Israele ride di tutti

Da Mojtaba a Trump, la satira di Eretz Nehederet spiega la guerra meglio di un tg

Micol Flammini

I comici della trasmissione dal 7 ottobre stanno mostrando il senso di Israele per la comicità in tempo di tragedia, di guerra, di pace e di scontri politici. L'ultimo sketch su come è nato il nome dell'operazione "Furia epica"

Tre uomini con aba (veste), qaba (tunica) e turbante si intrattengono in un gioco simile alla morra cinese. Perde chi, anziché mostrare il dorso dove i tre ostentano un bell’anello dalle grandi pietre, mostra il palmo. Solo uno compie l’errore, e gli altri due, dandogli una pacca sulla spalla se ne vanno dicendogli che tocca a lui. Il terzo rimane inebetito, capace di balbettare soltanto: “Cosa?”. Lui è Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema che nessuno ha visto e anche nel caso di questa scena, non si tratta del figlio di Khamenei in persona chiamato a prendere il posto del padre, ma di uno dei comici della trasmissione israeliana Eretz Nehederet, che dal 7 ottobre stanno mostrando il senso di Israele per la comicità in tempo di tragedia, di guerra, di pace e di scontri politici.

 

   

 

I personaggi variano, ci sono stati i miliziani di Hamas, c’è sempre Benjamin Netanyahu, c’è stato Joe Biden e ora c’è Donald Trump. In uno degli ultimi sketch, il presidente americano si agita con il suo segretario del Pentagono Pete Hegseth per dire che a loro il nome israeliano dell’operazione Ruggito del leone non piace, “non siamo mica dei piccoli Simba”. Serve qualcosa di più forte. E così  fra i boom, gli yeah, i cappellini, le facce minacciose, i due gridano il nome “Furia epica”. Sottotitolo: “La vendetta di Trump”.  Sono pronte le puntate successive, ognuna con il suo cartellone con presidente e segretario del Pentagono come attori principali: “Furia epica 2, caos globale”; “Furia epica 3 (contro gli alieni), la tempesta di fuoco galattica”. Tutto nello spirito di “America fuck yeah!”. 

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)