la guerra sull'atlante
La guerra dell'Iran all'energia. Una mappa delle infrastrutture colpite e chiuse nel Golfo
L'Abu Dhabi National Oil Company (Anoc) ha chiuso la sua raffineria di Ruwais, QatarEnergy a Ras Laffan ha sospeso la sua produzione di Gnl e di altri prodotti, Bapco Energies in Bahrein ha dichiarato lo stato di forza maggiore per le sue spedizioni di petrolio. Cosa Teheran ha preso di mira dal 28 febbraio
Preparatevi a vedere il prezzo del petrolio salire a 200 dollari al barile, "perché dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato", ha detto Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran. Prima di minacciare di colpire "qualsiasi nave appartenga agli Stati Uniti, a Israele o trasporti petrolio di loro proprietà nello Stretto di Hormuz" negli scorsi giorni l'Iran ha ripetutamente colpito con droni e missili le infrastrutture energetiche nei paesi del Golfo, con attacchi mirati a generare un danno economico globale. L'ultimo attacco con droni è ai serbatoi di carburante nel porto di Salalah, in Oman. Ecco tutte le infrastrutture colpite dal 28 febbraio scorso, giorno dell'inizio dell'operazione lanciata da Stati Uniti e Israele sul territorio iraniano.
Oman
Porto di Salalah
Sui social è stato pubblicato un video dell'esplosione dei serbatoi di carburante nel porto di Salalah, in Oman, una fonte della sicurezza ha detto ai media omaniti che diversi droni sono stati abbattuti, mentre altri hanno colpito il porto. Dopo l'attacco, le operazioni portuali sono state sospese fino a nuovo avviso. Il sultano dell'Oman Haitham bin Tariq al Said ha chiamato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e ha condannato le continue aggressioni contro l'Oman. Anche il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) ha attaccato l'Iran per l'attacco.
Emirati Arabi Uniti
Raffineria di Ruwais
Il 10 marzo il colosso petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, l'Abu Dhabi National Oil Company (Anoc), ha chiuso la sua raffineria di Ruwais in seguito a un incendio causato dall'attacco di un drone iraniano. Lo stabilimento è in grado di raffinare fino a 922 mila barili di petrolio al giorno. Il ministero della Difesa emiratino ha fatto sapere di aver rilevato “nove missili balistici, di cui otto sono stati distrutti, mentre uno è caduto in mare. Sono stati rilevati anche 35 droni, di cui 26 intercettati, mentre nove sono caduti all'interno del territorio nazionale". Abu Dhabi aggiunto che dall’inizio degli attacchi sono stati identificati in tutto “262 missili balistici”, di cui “241 sono stati distrutti, 19 sono caduti in mare e due hanno colpito il territorio nazionale”.
Terminal petroliferi di Fujairah e Mussafah
Il 2 marzo era scoppiato un incendio sempre a causa di un drone nell'impianto Mussafah Fuel Terminal, a sud-ovest di Abu Dhabi, poi il giorno dopo i detriti causati da un'intercettazione era successa la stessa cosa al terminal petrolifero di Fujairah, lungo la costa orientale. Quest'ultimo è importante perché consente ad Abu Dhabi di esportare una quota significativa del suo petrolio senza farlo passare attraverso lo Stretto di Hormuz.
Arabia Saudita
Raffineria di petrolio di Ras Tanura
Il 2 marzo, in Arabia Saudita, era stata attaccata con droni la raffineria di Ras Tanura, di proprietà della Saudi Aramco, la più grande azienda energetica del mondo per riserve di greggio e con una produzione giornaliera che arriva a 7 milioni di barili. L'azienda controlla il 12 per cento della produzione mondiale di petrolio. I funzionari della difesa saudita hanno segnalato un secondo tentativo di attacco di un drone alla struttura, ma è stato intercettato con successo senza che siano stati segnalati danni o interruzioni alle operazioni.
Qatar
Terminal di gas naturale liquefatto (Gnl) di Ras Laffan
La scorsa settimana, il ministro della Difesa del Qatar ha riferito che un attacco di droni iraniani avevano preso di mira un impianto energetico a Ras Laffan di proprietà di QatarEnergy, il più grande impiando di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) al mondo. QatarEnergy ha sospeso la produzione di Gnl e di altri prodotti nei siti interessati. Gli 81 milioni di tonnellate di GNL esportati da QatarEnergy sono destinati principalmente ai mercati asiatici, tra cui Cina, Giappone, India, Corea del sud, Pakistan e altri paesi della regione. L'interruzione della produzione ha fatto salire i prezzi globali del gas ai massimi degli ultimi tre anni.
Città industriale di Mesaieed
Il 2 marzo un secondo drone ha preso di mira un serbatoio d'acqua appartenente a una centrale elettrica a Mesaieed. Il 4 marzo il Qatar ha interrotto completamente la produzione di Gnl. Secondo fonti sentite da Reuters, QatarEnergy non sarà in grado di tornare ai normali livelli di produzione ed esportazione per almeno un mese.
Bahrein
Bapco Energies, Ma'ameer
Il 9 marzo la compagnia energetica statale del Bahrein ha dichiarato lo stato di forza maggiore per le sue spedizioni di petrolio dopo che un attacco iraniano ha incendiato l’impianto di Ma'ameer. L’azienda ha precisato di poter continuare a soddisfare la domanda interna, ma la sua capacità di raffinazione (che raggiungeva i 380 mila barili al giorno) è stata indebolita. Bapco è un importante esportatore di carburanti, tra cui diesel, carburante per aerei e nafta, verso i paesi del medio oriente e dell'Asia.
Iraq
Come ha raccontato Shelly Kittleson su questo giornale, alcuni siti petroliferi strategici dell’Iraq sono stati presi di mira dalle milizie sostenute dall’Iran, che sembrano aver l’intenzione di concentrarsi su interessi e personale stranieri. Allo stesso tempo stanno arrecando danni anche alle infrastrutture irachene, trascinando così Baghdad nel conflitto, nonostante il governo dell’Iraq abbia dichiarato di volerne rimanere fuori. Martedì l'Iraq ha sospeso la produzione di 1,5 milioni di barili al giorno nei giacimenti chiave di Rumaila e West Qurna a causa della riduzione delle scorte.