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La pace di Sánchez
Trump attacca il premier spagnolo e riesce a tramutarlo in eroe improbabile fra gli europei
L’attacco lanciato dal presidente americano ha provocato un’ondata di solidarietà nei confronti di Sánchez a cui fa molto comodo sul piano interno passare per vittima del tycoon. Il premier ha poi raddoppiato la retorica anti Trump: "La posizione del governo spagnolo si riassume in tre parole: no alla guerra”
Bruxelles. Donald Trump, con la spalla di Friedrich Merz, è riuscito a trasformare il pacifista Pedro Sánchez in un improbabile eroe, proprio nel momento in cui alcuni paesi europei si stanno implicando nella guerra in medio oriente e nel Golfo per limitare i costi provocati dall’intervento degli Stati Uniti e dalla risposta dell’Iran. L’attacco lanciato dal presidente americano contro il premier spagnolo martedì sera, durante un incontro con il cancelliere tedesco, ha provocato un’ondata di solidarietà nei confronti di Sánchez. “Alcuni paesi europei, come la Spagna, sono stati terribili. In effetti, ho detto a Scott (Bessent, il segretario al Tesoro) di tagliare tutti gli accordi con la Spagna”, aveva detto Trump, rispondendo al rifiuto di autorizzare l’uso delle basi spagnole per le operazioni contro l’Iran. Il presidente americano ha accusato la Spagna di essere un alleato “terribile”.
Anziché difendere Sánchez, Merz ha assecondato le critiche del presidente americano sul rifiuto spagnolo di portare la spesa militare al 5 per cento del pil. Di fronte alle critiche per non aver difeso un alleato europeo, il cancelliere si è giustificato spiegando di aver detto a Trump che non è possibile imporre un embargo alla Spagna, perché il commercio è competenza dell’Ue, ma che ha preferito farlo in privato per evitare uno scontro pubblico. L’immagine per il cancelliere è stata disastrosa e ha creato risentimenti non solo a Madrid, ma anche a Bruxelles e in altre capitali. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ieri ha chiamato Sánchez per esprimergli solidarietà di fronte alle “minacce di coercizione economica”. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha affermato “la piena solidarietà dell’Ue alla Spagna (…). Riaffermiamo il nostro fermo impegno nei confronti dei principi del diritto internazionale e dell’ordine basato sulle regole in tutto il mondo”, ha aggiunto Costa, in una critica implicita all’intervento degli Stati Uniti in Iran.
Anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che è allineata agli Stati Uniti sul cambio di regime ed evita con attenzione qualsiasi rischio di scontro con Trump, ha chiamato Sánchez. Von der Leyen non ha pubblicato messaggi su X. Tuttavia, ha fatto sapere che le minacce commerciali hanno un limite. “La Commissione garantirà la piena tutela degli interessi dell’Ue. Siamo pienamente solidali con tutti gli stati membri e tutti i suoi cittadini e (…) siamo pronti ad agire, se necessario, per salvaguardare gli interessi dell’Ue”, ha detto un suo portavoce. “Qualsiasi minaccia contro uno stato membro è per definizione una minaccia contro l’Ue”, ha detto il vicepresidente della Commissione, Stéphane Séjourné. A Sánchez il ruolo di vittima di Trump fa molto comodo sul piano interno, dove i sondaggi lo danno in caduta libera. Ieri il premier spagnolo ha raddoppiato la retorica anti Trump, puntando su un effetto bandiera e l’orgoglio nazionale. “La posizione del governo spagnolo si riassume in tre parole: no alla guerra”, ha detto Sánchez in un discorso alla nazione. “Siano contrari alla violazione del diritto internazionale, a rassegnarsi al fatto che il mondo può risolvere i propri problemi solo con le bombe, a ripetere gli errori del passato”, ha spiegato il premier spagnolo, prima di aggiungere con tono di sfida: “Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e che è anche contrario ai nostri valori e interessi, semplicemente per paura delle ritorsioni”.
Anche il premier britannico, Keir Starmer, non ha esitato a rispondere alle critiche di Trump per il rifiuto iniziale di offrire le basi. “Quello che non ero disposto a fare sabato era che il Regno Unito entrasse in guerra, a meno che non fossi convinto che ci fossero una base legale e un piano valido e ponderato”, ha detto Starmer ai Comuni, lanciando un avvertimento sui costi di una guerra prolungata. L’esplosione del prezzo dell’energia, lo stretto di Hormuz chiuso, la minaccia diretta a un paese dell’Ue come Cipro stanno mobilitando gli stessi europei. Francia, Regno Unito e Germania hanno annunciato azioni difensive contro l’Iran per proteggere i paesi del Golfo. Macron ha ordinato alla portaerei Charles de Gaulle di raggiungere il Mediterraneo e annunciato la creazione di una coalizione dei volenterosi per garantire la libertà di navigazione. A differenza di Trump, gli europei conoscono il valore dell’alleanza. Anche se non tutti condividono la sua guerra di scelta contro l’Iran, sono pronti a fare la loro parte per limitarne i danni.