Cremlino di incassare miliardi di dollari per finanziare la sua guerra contro l’Ucraina.

La guerra in Iran è solo uno dei tanti esempi del tradimento di Trump degli alleati europei. L’Ucraina è stata la prima vittima con la decisione degli Stati Uniti di sospendere gli aiuti finanziari e militari. I negoziati condotti da Trump con Vladimir Putin e la sua pressione su Volodymyr Zelensky accetti una capitolazione vanno direttamente contro gli interessi europei. Il disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato, per quanto graduale, è brutale in termini di rischi per la sicurezza del continente. Sul piano commerciale, Trump ha lanciato una guerra dei dazi contro l’Ue, che continua a minare la stabilità e la prevedibilità delle relazioni economiche. Sul piano digitale, gli attacchi sono virulenti sul piano retorico, accompagnati da minacce di rappresaglie commerciali. La minaccia all’integrità territoriale europea è diretta nel caso della Groenlandia, territorio sotto sovranità della Danimarca. Ma il principale bersaglio di Trump e della sua Amministrazione è la democrazia liberale dell’Ue e dei suoi Stati membri, con il sostegno ai partiti di estrema destra e la delegittimazione delle politiche che deviano dall’ortodossia Maga.

Per oltre un anno gli europei si sono cullati nell’illusione che Trump non faccia quello che dice o che almeno sia possibile, attraverso la lusinga e l’auto-umiliazione, convincerlo a non farlo. La nuova Strategia di sicurezza nazionale pubblicata dall’Amministrazione Trump in dicembre – un documento ideologico che è anche un piano d’azione – avrebbe dovuto dissipare ogni dubbio. Invece, l’Ue e i leader dei suoi Stati membri vanno ancora in ordine sparso. La riprova è il dibattito a distanza della scorsa settimana sull’ordine basato sulle regole e sul diritto internazionale.

E’ stata Ursula von der Leyen a far scoppiare il confronto – e lo scontro – con il suo discorso davanti alla Conferenza degli ambasciatori dell’Ue lunedì 9 marzo. “L’Europa non può più essere custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che non esiste più e non tornerà”, ha detto la presidente della Commissione. “Sosterremo sempre il sistema basato sulle regole (...), ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico mezzo per difendere i nostri interessi o presumere che le sue regole ci proteggeranno dalle complesse minacce che affrontiamo”, ha aggiunto von der Leyen, provocando dure repliche del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e dell’Alto rappresentante, Kaja Kallas. È nel nostro interesse garantire che il mondo rimanga basato sulle regole e cooperativo. È nel nostro interesse evitare un’ulteriore frammentazione mondiale. Questo è il modo migliore per aiutare l’Ucraina a raggiungere una pace giusta e duratura. È essenziale per la sicurezza e la prosperità dell’Europa”, ha detto Costa

Il problema con la tesi di von der Leyen non è tanto la presa d’atto che l’ordine mondiale basato sulle regole non esiste più, ma che la presidente della Commissione rifiuta di trarre le conseguenze della guerra fredda condotta da Trump all’Europa. Sostenendo il cambio di regime in Iran, von der Leyen lascia implicitamente intendere di sostenere anche la guerra di Trump e rifiuta di riconoscere i danni provocati dalla guerra agli interessi europei. La stessa von der Leyen ha rifiutato e rifiuta di usare strumenti più assertivi – come lo strumento anti-coercizione – contro gli Stati Uniti. “La guerra in Medio Oriente è di estrema preoccupazione. L’Iran è responsabile delle cause profonde di questa situazione. Ma l’unilateralismo non potrà mai essere la via da seguire”, ha spiegato Costa. “L’Ue è al fianco del popolo iraniano”, ma “la libertà e i diritti umani non possono essere conquistati con le bombe. Solo il diritto internazionale li tutela”, ha detto Costa.

Per la Germania e altri paesi, gli Stati Uniti rimangono indispensabili. Credono ancora che l’articolo 5 della Nato vincolerà Trump. Ritengono anche che l’Europa non sia in grado di fare da sola sull’Ucraina, perché gli europei non sono ancora in grado di fornire intelligence e produrre armi a sufficienza. Sono convinti di non poter fare a meno del mercato americano per le esportazioni di auto tedesche. Queste considerazioni sono alla base delle scelte di Ursula von der Leyen. Ma la guerra in Medio Oriente e le sue conseguenze per gli europei potrebbero spostare gli equilibri. In una settimana, sempre più leader si sono allineati a Pedro Sanchez sulla violazione del diritto internazionale. Anche Merz ha riconosciuto che la guerra all’Iran solleva “questioni maggiori”.

In un’intervista al Financial Times, Kallas ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “dividere l’Europa”. “Se si leggono la Strategia di sicurezza nazionale e la Strategia di difesa nazionale, credo che non ci debbano essere illusioni”. Anche l’Ue sta iniziando a elaborare una sua Strategia di sicurezza, Oggi i ministri degli Esteri avranno una prima discussione su come impostare il lavoro, che dovrebbe essere completato entro l’estate. Uno dei temi centrali sarà “come ci si posiziona rispetto a Trump”, ci ha spiegato un diplomatico di uno Stato membro. “Finora non se n’è mai discusso”. Nel 2019, i ventisette erano riusciti a mettersi d’accordo su un trittico per definire la Cina di Xi Jinping: partner per la cooperazione internazionale, un concorrente economico e un rivale sistemico. Oggi la seconda parte di quella definizione potrebbe benissimo applicarsi agli Stati Uniti di Trump.
 

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