Foto Epa, via Ansa

L'alleato sicuro

Putin aiuta Teheran sui droni che ci colpiscono, Kyiv aiuta l'occidente e il Golfo con l'AI

Paola Peduzzi

L’intesa tra Mosca e Teheran si rafforza sul terreno militare, ma l’Amministrazione Trump continua a ignorarne i rischi. Intanto l’Ucraina, forte dell’esperienza maturata contro i droni russi e iraniani, offre tecnologia e difesa ai partner occidentali

L’aiuto della Russia all’Iran si arricchisce ogni giorno di nuovi dettagli – dettagli che l’America di Donald Trump si ostina a sottovalutare. Un funzionario di un servizio segreto occidentale ha detto alla Cnn che “quello che era un sostegno generalizzato sta diventando più preoccupante perché include strategie di identificazione degli obiettivi da parte dei droni che la Russia utilizza contro l’Ucraina”. Una settimana fa, uno scoop del Washington Post con tre fonti di intelligence aveva rivelato che Mosca fornisce a Teheran indicazioni per colpire obiettivi americani; qualche ora dopo, la Cnn aveva detto che la Russia ha condiviso le sue immagini satellitari – che sono sofisticate – con il regime iraniano. Si trattava già di due informazioni piuttosto preoccupanti, ma l’Amministrazione Trump ha minimizzato e anzi il presidente americano ha avuto una conversazione telefonica con Vladimir Putin definita “costruttiva”.

   

Ora sappiamo che l’aiuto russo all’Iran riguarda anche i droni. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che conosce molto bene gli Shahed iraniani e i progressivi adattamenti fatti dai russi in questi anni di guerra, ha detto mercoledì che “la Russia ha iniziato a sostenere il regime iraniano con i droni, e lo aiuterà anche con i missili e con la difesa aerea”. Zelensky non ha fornito ulteriori dettagli, ma non c’è leader – ed esercito – al mondo informato dei fatti quanto quello di Kyiv: sono quattro e più anni che gli ucraini si difendono da questi droni (anche i bambini, in Ucraina, sanno riconoscerne il rumore, li chiamano “i motorini”) e hanno sviluppato le capacità di difesa più avanzate ed economiche possibili, tanto indispensabili oggi che sono stati chiamati ad aiutare i paesi del Golfo per la propria difesa.

   

Emmanuel Macron, presidente francese che ha invitato oggi Zelensky a Parigi perché a differenza degli americani l’alleanza tra la Russia e l’Iran non la sottovaluta affatto, ha ringraziato esplicitamente il presidente ucraino per il suo sostegno. “Pochi di noi hanno elogiato l’impegno degli ucraini – ha detto Macron mercoledì ringraziando Kyiv – che in modo molto rapido sono andati in aiuto di molti paesi del Golfo, offrendo la loro competenza e la loro innovazione nella difesa dai droni iraniani”. Secondo il Kyiv Independent, una società di armi saudita ha già firmato un contratto per acquistare gli intercettori ucraini che servono per abbattere i droni iraniani senza dover utilizzare i sistemi Patriot o Thaad che sono molto più costosi. Abbiamo la memoria corta, ma quando i russi hanno iniziato a mandare droni nei cieli europei, abbiamo avuto anche noi lo stesso problema di difesa efficiente e anche allora (pochi mesi fa, non un’eternità) gli ucraini ci avevano offerto il loro aiuto: non vogliamo accogliere l’Ucraina nella Nato, ma a ben vedere è Kyiv che in questo momento sta fornendo garanzie di sicurezza utili a tutti, all’Europa e ai paesi del Golfo. Zelensky aveva offerto la propria competenza in fatto di intercettori e droni – una competenza di cui gli ucraini vanno giustamente fieri, ma non bisogna dimenticare che la loro difesa ha un costo umano altissimo – anche allo stesso Trump, che però poi l’ha ignorata. Così come continua a ignorare, a rischio e pericolo suo e dei suoi alleati in medio oriente, l’aiuto che la Russia sta dando a Teheran.

 

Negli scorsi giorni, la delegazione russa guidata da Kirill Dmitriev è arrivata in Florida e ha incontrato Steve Witkoff e Jared Kushner: continua il dialogo fondato sugli affari e sulla sciagurata convinzione dell’Amministrazione Trump che Putin voglia la pace. Zelensky, che è quantomai spazientito e non lo nasconde più, ha detto in un’intervista a Politico che l’America dovrebbe fare pressione sul Cremlino, se davvero vuole mettere fine alla guerra, non su di lui. Ma Trump è cieco e sordo, mentre gli europei e in particolare il presidente francese Macron, che ormai hanno compensato il crollo delle forniture militari americane a Kyiv e che vedono chiaramente il legame tra Mosca e Teheran nel colpire obiettivi occidentali, aspettano il presidente ucraino a Parigi. E poiché gli ucraini non girano mai a mani vuote, ieri il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha annunciato di aver messo a disposizione – primo nel mondo – i dati sul campo di battaglia che servono ad addestrare le intelligenze artificiali dei paesi parnter. “Dati migliori, droni più intelligenti, decisioni più veloci”, scrive Fedorov su X, dimostrando ancora una volta che il partner ucraino oggi è una sicurezza.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi