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Ammenda strategica
Von der Leyen ammette l'errore del passato e si converte al nucleare civile. La prima mossa
La presidente della Commisione ha annunciato la sua conversione a favore dell’atomo, nella forma di una prima strategia per sostenere i piccoli reattori modulabili. L’obiettivo è fare in modo che la loro diffusione e il loro funzionamento in Europa avvengano già all’inizio del prossimo decennio
Bruxelles. Quindici anni dopo Fukushima e la decisione di Angela Merkel di abbandonare il nucleare, ieri Ursula von der Leyen ha fatto un mea culpa e ha annunciato la sua conversione a favore dell’atomo, nella forma della prima strategia della Commissione per sostenere i piccoli reattori modulabili. Se la storia delle rinnovabili è stata un successo per l’Unione europea, quella del nucleare “purtroppo è diversa”, ha detto von der Leyen in un discorso a un summit sul nucleare a Parigi organizzato da Emmanuel Macron. “Mentre nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi si avvicina solo al 15 per cento. Questa riduzione della quota di nucleare è stata una scelta: credo sia stato un errore strategico per l’Europa voltare le spalle a una fonte affidabile e conveniente di energia a basse emissioni”, ha detto von der Leyen, annunciando una serie di iniziative per sostenere il nucleare.
Il nucleare “è cruciale per conciliare l’indipendenza e quindi la sovranità energetica, la decarbonizzazione”, ma anche “per la competitività e di conseguenza la creazione di posti di lavoro nelle nostre economie”, ha detto ieri Emmanuel Macron. Il presidente francese non deve farsi convincere. Il suo paese è la principale potenza nucleare civile dell’Ue. La Russia ha usato la dipendenza dal gas dell’Europa come arma nella sua guerra contro l’Ucraina. La risposta dell’Iran alla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele ha provocato una nuova impennata dei prezzi di petrolio e gas. La dipendenza dagli idrocarburi può “diventare uno strumento di pressione o di destabilizzazione”, ha ricordato Macron. Il presidente francese vuole regole europee affinché “banche e assicurazioni investano di più nel nucleare”. Macron sogna anche un Airbus del nucleare. “Abbiamo bisogno di un grande progetto di comune interesse europeo per l’energia nucleare”, ha detto il presidente francese.
Dopo aver riconosciuto l’errore strategico della Germania, von der Leyen ha messo il nucleare al cuore del Green deal al fianco delle rinnovabili. “Le energie rinnovabili producono gli elettroni a minor costo, ma sono volatili, dipendono dal sole e dal vento, e a volte i siti migliori sono lontani dai centri di domanda industriale”, ha spiegato la presidente della Commissione. Per contro, “l’energia nucleare è affidabile e fornisce elettricità tutto l’anno, 24 ore su 24”. Per von der Leyen, il nucleare è diventata anche una priorità sul piano dell’innovazione e della competitività. L’Europa che “è stata pioniera nella tecnologia nucleare” può “tornare a essere leader mondiale in questo campo. I reattori nucleari di nuova generazione potrebbero diventare un prodotto europeo di alta tecnologia e di esportazione ad alto valore”. Per dare concretezza al discorso di von der Leyen, la Commissione ieri ha presentato la sua strategia per i piccoli reattori modulabili.
Per comprendere la portata della conversione di Ursula von der Leyen è necessario risalire al 2011, quando era ministra degli Affari sociali in Germania, nel momento in cui dopo Fukushima Angela Merkel annunciò improvvisamente la Atomausstieg, il processo accelerato di dismissione del nucleare, che ha portato alla chiusura effettiva delle centrali in Germania il 15 aprile del 2023. Quella scelta, così come l’opposizione al nucleare di paesi come l’Austria, ha condizionato la politica della Commissione e dell’Ue per tutti gli anni successivi. Quando von der Leyen è arrivata alla testa della Commissione nel 2019 ha impostato il suo Green deal sulla base delle scelte di mix energetico della Germania di Merkel: il gas doveva essere la principale fonte energetica di transizione di sostegno alle rinnovabili. La Francia ha dovuto faticare per convincere von der Leyen a inserire il nucleare in provvedimenti come la tassonomia, che devono incentivare gli investimenti privati nelle energie pulite.
Solo all’inizio del suo secondo mandato von der Leyen ha cominciato a mostrarsi più aperta al nucleare, accettando di sostituire la parola “green” con la parola “clean”. E’ stato l’arrivo di Friedrich Merz alla cancelleria a completare la conversione di von der Leyen a favore del nucleare. Ieri Merz ha ribadito che, nonostante le sue convinzioni personali, la decisione della Germania di abbandonare il nucleare “è irreversibile. Mi rammarico, ma è così”. Tuttavia, oltre ai 12 paesi che hanno ancora il nucleare tradizionale, un gruppo sempre più consistente di stati membri ha espresso interesse per i piccoli reattori modulabili. E’ a loro che si rivolge la strategia presentata dalla Commissione. L’obiettivo è fare in modo che la diffusione e il funzionamento dei primi piccoli reattori modulari in Europa avvengano già all’inizio degli anni 2030. E’ previsto un finanziamento di 200 milioni di euro dal fondo InvestEU fino al 2028 per sostenere la diffusione delle unità commerciali iniziali di tecnologie innovative all’interno dell’Ue. La Commissione intende anche facilitare la cooperazione tra gli stati membri per fissare gli standard e la regolamentazione, nonché la collaborazione tra le imprese europee per accelerare lo sviluppo e la commercializzazione. I piccoli reattori modulari sono divisi in tre categorie (ad acqua leggera, reattori modulari avanzati di quarta generazione e i microreattori che producono meno di 10 megawatt di elettricità). Più piccoli dei reattori tradizionali, possono essere costruiti rapidamente in una fabbrica e trasportati con facilità e flessibilità. Almeno sulla carta. Per il momento nessun piccolo reattore modulare è stato sviluppato in Europa.