tra Kyiv e Teheran
Il medio oriente chiama, l'Ucraina risponde
Nessuno al mondo ha competenze quanto Kyiv quando si parla di droni. Esperti, armi, calcoli e la prima regola insegnata al Golfo: se usate i Patriot per abbattere gli Shahed sarà un disastro
Quando un drone Shahed si avvicina, è preceduto da un ronzio continuo, come se un motorino stesse passando in lontananza, a velocità costante, emettendo un suono che rimane uguale, monotono, fino all’esplosione. E’ un suono che l’Ucraina conosce bene, in alcune notti è la colonna sonora terrificante degli attacchi russi. Dura a lungo, tanto che gli ucraini, per guadagnare qualche ora di sonno, preferiscono gli attacchi con i missili rispetto a quelli con i droni – sono più brevi. I russi quasi non avevano droni, quattro anni fa, hanno dovuto chiederli agli iraniani che hanno mandato i loro Shahed e insegnato a Mosca a fabbricarli. In questi giorni, il ronzio degli Shahed inizia a essere piuttosto riconoscibile in medio oriente, dove i paesi del Golfo devono difendersi dagli attacchi della Repubblica islamica che, non potendo contare su un alto numero di missili, lancia i suoi droni, che produce con più facilità. Nell’intercettarli, al mondo nessuno ha un’esperienza tanto qualificata quanto l’Ucraina.
E di fronte ai buchi delle difese del medio oriente, vari paesi si sono rivolti a Kyiv: il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha parlato con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, e con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Secondo il Financial Times, il Pentagono e almeno un paese del Golfo hanno chiesto assistenza diretta al presidente ucraino. La richiesta era ovvia, la risposta di Zelensky anche: ha subito scelto di mandare i suoi esperti. Quello che è sembrato dissonante sono state le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che durante una conferenza stampa, per rispondere ai giornalisti che chiedevano se gli Stati Uniti e i paesi del Golfo stessero esaurendo le scorte necessarie per intercettare gli attacchi, ha risposto: “Sfortunatamente abbiamo avuto alla Casa Bianca un leader davvero stupido e incompetente per quattro anni che ha dato via tutte le nostre armi migliori per niente, gratuitamente, a un altro paese molto lontano che si chiama Ucraina”. Il paese “molto lontano chiamato Ucraina”, a causa della guerra scatenata dalla Russia, è ora il più all’avanguardia al mondo nell’intercettare i droni e sa che non vale la pena usare costosi missili Patriot per difendersi dagli sciami di Shahed iraniani, come hanno fatto finora Stati Uniti, Israele e alleati del Golfo a un’intensità tale da temere la fine delle scorte di missili intercettori. La situazione è dipinta a tinta più fosche di come è. Mykola Bielieskov, ricercatore del National Institute for Strategic Studies e analista della ong ucraina Come back alive, spiega: “Sono due le paure dell’Ucraina legate al conflitto in medio oriente. La prima è per i prezzi del petrolio, se salgono di molto con una guerra prolungata, gioveranno alle entrate della Russia e quindi all’alimentazione della sua industria bellica. La seconda paura invece riguarda il consumo di intercettori, ma quello che vediamo in questo momento è che Stati Uniti e Israele sono impegnati in una campagna correttiva”, vuol dire che non attendono che il regime di Teheran lanci i missili, ma attaccano i lanciatori prima che entrino in funzione.
Il vero problema in medio oriente quindi sono i droni, che nessuno può permettersi di abbattere con missili intercettori come i Pac-3 che vengono utilizzati con i sistemi Patriot. Uno Shahed costa circa 30.000 dollari, un missile intercettore milioni di dollari: una proporzione insostenibile anche per le ricche monarchie del Golfo. Per l’Iran produrre i missili è costoso e richiede tempo, gli Stati Uniti e Israele hanno mappato l’arsenale di Teheran e sanno quanto può ancora sparare. Quello che sfugge al controllo americano e israeliano è invece la produzione degli Shahed, che sono anche più complicati da abbattere. L’unico che sa come comportarsi è proprio quel “paese lontano chiamato Ucraina”, che utilizza armi più economiche e prodotte in serie per fermare i droni prodotti sui modelli di Teheran.
L’aggressione della Russia contro l’Ucraina è diventata il terreno di sviluppo della guerra, alcuni alleati di Mosca, come la Corea del nord, hanno scelto di mandare soldati per passare dalla teoria del conflitto alla pratica e fare tesoro per scontri futuri. Altri, come gli iraniani, hanno mandato armi al Cremlino, sperando di ricevere in cambio un aiuto che al momento del bisogno non è arrivato, e hanno potuto osservare le tattiche. Teheran infatti attacca i paesi del Golfo proprio come fa Mosca, puntando alle infrastrutture energetiche, ma anche copiando per esempio le tattiche usate contro città sul mare come Odessa: gli Shahed volano sfiorando l’oceano per eludere i radar, proprio come in Ucraina sfiorano il Mar Nero.
Il medio oriente non può fare a meno di Kyiv, che manda esperti e supporto logistico. “Per gli ucraini i due conflitti sono parte di una tendenza globale, una guerra fra molti stati, di cui facciamo parte da quattro anni”, dice Bielieskov. “Intervenire in medio oriente è un’occasione per mostrare che siamo dei grandi collaboratori nella difesa di tutti”. Kyiv sa già come muoversi, come fare i calcoli, cosa dispiegare, come strutturare un sistema di difesa. “Ma ci vuole tempo”, avvisa Bielieskov. Il medio oriente ha bisogno di Kyiv, e Kyiv ha bisogno che il medio oriente sappia difendersi senza dilapidare le difese.