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Peter Thiel vuole sconfiggere l'Anticristo con la religione della tecnologia. Ma Roma non si fa incantare

Pasquale Annicchino

L'arrivo del re nero della Silicon Valley in Italia non può che essere una sfida aperta che mette in moto la competizione tra la religione della tecnologia e le religioni tradizionali. Ma la Capitale divora tutto, anche il suo immaginario

"Ti disturba la mia cattiva stampa?” “Se mi fossi lasciato intimidire dalla cattiva stampa non avrei fatto nulla nella vita” . E’ il 25 gennaio 2015 quando Peter Thiel risponde a una mail di Jeffrey Epstein definendo il proprio approccio contrarian non solo come uno stile, ma come il filtro essenziale per interpretare (e sfidare) la realtà circostante. Non c’è critica che tenga quando la rotta è segnata e bisogna andare avanti. Thiel intratterrà negli anni un profondo rapporto con Epstein, tanto è vero che nei file resi pubblici dal Dipartimento di giustizia statunitense si possono contare oltre 2000 citazioni. L’interesse attuale per Thiel non è però dato tanto dalla sua capacità imprenditoriale o dalla sua influenza politica. L’imprenditore statunitense emerge come una delle figure centrali della galassia della Destra americana contemporanea che Andrea Venanzoni ha recentemente analizzato in un suo volume pubblicato per Historica di Giubilei Regnani.

Thiel, come scrive Venanzoni, è il prodotto di una particolare dieta intellettuale dove si fondono “pensieri apocalittici, senza dubbio, nella grandezza di un politico ricondotto nell’alveo del tecnologico e, straussianamente parlando, di un linguaggio esoterico a disposizione di pochi”. Questa sua fissazione per l’Anticristo lo porta a girovagare per gli Stati Uniti e per altri paesi del mondo con il fine di tenere un ciclo di conferenze che appare ben rodato e che desta sorpresa e interesse negli addetti ai lavori e nei commentatori. Perché Peter Thiel si interessa dell’Anticristo invece di pensare ai suoi affari? Forse qui è possibile farsi aiutare dal suo mentore, René Girard, e dalla teoria del desiderio mimetico: “La natura ama nascondersi. Peter Thiel no. Preferisce esporsi e vantarsi (...) Thiel non resiste mai all’autocelebrazione intellettuale. E’ chiaramente il suo desiderio mimetico” ha sottolineato Alessandro Aresu. Quale argomento può servire la vanità intellettuale meglio della venuta dell’Anticristo e della fine del mondo? Thiel abbraccia la sfida accettando anche il rischio di poter “sconfinare in una caricatura”. Nell’approccio escatologico di Thiel, una delle preoccupazioni più grandi è quella della stagnazione tecnologica. Questa non è da intendersi solo come problema economico, ma come vero e proprio peccato e segnale escatologico. La regolamentazione eccessiva che blocca la capacità di innovazione è così una minaccia più grande rispetto all’eventuale innovazione incontrollata. Dai precedenti cicli di seminari tenuti da Thiel emerge come la nozione di Anticristo che innerva le sue lezioni sia quella che nella letteratura teologica del conservatorismo religioso, soprattutto di marca evangelicale, è presente da molti anni e ha caratterizzato tutta la critica all’internazionalismo liberale e alla creazione degli strumenti di governance multilaterale. In questo caso non vi è davvero nessuna innovazione da parte di Thiel.

                      

Nella sua lettura l’Anticristo (un eventuale governo globale) si presenta con un volto umanitario, “più cristiano di Cristo stesso”, centralizzando il potere coercitivo di decisione pubblica. L’Anticristo mostra un volto quasi religiosamente compassionevole, pare assumere e fare suoi i valori religiosi ma solo al fine di svuotarli del loro valore trascendente con l’obiettivo di soggiogare le nazioni ed eliminare la libertà individuale. Le istituzioni internazionali e la burocrazia globale sono la vera Meretrice di Babilonia dell’Apocalisse di Giovanni che con fare diabolico seducono il mondo prospettando un’utopia secolare globale. Eì nella prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (5:3) l’architrave di tale concezione: “Quando diranno ‘pace e sicurezza’, allora una rovina improvvisa li colpirà”. L’ambientalismo apocalittico, la proliferazione nucleare, il “rischio esistenziale” delle tecnologie dell’intelligenza artificiale sono frutto dell’unico paradigma concettuale che consente all’Anticristo di prosperare e di bloccare qualsiasi innovazione in nome della sicurezza e della creazione di un’emergenza permanente. Il governo mondiale dell’Anticristo dice di voler salvare il mondo, ma così facendo ne provoca invece la caduta e la vera apocalisse fisica e spirituale. Nella visione di Thiel scendono allora in campo le forze del disordine: Greta Thunberg diviene una “legionaria dell’Anticristo”.

Lo stesso Bill Gates, con la sua ossessione per la salute globale, diviene un grimaldello utile all’Anticristo globale che vuole soggiogare i popoli. Figure come Greta Thunberg e Bill Gates appaiono particolarmente rivelatrici per Thiel perché non si presentano con lo sguardo torvo della cattiveria, ma riescono a essere ancora più pericolose proprio perché le loro intenzioni sembrano nascere con le migliori intenzioni e producono una narrazione che appare caritatevole e moralmente irreprensibile. Non può essere altrimenti: fermare le forze dell’economia per “salvare il pianeta” dall’eventuale catastrofe ambientale non può che essere lo stratagemma individuato dall’Anticristo per far avanzare la sottomissione e la coercizione globale. La rilettura della critica teologica conservatrice dell’internazionalismo liberale appare dunque essere non un’innovazione di Thiel, ma una mera cosmesi di un discorso profondamente radicato nell’immaginario religioso statunitense secondo cui la creazione delle organizzazioni internazionali non sarebbe altro che il risultato di un piano satanico messo in atto al fine di allontanare i fedeli dal piano di salvezza di Cristo.

