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Editoriali

I consiglieri di Trump puntano a un conflitto breve. La propaganda iraniana si è attivata

Redazione

Washington promette la sconfitta totale dell’Iran, ma tra i consiglieri di Trump cresce l’ansia per una guerra lunga e per l’aumento dei prezzi dell’energia. La comunicazione resta “volatile”, come il fronte militare

  

L’Iran “sta perdendo malamente”, ha detto il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, in una conferenza stampa assieme al capo di stato maggiore, il generale Dan Caine, “non cederemo finché il nemico non sarà sconfitto in modo totale e definitivo, ma lo faremo secondo i nostri tempi e in base alla nostra scelta”, ha specificato il ministro, annunciando una giornata di attacchi intensi e infilandosi anche lui in quel giro di parole di cui è maestro il suo presidente Donald Trump, il quale, la sera precedente, aveva detto che ha ragione Hegseth quando dice che siamo solo all’inizio ma anche che la guerra è “molto completa” – “valgono entrambe le cose”.

 

È facile immaginare il panico tra i consiglieri elettorali di Trump – si vota a novembre per le elezioni di metà mandato – e oggi il Wall Street Journal raccontava le pressioni interne per evitare che la guerra si prolunghi troppo: al momento il sostegno c’è, ma come dice il consigliere economico Stephen Moore, “quando il prezzo del gas e del petrolio aumenta, aumenta anche tutto il resto. Dato che l’affordability, l’accessibilità economica, era già un problema, questo porta complicazioni reali”. “Volatilità” è il termine che si sente ripetere di più: è volatile la comunicazione di Trump, che minimizza i rischi e cambia versione sui tempi dell’operazione a ogni dichiarazione pubblica (di strategia e obiettivi non parla mai); è volatile la situazione dei prezzi delle risorse energetiche; è volatile l’andamento militare della guerra. I trumpiani fanno scudo al loro presidente, ma gli iraniani sanno – Russia docet – che se riescono a convincere gli americani che questa guerra non gli conviene, Trump avrà fretta di porvi fine. La campagna di disinformazione più visibile degli account pro regime tocca il nervo scoperto degli elettori trumpiani. Come ha raccontato il Washington Post circolano molto i post che dicono: Trump ha attaccato l’Iran per farvi dimenticare di Epstein.

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