Foto Epa, via Ansa
editoriali
Keir Starmer stretto tra l'errore su Mandelson e la ragionevolezza sulla crisi iraniana
In un momento internazionale così fragile, il vero interrogativo non riguarda il passato dell'ex ambasciatore, ma il presente del premier e la qualità delle scelte che guidano il suo governo
Mentre le gare di purezza procedono all’infinito, sotto il cielo britannico la domanda vera è una e riguarda la capacità di giudizio del premier, Keir Starmer: sapeva che nominare Peter Mandelson comportava un “rischio reputazionale generico” e, stando ai primi documenti pubblicati ieri dal governo, l’ex ambasciatore non gli avrebbe neppure mentito sui rapporti con Epstein ai tempi della nomina a Washington. E allora come è venuto in mente, al premier, di “accelerare in modo sospetto” la nomina di un personaggio tanto compromesso? L’ex capo di gabinetto Morgan McSweeney era stato avvertito dal capo della sicurezza nazionale Jonathan Powell, figlio della stessa stagione politica di Mandelson – uno capacissimo di finire in uno scandalo anche senza Epstein – ora tutti i colpi sono per Starmer stesso, non ci sono più linee di difesa. Tutto quello che verrà fuori dai prossimi files, considerando che alcuni sono secretati per via delle indagini di polizia che hanno già portato al fermo e al rilascio di Mandelson, andrà a toccare direttamente il premier.
Per ora dalle 147 pagine di documenti di ieri sono usciti fuori pochi elementi scandalistici e molti interrogativi politici e procedurali. Il più gustoso è che Mandelson, mai pago, ha chiesto 547 mila sterline di buonuscita dopo essere stato allontanato dal suo sontuoso posto di feluca, ottenendone appena 75, comunque troppe secondo il pubblico eccitato da questa stagione forcaiola. Il più problematico è che il premier, che proprio ieri ha dato una bella prova al question time a Westminster, è facile da manovrare. Con la crisi internazionale in corso, Starmer ha delle qualità di galleggiamento evidenti, priorità chiare nella difesa degli asset occidentali e una certa ragionevolezza nel gestire rapporti internazionali caotici, ma cosa fare con un politico che si fa consigliare così male, che ignora l’evidenza?