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La guerra di Macron
La Francia è pronta. Ecco cosa manda, cosa è già arrivato e come si difende in medio oriente
Dal dispiegamento nel Mediterraneo della portaerei Charles de Gaulle ai Rafale decollati per “operazioni di sicurezza aerea” sopra le basi negli Emirati Arabi Uniti. "Oltre a difendere le sue basi e a facilitare il rimpatrio dei cittadini francesi a rischio bloccati nella regione, il paese è chiamato a proteggere i suoi interessi e i suoi alleati", dice Yves Bourdillon, esperto di difesa e politica internazionale
Parigi. Martedì sera, in un discorso alla nazione, il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha annunciato l’invio di mezzi militari supplementari per proteggere gli alleati della Francia in medio oriente, ma anche le sue basi ad Abu Dhabi e Gibuti e i suoi 4 mila militari dispiegati in varie operazioni nella regione. L’intensificazione della presenza militare è diventata necessaria per scongiurare “una pericolosa escalation regionale”, come l’ha definita l’inquilino dell’Eliseo, che rischia di colpire anche gli interessi francesi. L’annuncio più importante è il dispiegamento nel Mediterraneo della portaerei Charles de Gaulle, la nave ammiraglia della flotta francese, che dopo aver fatto scalo a Malmö, in Svezia, ha interrotto la sua missione prevista nel Nord Atlantico per “dirigersi verso il Mediterraneo”, ha precisato il capo dello stato. Ieri, la ministra delegata alle Forze armate Alice Rufo ha dichiarato che la Charles de Gaulle dovrebbe impiegare “circa otto giorni” per raggiungere il Mediterraneo orientale. Dalla sua pista obliqua di quasi 200 metri, i venti jet da combattimento Rafale e i due aerei radar Hawkeye che si trovano a bordo potranno contribuire alla sicurezza dello spazio aereo tra il Mediterraneo e il Golfo Persico.
“Oggi lo stretto di Hormuz è de facto chiuso. Anche il Canale di Suez e il Mar Rosso sono sotto pressione e minacciati. Abbiamo preso l’iniziativa di costruire una coalizione per riunire le risorse, comprese quelle militari, necessarie a riprendere e garantire la sicurezza del traffico in queste vie marittime essenziali per l’economia mondiale”, ha affermato Macron, che col primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz è alla guida dei volenterosi anti Iran. In attesa della Charles de Gaulle, la fregata multi-missione francese Languedoc è arrivata martedì sera a Cipro, il paese dell’Ue più vicino alle zone di conflitto, dove la base britannica della Raf di Akrotiri è stata colpita tra domenica e lunedì da tre droni lanciati dal Libano (“molto probabilmente” da Hezbollah, secondo una fonte del governo cipriota citata da Reuters). Il battesimo di fuoco della Languedoc è avvenuto nel 2018 quando ha partecipato ai bombardamenti in Siria con gli Stati Uniti e il Regno Unito, lanciando tre missili in quell’occasione. Nel 2023, la fregata è stata invece dispiegata nel Mar Rosso, teatro di forti tensioni dalla guerra a Gaza, e con i suoi missili Aster ha abbattuto due droni lanciati dai ribelli Houthi dello Yemen nella sua direzione. Macron, martedì sera, ha annunciato che a Cipro saranno dispiegati anche nuovi sistemi antimissile. “La strategia dell’Iran è quella di coinvolgere il maggior numero possibile di paesi nella guerra, una strategia che può rivelarsi suicida, nella speranza che l’opinione pubblica occidentale e i governi arabi temano una Terza guerra mondiale e chiedano agli Stati Uniti di fermarsi. Questo è il calcolo di Teheran. Ma allo stesso tempo la Francia non può permettere che vengano lanciati missili contro le sue basi”, dice al Foglio Yves Bourdillon, esperto di difesa e politica internazionale che collabora col quotidiano Les Echos. Il riferimento è ai “bombardamenti limitati”, così lì ha definiti Macron, che hanno preso di mira due basi militari francesi “nelle prime ore” del conflitto.
L’inquilino dell’Eliseo, nel suo discorso alla nazione, non ha dato ulteriori dettagli, ma nella mattinata di martedì il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot aveva dichiarato che Parigi aveva fatto decollare i suoi Rafale per “operazioni di sicurezza aerea” sopra le basi negli Emirati Arabi Uniti. “Oltre a difendere le sue basi e a facilitare il rimpatrio dei cittadini francesi a rischio bloccati nella regione, la Francia è chiamata a proteggere i suoi interessi e i suoi alleati. Ha accordi di difesa con Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, oltre a essere legata alla Giordania e all’Iraq, in particolare attraverso i curdi. Il dispiegamento della Charles de Gaulle è un modo per mostrare i muscoli ed essere operativi”, spiega al Foglio Bourdillon. Macron, martedì sera, ha confermato che diversi droni sono stati abbattuti dalle forze francesi “per legittima difesa sin dalle prime ore del conflitto, al fine di difendere lo spazio aereo dei nostri alleati”. Per ora si tratta di azioni difensive, ma non è escluso un maggiore coinvolgimento se gli interessi francesi verranno colpiti. Oltre alla presenza di 700 militari nella forza di pace Unifil, nel sud del Libano, Parigi schiera 900 militari in tre basi (aerea, navale e terrestre) negli Emirati Arabi Uniti, dove sono parcheggiati diversi Rafale, carri armati Leclerc e cannoni Caesar. I Rafale stazionano anche in Giordania nell’ambito della coalizione internazionale anti jihadista Inherent Resolve.