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L'editoriale dell'elefantino

L'Iran e le contraddizioni indigeribili dei leader europei intrappolati nei feticci del diritto internazionale

Giuliano Ferrara

Questo gran casino logico, questo A è anche non-A, riflette una debolezza di cultura e di carattere molto estesa. La coerenza storica imporrebbe a chi si richiama al diritto internazionale, salvo poi contraddirsi penosamente, di ragionare così sul regime iraniano

Le contraddizioni logico-politiche degli europei sono incresciose. Pedro Sánchez dice sì al diritto internazionale, uno spauracchio gentile che ripulisce la coscienza ma non ha alcun valore politico né etico di fronte a fatti come il pogrom del 7 ottobre o la proiezione semisecolare nel terrore della rivoluzione e del regime iraniano. E dice no alla guerra che genera catastrofi per l’umanità. Ma non è il Papa, autorizzato a predicare gli assoluti del bene, non è solo un leader di sinistra o un giurista dell’Aia, è a capo del governo di una nazione europea occidentale parte della Nato. La sua logica è puramente di facciata, esclusivamente propagandistica, non ha nemmeno il pregio di un tentativo diplomatico postumo (la guerra è scoppiata, il negoziato di Ginevra è fallito, ogni eventuale ripresa diplomatica partirà da quello che sta avvenendo, non può cancellarlo).

 

L’incertezza di Emmanuel Macron ha un elemento di felice ambiguità ma è anch’essa autocontraddittoria. Da un lato rilancia solennemente la force de frappe nucleare francese, ridefinendola come deterrenza avanzata e proponendo la sua disseminazione integrata in un sistema difensivo continentale, con un occhio all’Ucraina e un occhio al medio oriente. Dall’altro bolla come contrario al diritto internazionale l’intervento israelo-americano contro l’Iran degli ayatollah e dei Guardiani della rivoluzione. Dal che dovrebbe conseguire un qualche diritto di autodifesa del paese aggredito illegalmente. Il gollista Chirac fu apertamente antiamericano nella guerra in Iraq, considerata anch’essa una aggressione illegale. Invece i caccia francesi, nel quadro di una dichiarazione comune del gruppo europeo di contatto sull’Iran (l’E3 di Londra Parigi e Berlino), decollano e sono autorizzati a colpire “alla fonte” le basi militari della controffensiva missilistica iraniana, anche a difesa delle monarchie petrolifere del Golfo alleate e firmatarie di trattati di mutua assistenza, coinvolte dai pasdaran nella strategia del caos da tempo programmata in risposta allo strike del nemico. E la portaerei e le fregate tricolori vengono indirizzate verso il Mediterraneo, a sostegno più o meno diretto dell’aggressione contraria ai princìpi dell’Onu. Keir Starmer, ossessionato dal fantasma di Tony Blair, pasticcia con l’uso delle basi, prima no poi sì, ma condizionato, e deve anche lui intercettare i missili dei Guardiani sulla Giordania e mandare navi a protezione della base britannica di Cipro dai droni iraniani e degli Hezbollah, nel suo ragionamento giurispolitico titolari di un diritto all’autodifesa.

 

Questo gran casino logico, questo A è anche non-A, riflette una debolezza di cultura e di carattere molto estesa. La coerenza storica imporrebbe a chi si richiama al diritto internazionale, salvo poi contraddirsi penosamente, di ragionare così sull’Iran. D’accordo, è un regime autoritario e teocratico, e certamente sono sponsor da decenni del terrorismo internazionale, abbattono e torturano e impiccano la gente che protesta, o anche solo chi rifiuta un certo modo di indossare il foulard, ma la rivoluzione islamica di Khomeini, contro i Pahlavi insediati con un golpe (illegale) dagli angloamericani, fu in origine ed è restata una grande moderna rivoluzione anticoloniale, e le radici dell’assetto terroristico e canaglia di quello stato stanno nella questione irrisolta del sionismo in Palestina, dipendono dall’incapacità dell’occidente e del mondo arabo sunnita, anche quello che si è alleato con esso, di portare pace e giustizia e equilibrio politico nella regione mediorientale. E l’Iran è l’ultimo bastione dell’islam politico, il segno più evidente di uno scontro di civiltà che non si può risolvere con una campagna di bombardamenti. Invece proclamano la loro ostilità al regime sanguinario dei mullah e dei Guardiani, ripetono insinceri la giaculatoria Donna, vita, libertà, e sbrigata così la faccenda, decidono di intercettare i suoi missili o mandare i caccia a sradicarne le basi nel momento in cui l’Iran invoca il diritto internazionale per instaurare la strategia autodifensiva del caos. Come si vede, un pasticcio indigeribile.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.