Ansa
editoriali
La difesa reciproca dell'Ue (solo su carta)
Gli attacchi a Cipro aumentano le possibilità di un coinvolgimento diretto dell'Unione europea nel conflitto e sono un segnale chiaro: è ora di rendere operativo l’articolo 42.7 del trattato dell'Unione europea
La minaccia che la guerra in medio oriente possa coinvolgere direttamente l’Unione europea è considerevolmente aumentata dopo che un drone ha colpito una base aerea britannica a Cipro. Altri droni sarebbero stati abbattuti mentre si avvicinavano all’isola. Il presidente cipriota, Nikos Christodoulidis, nega con veemenza che il suo paese fosse il bersaglio dell’Iran (o di Hezbollah). Due basi militari presenti nell’isola sono sotto sovranità del Regno Unito. L’attacco è avvenuto appena dopo che il premier britannico, Keir Starmer, aveva annunciato la concessione delle basi agli Stati Uniti nell’ambito degli attacchi contro l’Iran. Cipro, che ha coltivato buone relazioni con tutti i paesi della regione (tranne la Turchia, che dal 1974 occupa una parte dell’isola), mantiene una politica di neutralità assoluta. “Voglio essere chiaro: la nostra patria non partecipa in alcun modo, né ha intenzione di prendere parte ad alcuna operazione militare”, ha detto Christodoulidis. Lo impone la geografia e la geopolitica. Cipro è a meno di 300 chilometri dalle coste del Libano, è esposta a tutte le tensioni regionali e non è membro della Nato. Nicosia non può dunque beneficiare dell’Articolo 5 del trattato dell’Atlantico del Nord che garantirebbe la protezione degli Stati Uniti e altri alleati molto più potenti. Non può nemmeno entrare nella Nato, dato che la Turchia lo impedirebbe. E’ qui che dovrebbe entrare in gioco un altro articolo di difesa collettiva, il 42.7 del trattato dell’Unione europea, il cui contenuto letterale è perfino più forte di quello della Nato. “Qualora uno stato membro subisca un’aggressione armata sul suo territorio, gli altri stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso”. Problema: la difesa collettiva dell’Ue esiste solo sulla carta del trattato. Se Cipro o un altro paese membro dell’Ue fosse effettivamente attaccato, nessuno saprebbe cosa fare per onorare quell’obbligo.
L’articolo 42.7 e la difesa collettiva nell’Ue sono stati introdotti nel 2007 nel trattato di Lisbona come lascito dell’Unione europea occidentale, che si era estinta in quell’occasione. E’ stato invocato una sola volta dalla Francia, dopo gli attentati terroristici del 13 novembre 2015, ma come simbolo politico della solidarietà degli altri stati membri. Nel 2016, l’allora Alto rappresentante, Federica Mogherini, fece un primo tentativo di concordare con i governi un “protocollo operativo comune” per chiarire come applicare l’obbligo di mutua assistenza in caso di “minaccia ibrida grave e diffusa”. Invano. Sotto il suo successore, Josep Borrell, sono state condotte simulazioni su come la clausola potrebbe contribuire a rispondere a cyberattacchi su larga scala, campagne di disinformazione, massicci flussi di rifugiati e gruppi armati non identificati. Ma ancora oggi non esiste un vero protocollo su come applicare la difesa reciproca nell’Ue in caso di attacco a uno Stato membro. Nel suo discorso alla Conferenza degli ambasciatori dell’Ue il 28 gennaio, l’attuale Alto rappresentante, Kaja Kallas, ha nuovamente invitato a “rendere operativo il nostro articolo 42.7 del trattato dell’Ue”.
Dopo l’attacco con il drone e data la sua esposizione geografica, Cipro sta ricevendo assistenza da parte di alcuni stati membri dell’Ue (e del Regno Unito). Francia, Grecia, Italia e Paesi Bassi hanno inviato assetti navali e aerei per proteggere l’isola. Ma il soccorso è deciso su base nazionale, in alcuni casi sulla base di accordi bilaterali. La solidarietà europea rimane informale e parziale. L’urgenza di rendere operativa la causa di difesa collettiva dell’Ue predata la guerra in medio oriente e nel Golfo. La minaccia di un attacco diretto da parte della Russia (i servizi di intelligence occidentali ritengono che possa avvenire prima del 2030) e il disimpegno degli Stati Uniti dalla sicurezza convenzionale dell’Europa avevano già reso l’operazionalizzazione dell’articolo 42.7 una necessità. La vulnerabilità di Cipro all’Iran offre una buona occasione per iniziare concretamente a immaginare l’assistenza reciproca in caso di attacco militare. Se, come probabile, l’Amministrazione Trump andrà avanti con i suoi piani di ritirarsi dall’Europa, presto anche i paesi coperti dall’Articolo 5 di fatto potrebbero trovarsi nella stessa situazione di Cipro. Ma di fronte al pericolo molto più grande della Russia.