La stessa Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948 fu interpretata come il risultato del sincretismo di paganesimo e cristianesimo. In quegli anni lo stesso Franklin Delano Roosevelt fu accostato alla figura dell’Anticristo. Si fondevano in lui l’attivismo internazionalista e la sottolineatura del ruolo della mano pubblica nell’economia: due chiari segni dei tempi che annunciavano la venuta dell’Anticristo. E cosa succede se sul Soglio di Pietro arriva un Pastore statunitense che prende il nome di Leone XIV quando Leone XIII, con le lettera enciclica Testem Benevolentiae del 1889, aveva messo in guardia rispetto alla diffusione di posizioni ritenute pericolose che emergevano proprio nel dibattito statunitense? Era la condanna dell’“americanismo” che oggi potrebbe riproporsi con il profilo radicalmente mutato del tecno-cristianesimo nazionalista con profonde implicazioni per la l’universalismo della missione della Chiesa Cattolica e la sua stessa autorità spirituale. La dimensione prettamente statunitense della produzione di queste idee appare particolarmente significativa essendo gli Stati Uniti un laboratorio imprescindibile di fusionismo tecnologico e religioso in cui si alternano diversi livelli di competizione politica e teologica: non solo il sacro e il secolare, ma la competizione infra-religiosa tra fazioni con idee teologiche profondamente diverse che stanno ristrutturando dall’interno i gruppi religiosi provocando anche scismi fra chiese cristiane a livello globale. E se il vicario di Cristo, con passaporto statunitense, si è messo in testa che oggi c’è bisogno di affrontare una nuova rivoluzione quella dell’intelligenza artificiale che comporta “nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”? Le buone intenzioni, la narrazione caritatevole e moralmente irreprensibile. E se l’Anticristo si fosse installato sul Soglio pontificio minacciando le sorti dell’umanità? Come è possibile arginare l’Anticristo e consentire alla modernità di rimettersi in cammino?

Allora la calata su Roma non può che essere una sfida aperta che mette in moto la competizione tra la religione della tecnologia e le religioni tradizionali. Questa sfida deve essere apparsa in maniera nitida già da tempo a chi Oltretevere ha cominciato a ragionare sulle sfide del futuro non solo dal punto di vista tecnologico ma anche, e soprattutto da quello religioso. Nei paragrafi finali della Nota del Dicastero per la Dottrina della Fede e del Dicastero per la Cultura e l’educazione dal titolo “Antiqua et Nova-Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana” del gennaio 2025 si scrive infatti che “Tuttavia, la presunzione di sostituire Dio con un’opera delle proprie mani è idolatria, dalla quale la Sacra Scrittura mette in guardia”. L’intelligenza artificiale e la tecnologia non possono sostituirsi a Dio: “Non può avere molte delle capacità che sono specifiche della vita umana, ed è anche fallibile. Per cui, ricercando in essa un ‘Altro’ più grande con cui condividere la propria esistenza e responsabilità, l’umanità rischia di creare un sostituto di Dio. In definitiva, non è l’AI a essere divinizzata e adorata, ma l’essere umano, per diventare, in questo modo, schiavo della propria stessa opera”. Una schiavitù che si ripropone nella tentazione transumanista e postumanista che la Commissione teologica internazionale ha affrontato nel recente doumento Quo vadis, humanitas?. Per Peter Thiel però il potere che frena, l’arrivo della fine dei tempi, il Katéchon, non è più rinvenibile nelle istituzioni religiose, ma si è re-incarnato nelle aziende tecnologiche. A queste è demandato il compito di frenare l’avanzata dell’Anticristo. A queste è demandata la ricerca della “fine della morte” che la società occidentale, nella sua lettura, non può accettare perché la morte è solo un bug da risolvere per far incrementare valore e conoscenza. La vita terrena non è quindi un mero “pellegrinaggio”, ma la ricerca di un’immortalità tecnologicamente supportata che può quindi arrivare a escludere il bisogno di Dio.

Così facendo Thiel crea una teologia alternativa utile all’egemonia del “paradigma tecnocratico” che già Papa Francesco aveva criticato in Laudato Si. Un modello di sviluppo che, lungi dall’essere innovativo, può trasformarsi in patologia spirituale e politica. Roma però non si lascia incantare dall’Anticristo e a Peter Thiel nessuno ha ricordato l’avvertimento che Piotta nascose nella ben nota canzone: “Santa e dissoluta Roma ama e non perdona. Roma te divora come ‘n barracuda. Roma nuda, nuda, nuda”. E così, ancora prima di iniziare, l’immaginario dell’avventura apocalittica del povero Peter è finito sequestrato tra improbabili imprenditori politici generaleschi, sedi che appaiono e scompaiono e la richiesta di avere i biglietti per l’evento mondano del momento. Perché Roma divora tutto, anche la paura dell’Anticristo che arriva dalla Silicon Valley. Quo vadis, Peter Thiel?

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