President Ilham Aliyev FotoLaPresse
dopo l'attacco
L'Azerbaigian risponde all'Iran e ridisegna le sue leve energetiche
Il presidente Ilham Aliyev denuncia l'“atto terroristico” e mette le forze armate in massima allerta. Ma la crisi con Teheran si intreccia con il fronte energetico: con lo Stretto di Hormuz sotto pressione, l’Ue potrebbe aumentare le forniture di gas e petrolio proprio da Baku
Yerevan. Ilham Aliyev, il presidente dell’Azerbaigian, ha mobilitato l’esercito a seguito dell’attacco di droni iraniani contro l’aeroporto di Nakhichevan, l’exclave azera che confina con Turchia, Iran e Armenia, avvenuto giovedì intorno alle nove del mattino italiane. Quattro persone sono rimaste ferite. Video dell’agenzia di stampa statale azera confermano che i resti di un drone sono caduti nel vicino villaggio di Shakarabad, a meno di dieci chilometri dal confine con l’Iran.
“Le nostre forze armate sono state poste al massimo livello di preparazione al combattimento e sono pronte a svolgere qualsiasi operazione necessaria”, ha affermato Aliyev durante la riunione del consiglio di sicurezza azero. Nonostante ciò, Aliyev ha sottolineato che l’Azerbaigian non ha partecipato né parteciperà ad alcuna operazione contro l’Iran. Nel suo discorso, il presidente azero ha definito l’attacco un atto terroristico: “Non è la prima volta che lo stato iraniano compie atti terroristici contro l’Azerbaigian”, accusando il regime iraniano di complicità e noncuranza nei soccorsi a seguito della sparatoria avvenuta all’ambasciata azera a Teheran nel gennaio 2023.
L’attacco di droni iraniani in Azerbaigian segna la prima escalation del conflitto mediorientale, oggi al settimo giorno, nel Caucaso meridionale. Anche il ministro degli Affari Esteri dell’Armenia, Ararat Mirzoyan, è stato informato sull’attacco dalla controparte azera in uno scambio telefonico, in cui “le parti hanno espresso preoccupazione e hanno sottolineato l’importanza di astenersi da azioni che potrebbero aggravare ulteriormente le tensioni, sottolineando la necessità di garantire stabilità e sicurezza”.
A seguito dell’attacco Baku ha chiesto a Teheran una spiegazione e di adottare misure affinché tali attacchi non si ripetano in futuro. Mentre l’ambasciatore iraniano è stato convocato per formalizzare una nota di protesta, l’agenzia di stampa azera ha riportato che il ministro degli Esteri iraniano ha avviato un’indagine interna sull’attacco. Un comunicato stampa del ministero degli Esteri azero aveva già condannato l’evento.
In un’intervista rilasciata al sito di informazione azero AnewZ, poco dopo l’attacco, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi non ha confermato né smentito l’attacco, sostenendo che la politica dell’Iran non prevede attacchi contro i paesi confinanti a meno che Stati Uniti o Israele abbiano delle basi militari attive: “La prima condizione che ci aspettiamo dai nostri paesi vicini è che non permettano ai nostri avversari di condurre operazioni contro la Repubblica islamica dell’Iran usando i propri territori”, ha ribadito Gharibabadi in una seconda intervista.
Nonostante le relazioni difficili, negli ultimi anni l’Azerbaigian e l’Iran avevano raggiunto un fragile riavvicinamento. La visita del presidente iraniano nel 2025 aveva portato alla firma di diversi accordi bilaterali nei settori degli esteri, trasporti, culturale, media e marittimo (Azerbaigian e Iran si affacciano entrambi sul Mar Caspio).
Ma a seguito dell’attacco di oggi questo riallineamento sembra essersi rotto. Stando alle dichiarazioni di Aliyev, l’Azerbaigian aveva offerto assistenza nell’evacuazione del personale dell’ambasciata iraniana in Libano, bloccato per gli attacchi israeliani: “Eppure hanno risposto colpendo Nakhchivan in modo così vile e disonorevole. Questa macchia non sarà mai cancellata dal loro vergognoso e sgradevole passato”, sottolineando inoltre come l’attacco abbia sminuito le condoglianze portate personalmente all’ambasciata iraniana per la morte della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei. Ieri l’Azerbaigian ha ritirato il personale diplomatico da tutte le sedi in Iran.
Il presidente azero ha infine rincarato la dose, dicendo: “Coloro che hanno messo alla prova la nostra forza in passato hanno avuto i loro crani schiacciati dal ‘pugno di ferro’ e gli eventi di oggi porteranno allo stesso risultato”.
Aliyev non è nuovo a una retorica aggressiva al fine di destabilizzare gli stati confinanti. Fino alla firma del quadro di pace con l’Armenia mediato da Trump, Aliyev ha parlato per anni di “corridoio di Zangezur” e “Azerbaigian dell’ovest” per esercitare pressione su Syunik, la provincia nel sud dell’Armenia dove dovrebbe essere costruito il Tripp, e all’Armenia stessa. Nel caso di ulteriore escalation, la minoranza etnica azera in Iran potrebbe essere sfruttata come potenziale strumento di pressione politica. Stando a una pubblicazione del parlamento europeo, gli Azeri in Iran costituiscono il 16 per cento della popolazione, concentrato maggiormente nelle province del nord-ovest, confinanti con l’Azerbaigian. Altre stime riportano che gli azeri d’Iran siano un terzo della popolazione. Organizzazioni internazionali come Amnesty International hanno denunciato come politiche di assimilazione, repressione e spostamenti forzati abbiano discriminato gli azeri d’Iran per decenni.
Mentre la crisi iraniana continua ad allargarsi, la precarietà dell’equilibrio col Caucaso meridionale sembra indebolirsi ulteriormente. Prima dell’attacco di ieri, le rassicurazioni del ministro degli esteri azero che l’Azerbaigian non permetterà l’uso del suo territorio o spazio aereo contro l’Iran e i ringraziamenti per il “sostegno e la posizione equilibrata” da parte dell’ambasciatore di Teheran a Baku sembrano oggi atti di facciata. Agenzie di stampa azere riportano la chiusura dei trasporti su gomma e l’evacuazione di più di 1,300 rifugiati attraverso i 681 chilometri di confine con l’Iran.
Sul fronte energetico, con lo Stretto di Hormuz minacciato e il trasporto del gnl qatarino interrotto, il prezzo del Brent è schizzato alle stelle. Gli acquirenti europei si rivolgono sempre più al gas e al petrolio azero, con analisti che già parlano di maggiori entrate di bilancio e una maggiore importanza del Corridoio Meridionale del Gas: con l’Ue già dipendente da circa 12,5 miliardi di metri cubi annui di gas azero, Baku potrebbe così vedere crescere domanda e leva geopolitica.