Foto ANSA

L'analisi

La guerra alimentare contro l'Ucraina non è un fronte secondario

Simone Papale

Dalle mine nei campi agricoli alla manipolazione delle rotte di esportazione, l’invasione russa ha evidenziato il ruolo del cibo come variabile cruciale. Gli interventi che servono in un'ottica europea e uno studio

Mentre l’aggressione russa continua a minare le esportazioni alimentari di Kyiv, sin dall’inizio delle ostilità navi cariche di grano ucraino continuano a solcare le acque del Mar Nero a bordo di una flotta ombra battente bandiera russa (ma anche di altre nazionalità, per nasconderne l’identità) e con i sistemi di localizzazione appositamente disattivati. Se la partenza avviene generalmente dalle città portuali della Crimea sotto il controllo di Mosca, la destinazione cambia in base alle finalità strategiche del cargo. Una parte del grano aumenta le riserve di guerra russe, passando lo Stretto di Kerčch ed entrando nel Mare d’Azov, per poi raggiungere città come Rostov sul Don. Un’altra riappare nei porti commerciali dei partner del Cremlino, come la Siria. Da lì, viene spedita a beneficiari del sud globale, nelle aree e nei paesi dove il governo di Putin vuole intensificare il proprio ‘soft power’, offrendo aiuti per influenzare gli orientamenti geopolitici locali.

Le dinamiche di cattura e ridistribuzione delle risorse sono tutt’altro che una pagina isolata della guerra in Ucraina. Mentre gran parte del dibattito internazionale si concentra su armamenti e tecnologie, uno degli strumenti più efficaci nel conflitto continua ad eludere l’attenzione: il cibo. Uno studio recentemente pubblicato  su International Affairs (Oxford University Press, a cura di Simone Papale e  Emanuele Castelli dell’Università di Parma) mostra come i beni alimentari non siano soltanto una vittima collaterale dell’invasione russa, ma una leva strategica usata per destabilizzare gli avversari. Se il protrarsi degli scontri in Ucraina ha severamente danneggiato le risorse agricole del cosiddetto granaio d’Europa, diverse evidenze suggeriscono una chiara intenzionalità dietro alle misure russe. Dalle prime fasi operative a oggi, il Cremlino ha sfruttato il cibo come un’arma per colpire le vulnerabilità di Kyiv, privando la resistenza ucraina di fonti di approvvigionamento e sabotando le riserve nazionali. Un conflitto nel conflitto, e una forma di confronto militare che definiamo guerra alimentare (‘food warfare’).

La guerra alimentare consiste nella manipolazione delle risorse alimentari per indebolire gli avversari tramite la fame, l’avvelenamento o lo strangolamento economico. Anziché configurarsi come una serie di attacchi sconnessi o volti prevalentemente al saccheggio opportunistico, questo tipo di intervento si articola in pratiche ricorrenti, che in Ucraina sono state utilizzate congiuntamente.

Oltre ad appropriarsi delle scorte di grano nelle regioni cadute sotto il proprio controllo, Mosca ha deliberatamente distrutto le fonti di sostentamento in territorio nemico, perseguendo una politica di terra bruciata. Immagini satellitari mostrano come le forze russe abbiano fatto ricorso a raid aerei ad alta precisione contro i terreni agricoli ucraini, danneggiando infrastrutture e alimentando incendi nelle zone di produzione. Indagini indicano inoltre l’utilizzo sistematico delle mine antiuomo – l’Ucraina è diventata il paese con il più alto numero di questi ordigni nel proprio suolo – per favorire il deterioramento dei campi coltivati. La Russia è anche accusata del crollo della diga di Nova Kakhovka, che nel giugno 2023 causò un disastro ecologico nell’oblast di Kherson.

Il blocco del cibo è un’ulteriore pratica di guerra alimentare impiegata nel conflitto. Un esempio di risonanza globale riguarda le operazioni navali russe durante la fase iniziale dell’invasione. L’ostruzione dei cargo mercantili ucraini nel Mar Nero ha paralizzato nei primi mesi le rotte commerciali di Kyiv, minando le fondamenta economiche del paese e causando un’impennata dei prezzi delle materie prime in più continenti. Tuttavia, misure di blocco sono state utilizzate anche negli assedi di terra, come nel caso di Mariupol o Chernihiv (ora libera), dove l’esercito russo ha circondato i centri urbani, tagliando le vie di rifornimento per erodere la resistenza locale.

Infine, le risorse alimentari ucraine sono state oggetto di contaminazione. Anche se meno pervasiva, questa pratica ha comunque avuto un impatto concreto nel conflitto ed è stata utilizzata da entrambe le parti, seppur in maniera diversa. Le forze del Cremlino sono accusate di aver intenzionalmente contaminato i terreni ucraini nell’est e nel sud del paese con sostanze chimiche, sabotando inoltre alcuni corsi d’acqua. Diversamente, fonti riportano come gruppi di resistenza nazionale abbiano avvelenato beni successivamente consumati dai soldati russi (come torte o bottiglie di vodka) per neutralizzarne l’avanzata. 

La guerra alimentare non fornisce solo una cornice di riferimento per rileggere e comprendere la guerra in Ucraina, ma ci dice molto anche riguardo alla natura mutevole delle minacce globali, e come affrontarle. Dalle mine nei campi agricoli alla manipolazione delle rotte di esportazione, l’invasione russa ha evidenziato il ruolo del cibo come variabile cruciale. In un’ottica europea, questo richiede interventi mirati per aumentare la resilienza locale, tramite la ricostruzione delle infrastrutture critiche, il ripristino delle rotte commerciali e le operazioni di sminamento delle aree di produzione. Inoltre, richiede iniziative per far fronte alle più ampie ripercussioni delle manovre russe. I tentativi del Cremlino di sostituirsi a Kyiv nella fornitura di materie prime, utilizzando l’assistenza materiale per accrescere il proprio appeal in contesti vulnerabili, assumono una nota preoccupante alla luce del numero di paesi che ancora non condannano l’invasione. Nel mondo contemporaneo, la sicurezza internazionale non riguarda solo carri armati e munizioni, ma anche la protezione e il controllo delle catene alimentari. Tali dinamiche si estendono ben oltre i confini del campo di battaglia, trasformando la politica del cibo in una priorità strategica e un terreno di competizione capace di ridefinire gli equilibri geopolitici. 

Di più su questi argomenti: