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In Germania

A Merz, stretto tra le elezioni regionali, serve che la guerra duri poco

Daniel Mosseri

Dopo la sconfitta in Baden-Württemberg, la Cdu è attesa tra due settimane a Magonza, capitale della Renania-Palatinato, un Land più piccolo, ma non meno produttivo. Intanto la crisi mediorientale ha fatto crescere i prezzi dei carburanti sui mercati mondiali, mettendo a dura prova la fede atlantica del cancelliere

Berlino. A Stoccarda è andata male ma desso la Cdu deve ripartire da Magonza. C’è frustrazione in casa cristianodemocratica per l’esito delle regionali in Baden-Württemberg. Da una parte perché la Cdu è arrivata seconda per un’incollatura salendo al 29,7 per cento dei consensi rispetto al 24,1 del 2021. I Verdi, che al contrario hanno perso 2,4 punti, sono invece arrivati primi con il 30,2 per cento dei voti. Beffa delle beffe, al Parlamento di Stoccarda il partito di Manuel Hagel (Cdu) e quello del vincitore Cem Özdemir avranno lo stesso numero di seggi: 56. Terza è l’AfD con 35, ma partiva da 17, e fanalino di coda sono i socialdemocratici con dieci, destinati all’irrilevanza politica. Ma la Cdu non è frustrata solo per avere perso, benché di misura, la poltrona del governatore. Quello che brucia di più è che l’elezione in Baden-Württemberg è stata la prima di una lunga serie dell’anno elettorale 2026.

 

La prima, e quella che fino a domenica sera il partito del cancelliere Friedrich Merz considerava la più facile. Si riparte dunque fra due domeniche da Magonza, capitale della Renania-Palatinato, un Land più piccolo del Baden-Württemberg (quattro milioni di abitanti contro undici) ma non per questo meno produttivo. Qui ha sede il colosso chimico Basf come pure la farmaceutica Boehringer Ingelheim, qua si producono veicoli commerciali, si fa molta ingegneria meccanica ma anche viticoltura di pregio. E, purtroppo per la Cdu, è anche governato ormai dal 1991 dalla Spd. Come già successo domenica scorsa a Stoccarda, i sondaggi indicano una corsa all’ultimo voto fra il navigato capogruppo della Cdu a Magonza, Gordon Schnieder e il governatore uscente, il socialdemocratico Alexander Schweitzer che cerca di attribuire la crisi economica e l’affanno delle pmi alla politica economica della Cdu – politica che, curiosamente, a Berlino è dettata in gran parte anche dalla Spd del vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil.

 

Merz però ha un problema più grande della semplice gara elettorale e cioè la stabilità del proprio governo. Se Alexander Schweitzer confermerà la supremazia della Spd a Magonza, la Cdu potrebbe cominciare a dubitare della capacità del cancelliere di guidare il partito. Ma se la Cdu dovesse vincere, riconquistando quel Land da cui cominciò la sua carriera nel 1969 l’allora 39enne Helmut Kohl, il contraccolpo potrebbe essere fatale per una Spd uscita dalle elezioni di domenica scorsa con le ossa rotte. E non è escluso che potrebbe spingere il partito in una crisi esistenziale con ripercussioni anche sul governo federale.

 

Una ragione di più per Merz per tenersi lontano dalla politica regionale e concentrarsi su quella nazionale, ovvero sulla ripresa dell’economia. La chiave del successo del cancelliere passa sempre di più dalla crescita del pil e dell’occupazione; obiettivi oggi legati a doppio filo alle relazioni internazionali, con gli Stati Uniti in particolare. Forte di buoni rapporti personali con il presidente americano Donald Trump, Merz ha interesse a disinnescare una volta per tutte la minaccia dei dazi. Ma mentre ha iniziato a lavorare in quella direzione, la guerra israelo-americana all’Iran con il tentativo di Teheran di strangolare lo Stretto di Hormuz ha fatto crescere i prezzi dei carburanti sui mercati mondiali, mettendo a dura prova la fede atlantica del cancelliere. “Una continuazione prolungata di questa guerra non sarebbe nel nostro interesse”, ha avvertito Merz la settimana scorsa. Un crollo dell’Iran potrebbe causare conseguenze incontrollate, ha poi aggiunto, tra cui nuove ondate di rifugiati in Europa e minacce alle forniture di energia. Ma stretto fra Magonza e Stoccarda e con elezioni a settembre in altri tre Länder, fra cui due roccaforti orientali dell’AfD, oggi Merz ha bisogna che la guerra contro Teheran finisca al più presto.

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