la giornata

L'Iran sfida America e Israele scegliendo Mojtaba Khamenei come guida suprema

Nel golfo Persico i primi attacchi agli impianti di desalinizzazione dell'acqua. Droni e missili iraniani su Bahrain e Arabia Saudita

Giovanni Battistuzzi

Sarà il figlio dell'ayatollah Ali Khamenei a guidare la repubblica islamica. La sua prima decisione da guida suprema è stata dare il via a un'ondata di missili verso Israele. Putin ha riaffermato "incrollabile sostegno a Teheran"

 

I FATTI PRINCIPALI

L'Assemblea degli esperti iraniana ha scelto Mojtaba Khamenei come nuova guida suprema dell'Iran. Putin si è congratulato con il nuovo leader riaffermando "incrollabile sostegno a Teheran". L'Iran ha attaccato di nuovo Israele. Missili e droni anche su Bahrain e Arabia Saudita che ha dichiarato che l'Iran "sarebbe il più grande perdente" in caso di "un'escalation più ampia".

Secondo Axios ci sono stati i primi screzi tra israeliani e americani.

     


     

Il messaggio di Putin a Mojtaba Khamenei

Vladimir Putin si è ufficialmente congratulato con Mojtaba Khamenei per la sua nomina a nuovo leader supremo dell'Iran. Il presidente russo ha detto in un videomessaggio pubblicato sul sito web del Cremlino “riaffermare il nostro incrollabile sostegno a Teheran e la solidarietà con i nostri amici iraniani”, promettendo di "rimanere un partner affidabile". Ha poi aggiunto: "In un momento in cui l'Iran si trova ad affrontare un'aggressione armata, le vostre azioni in questa posizione elevata richiederanno senza dubbio grande coraggio e dedizione. Sono fiducioso che continuerete onorevolmente l'opera di vostro padre e unirete il popolo iraniano di fronte a questa dura prova".

   


   

Il G7 valuta il rilascio delle riserve strategiche di petrolio per contrastare l'aumento dei prezzi

Secondo il Financial Times, i leader del G7 sarebbero pronti a discutere il rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche di petrolio per frenare l’innalzamento dei prezzi, che hanno registrato oggi picchi di oltre 110 dollari a barile. Secondo il giornale, almeno tre paesi del gruppo - tra cui gli Stati Uniti - hanno già espresso sostegno alla proposta, pensata per contenere l'impennata dei prezzi dell'energia e le tensioni sulle forniture globali innescate dal conflitto in medio oriente. La riunione dei ministri delle Finanze del G7 è prevista per oggi alle 8:30 di New York (le 14:30 italiane). Un modus operandi già visto anche dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. È prevista inoltre la presenza dell’agenzia internazionale per l’Energia. L’aumento è collegato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, dove passa circa un quinto delle forniture energetiche mondiali via mare.

   


     

I primi attacchi agli impianti di desalinizzazione dell'acqua

Nel fine settimana, ci sono stati i primi attacchi agli impianti di desalinizzazione dell'acqua nel golfo Persico. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha denunciato un attacco statunitense a un impianto sull'isola di Qeshm. Il portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti, il capitano Tim Hawkins, ha negato il coinvolgimento dell'esercito americano sottolineando come né aerei né missili americani abbiano attaccato in quella zona. Fatto sta che il regime iraniano ha lanciato un drone verso il Bahrein che ha colpito un impianto di desalinizzazione. L'autorità idrica ed elettrica del regno ha affermato che, fortunatamente, non c'è stato "alcun impatto sulle forniture idriche o sulla capacità della rete idrica".

Come spiegava qui Enrico Cicchetti, nel golfo Persico cento milioni di persone nella regione dipendono da impianti di desalinizzazione, strutture facili da attaccare e difficili da difendere. Perché ancora non erano stati colpiti? Uno dei fattori, scriveva Cicchetti, era la "deterrenza reciproca. Anche le infrastrutture idriche iraniane sono vulnerabili e Israele e gli Stati Uniti lo sanno. L'Iran dipende da una rete di grandi dighe e invasi nell'entroterra per l'acqua potabile, l'irrigazione e una quota significativa della sua produzione elettrica. Colpire quelle dighe o le reti di distribuzione che alimentano Teheran, già al limite dopo sei anni di siccità e con le riserve degli invasi principali ridotte a un quinto della capacità, causerebbe una catastrofe umanitaria comparabile a quella che un attacco agli impianti del Golfo provocherebbe dall'altra parte Una distruzione mutua assicurata, idrica anziché nucleare: nessuno dei due fronti ha interesse ad aprire quel vaso di Pandora".

Qui potete leggere l'articolo completo

    


   

Gli Stati Uniti indispettiti dagli attacchi israeliani contro i depositi petroliferi iraniani

Axios riporta che ci sono stati i primi screzi tra Stati Uniti e Israele sulla strategia d'attacco all'Iran . L'Amministrazione Trump sarebbe irritata per gli attacchi israeliani di sabato contro 30 depositi di carburante. Gli americani temono che colpire le infrastrutture possa essere un boomerang. Secondo gli analisti statunitensi infatti c'è il rischio che una buona parte della popolazione iraniana si riavvicini al regime e che questi attacchi possano aumentare sensibilmente i prezzi del petrolio.

