INCONTRO A KYIV

"I droni sono il nostro petrolio", dice Zelensky

Kristina Berdynskykh

Il presidente ucraino spiega come il conflitto in medio oriente sta influenzando l'Ucraina, cambiando le sue relazioni con gli alleati europei, i paesi del Golfo e gli Stati Uniti. Sulla sospensione americana delle sanzioni alla Russia commenta: "Non aiuterà il mondo, ma soltanto Mosca"

Sabato mattina, 14 marzo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è rientrato a Kyiv da Parigi. Poco dopo il suo arrivo, si è recato al Palazzo Mariyinsky, la residenza cerimoniale dei presidenti dell'Ucraina costruita nel XVIII secolo. Ha consegnato delle onorificenze al personale militare ucraino in occasione della Giornata del Volontario. Successivamente, in una delle sale del palazzo, situata accanto al Parlamento, ha spiegato ai giornalisti, tra cui Il Foglio, come la situazione in medio oriente sta influenzando l'Ucraina.


Zelensky ha criticato la decisione degli Stati Uniti di sospendere le sanzioni sulle vendite di petrolio russo: "Non aiuterà il mondo, aiuterà solo la Russia". Mentre l'economia russa si deteriora, la revoca delle sanzioni consentirà a Mosca di ridurre il deficit di bilancio e continuare a finanziare la guerra contro l'Ucraina: "In questi 14-15 giorni, la Russia ha guadagnato circa 10 miliardi di dollari", ha dichiarato Zelensky.Gli Stati Uniti ora si stanno concentrando sul medio oriente, "il che è ovvio", riconosce il presidente. Kyiv, tuttavia, teme che ora possano verificarsi ritardi o riduzioni nella fornitura di armi, ormai scarse. Le prime mancanze potrebberp riguardare gli intercettori per il sistema Patriot, il più efficace nell'abbattere i missili balistici. "Non vorremmo assolutamente che gli Stati Uniti si ritirassero dall'impegno ucraino a causa del medio oriente", ha affermato Zelensky. L'Ucraina, con la sua vasta esperienza nel respingere attacchi massicci di droni, è pronta ad assistere gli alleati degli Stati Uniti nella regione. L'operazione in medio oriente ha dimostrato che anche un numero sufficiente di missili interccetori, non basta per contrastare i droni della Repubblica islamica dell'Iran.

"L'acquisto di droni intercettori è solo una parte della soluzione. Servono specialisti militari e tecnici per costruire un sistema efficace per respingere gli attacchi", spiega Zelensky. Inoltre, la tecnologia si evolve rapidamente e i droni devono essere rapidamente adattati di conseguenza. L'anno scorso, Kyiv ha proposto un accordo sui droni ai suoi partner americani, un accordo che prevedeva la produzione congiunta di droni avanzati negli Stati Uniti. "Volevamo mostrare la nostra gratitudine all'America e condividere le nostre competenze e le nostre risorse", spiega il presidente. Ma gli Stati Uniti non hanno risposto a questa proposta. In un'intervista alla NBC News, il presidente Donald Trump ha dichiarato: "Zelensky è l'ultima persona di cui abbiamo biosgno per avere aiuto". 

A differenza degli Stati Uniti, i paesi del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita e Giordania) stanno avviando autonomamente i contatti con Kyiv. Rustem Umerov, segretario alla Sicurezza nazionale e alla Difesa dell'Ucraina, si è recato in medio oriente con tre squadre di specialisti militari e tecnici. "Possono condurre una valutazione e dimostrare come e cosa dovrebbe funzionare", ha detto Zelensky. Gli ucraini non parteciperanno a operazioni militari, ma si limiteranno a fornire consulenza ai loro partner, sottolinea. Accordi sui droni con questi paesi potrebbero essere firmati in seguito, ma al momento non è stato cluso nulla: "I droni sono il nostro petrolio".

Nel frattempo, Zelensky ha discusso con il presidente francese Emmanuel Macron una possibile alternativa al Patriot americano. In Europa, l'unica opzione praticabile è il sistema SAMP/T di ultima generazione. L'Ucraina ne testerà la capacità di intercettare missili balistici quest'anno. "Se funziona, sarà un prezioso aiuto a lungo termine".

Il blocco ungherese

Nel frattempo, un altro problema si sta aggravando. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán vuole bloccare 90 miliardi di euro di aiuti europei a Kyiv per il biennio 2026-2027 finché l'Ucraina non riattiverà l'oleodotto Druzhba, che trasporta petrolio russo in Ungheria attraverso il territorio ucraino. L'oleodotto ha cessato di funzionare all'inizio del 2026 a causa di un attacco di droni. "Non sono stato io a far saltare in aria il Druzhba, questo è un dato di fatto", afferma Zelensky. Secondo il presidente, la pista del Druzhba è stata danneggiata da attacchi provenienti dal territorio russo. Il presidente ucraino si oppone alla sua riattivazione, ma dopo l'aumento della tensione in medio oriente, i suoi partner europei lo stanno pressando affinché lo faccia. "In cosa si differenzia questo dal revocare le sanzioni contro la Russia?", chiede retoricamente.

Se i paesi europei pongono all'Ucraina un ultimatum, affermando che la chiusura del Druzhba costerà 90 miliardi di euro (i leader dell'Ue hanno appoggiato la decisione di stanziare questi fondi nel dicembre 2025), e quindi denaro destinato all'esercito, Zelensky non avrà altra scelta che ripararlo. "Ho detto ai nostri amici europei che questo è un ricatto", afferma con emozione. Ha informato i suoi partner che ci vorrebbero fino a due mesi per ripristinare tecnicamente la pista di Druzhba.

Per quanto riguarda il processo negoziale, a causa della guerra in medio oriente, gli Stati Uniti hanno rinviato un incontro tra le parti ucraina e russa, provvisoriamente alla prossima settimana. Presto, Volodymyr Zelensky vorrebbe incontrare nuovamente il presidente Trump, ma non ci sono ancora accordi concreti.

Di più su questi argomenti: