Il presidente siriano Ahmed al Sharaa (foto Getty)

vecchi fantasmi

L'Iran e Hezbollah soffiano sull'odio identitario anche in Siria. Il rischio di un allargamento del conflitto

Luca Gambardella

Si spara al confine con tra Libano e Siria, dove la guerra di ieri e quella di oggi sono legate da un filo rosso. Al Sharaa e la solidarietà al presidente libanese Aoun per esautorare il Partito di Dio

Ahmed al Sharaa ha tanti nemici. Ma se con alcuni – i russi, per esempio – non si ritrae dal dialogo, con altri è meno conciliante. Tra questi ci sono l’Iran e Hezbollah. Se l’odio che al Sharaa e molti siriani nutrono nei confronti del Partito di Dio fosse identificabile con un luogo, sarebbe una cittadina a qualche decina di chilometri a est di Homs. Ad al Qusayr, le macerie sono tuttora il monito della devastazione portata in Siria dagli scontri settari ed è qui che, nel 2013, per la prima volta iraniani e Hezbollah entrarono in guerra in soccorso ad Assad. Al Qusayr fu distrutta, i residenti messi in fuga e sostituiti dai sodali dei miliziani sciiti, che per 11 anni la resero uno snodo chiave per i loro traffici. “La via per Gerusalemme passa da Damasco”, fu lo slogan di Hassan Nasrallah per giustificare il coinvolgimento di Hezbollah nella guerra siriana. E oggi, come allora, la guerra in Iran torna ad agitare spettri antichi.

  

  

Qualche giorno fa, al valico di frontiera di Jussiyah, fra il Libano e la Siria, un autobus è stato assaltato dai siriani di al Qusayr perché temevano fosse pieno di libanesi in fuga dai bombardamenti israeliani. Il mezzo in realtà riportava a casa siriani ed ex residenti della cittadina, ma l’episodio, immortalato con un video diventato virale, è l’emblema di un odio identitario che oggi Hezbollah e l’Iran hanno gioco facile nel tenere vivo. La guerra di ieri e quella di oggi, seppure combattuta a migliaia di chilometri di distanza, sembrano due capitoli diversi della stessa storia.

  

Oggi, al Sharaa ha dimostrato ancora una volta che gli americani possono contare su di lui. In questi giorni non si è limitato a tenere aperti i cieli siriani per facilitare i bombardamenti contro l’Iran: “Siamo al fianco del presidente libanese Joseph Aoun nel disarmare Hezbollah”, ha detto pubblicamente. “Abbiamo rafforzato le nostre forze difensive lungo il confine come misura precauzionale per evitare che le ripercussioni del conflitto si riversino sul territorio siriano e per combattere le organizzazioni transfrontaliere e impedire loro di utilizzare il suolo siriano”, ha aggiunto. Poche ore dopo, Hezbollah ha risposto sparando colpi di artiglieria contro Serghaya, un paese di frontiera a ovest di Damasco. Sembra che le milizie libanesi abbiano inviato rinforzi e ora i confini fra i due paesi rischiano di diventare un fronte caldo nel quadro della guerra dell’Iran e dei suoi proxy nella regione. Oggi, Aoun e al Sharaa si sono sentiti di nuovo al telefono per coordinarsi e prevenire che la situazione degeneri. “Non tollereremo alcuna aggressione diretta contro il territorio siriano”, hanno assicurato ieri fonti militari all’agenzia di stampa nazionale Sana.

 

   

Al cuore delle preoccupazioni di Damasco c’è il controllo delle vie d’accesso verso la valle della Beqa’, che si estende tra la Siria e il Libano e che resta zona prediletta per traffici illeciti. Traffici di armi, dirette ai guerriglieri di Hezbollah, ma anche di uomini, in particolare lealisti di Assad che da oltre un anno cercano  rifugio in Libano per riorganizzarsi unendosi al Partito di Dio. Da quando le forze di al Sharaa hanno preso il controllo della Siria, la loro capacità di mantenere sotto controllo i posti di frontiera e i valichi aperti abusivamente dai trafficanti è migliorata notevolmente. Ma in tempi di guerra, come quelli che si vivono in queste settimane, il timore è più grande: quello di uno scontro su larga scala tra le forze di Damasco e Hezbollah, uno scontro che riporterebbe il paese indietro di oltre un anno, quando i combattenti filoiraniani erano la colonna portante della tenuta del regime assadista in Siria. Quell’odio covato in tutti questi anni dai siriani costretti alla fuga da Hezbollah e appena tornati nelle proprie terre rischia di essere svegliato nuovamente, come dimostrano episodi come quello del bus assaltato al confine con il Libano. Voci non confermate dicono persino che al Sharaa starebbe pensando di intervenire con un ruolo attivo nella guerra, sconfinando nel nord del Libano e colpendo Hezbollah. Le stesse voci dicono però che a quel punto l’escalation raggiungerebbe livelli incontrollabili, con il probabile inserimento delle milizie filoiraniane dell’Iraq e l’avanzata degli israeliani nel sud del Libano con un allargamento del conflitto. Sarebbe uno scenario dagli esiti impronosticabili e seguirebbe esattamente la stessa logica che i pasdaran stanno perseguendo con i loro attacchi diretti contro i paesi limitrofi: quella del caos. Per ora la Siria ne è stata colpita solo marginalmente, ma la guerra potrebbe essere lunga.

   

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.