In una nota l'Idf ha sottolineato che i depositi di carburante "vengono utilizzati dal regime iraniano per fornire carburante a diversi consumatori, compresi i suoi organi militari". A Axios un funzionario militare israeliano ha detto che gli attacchi avevano in parte lo scopo di intimare all'Iran di smettere di colpire le infrastrutture civili israeliane. E che comunque i vertici dell'esercito americano era stato avvisato.

 


 

Missili su Bahrain, Qatar e Arabia Saudita

L'Iran ha attaccato il Bahrain con uno sciame di droni. Secondo il ministero della Salute del Regno, 32 persone sono rimaste ferite, di cui quattro in modo grave, nella zona di Sitra. Tra i feriti, tutti cittadini bahreiniti, ci sarebbero una ragazza di 17 anni, due bambini di 7 e 8 anni e un neonato di due mesi.

Anche il Qatar ha saputo di essere stato colpito da missili iraniani. Due cittadini sauditi sarebbero morti a nella regione di Kharj, in Arabia Saudita, a causa di un "proiettile militare" che è caduto sulla loro abitazione. Le autorità saudite non hanno inizialmente dato altre spiegazioni e non hanno voluto accusare l'Iran per l'attacco. La denuncia è arrivata nella tarda mattinata quando il ministero degli Esteri saudita ha affermato che il paese ha "pieno diritto di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare la propria sicurezza" in seguito all'"intercettazione di droni e missili balistici iraniani durante la notte". La dichiarazione non ha minacciato esplicitamente ulteriori azioni saudite contro l'Iran, ma ha affermato che l'Iran "sarebbe il più grande perdente" in caso di "un'escalation più ampia".

Prima dell'Arabia Saudita era stato il ministero degli Affari Esteri del Qatar ad aver descritto l'accaduto come un "attacco iraniano che ha preso di mira una struttura residenziale". E ha poi aggiunto che si tratta di "una grave violazione del diritto internazionale e una pericolosa escalation che minaccia la sicurezza e la stabilità della regione".

     


 

Mojtaba Khamenei è la nuova guida suprema dell'Iran

L'Assemblea degli esperti iraniana ha scelto la nuova guida suprema dell'Iran: sarà  Mojtaba Khamenei , il figlio dell'ayatollah Ali Khamenei, morto il 28 febbraio in un raid aereo . Una scelta di continuità con il passato che è una sfida a Stati Uniti e Israele che avevano chiesto alla Repubblica islamica un cambio di guida e definito "inaccettabile" l'eventuale scelta del figlio dell'ex dittatore. 

La popolazione iraniana che si oppone al regime ha appreso la notizia con preoccupazione: "Non c'è nemmeno la più remota possibilità di cambiamento all'interno del sistema. L'assemblea non poteva scegliere nessun altro che fosse così vicino all'ex leader. Quindi tutto rimane così com'è, non hanno nemmeno bisogno di cambiare i loro slogan per sostenere il nome", ha detto un uomo alla Bbc.

Mojtaba Khamenei è profondamente legato al Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica non ha mai ricoperto un ruolo formale all'interno del regime e non è mai diventato un alto esponente del clero, ma si è saputo muoversi nell'ombra e costruire un'immagine di uomo intransigente.

Qui Maurizio Stefanini ha raccontato chi è Mojtaba Khamenei

    

Domenica mattina Donald Trump aveva dichiarato ad ABC News che se il prossimo leader supremo dell'Iran "non otterrà la nostra approvazione, non durerà a lungo". Le Forze di difesa israeliane avevano avvertito l'Iran che "Israele continuerà a seguire qualsiasi successore e chiunque cerchi di nominare un successore". Proprio per questi motivi l'assemblea dei massimi esponenti del clero sciita iraniano è stata a lungo incerta se dare l'annuncio della scelta fatta già due giorni fa. Secondo una persona vicina all'establishment clericale iraniano sentita dal Washington Post, molti membri dell'assemblea ritenevano che una simile annuncio fosse troppo pericoloso per il nuovo leader supremo. Ha prevalso però la volontà di sfidare Stati Uniti e Israele.

La prima decisione di Mojtaba Khamenei da guida suprema è stata dare il via a un'ondata di missili verso Israele. Su alcuni di essi è stato scritto lo slogan: "Al vostro servizio, Sayyid Mojtaba". C'è stato anche un attacco diretto verso l'Arabia Saudita. Riad ha dichiarato di aver intercettato e distrutto due onde di droni diretti verso un importante giacimento petrolifero.

Secondo quanto riportato da Fox News Trump "non sarebbe affatto contento della scelta" fatta dal regime iraniano e delle prime decisioni prese dal figlio del dittatore. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che la decisione su quando porre fine alla guerra con l'Iran sarà una decisione "congiunta" che prenderà con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

L'ayatollah Mohsen Heidari ha dichiarato alla televisione di Stato che alcuni membri dell'Assemblea degli Esperti "non sono stati informati dell'incontro e non hanno potuto partecipare ieri alla riunione per il voto nonostante si trovassero nella città di Qom". Lo riportano Iran International e Nexta. Heidari ha però reso noto alla riunione hanno partecipato più di due terzi - necessari per la validità del voto - degli 88 membri dell'organismo e che è stato quindi raggiunto il quorum.

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