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tra virgolette

L'ombra degli attentati a Trump sulla sua decisione di attaccare l'Iran

"Ho preso Ali Khamenei prima che lui prendesse me", dice il presidente americano, secondo cui i due attentati che ha subito nel 2024 sarebbero riconducibili a Teheran. Ma le prove non sostengono questa tesi

"L'ho preso prima che lui prendesse me. L'ho preso per primo". Intervistato da Abc News, Donald Trump ha parlato in questi termini dell'uccisione del leader supremo dell'Iran, Ali Khamenei. Nel vortice (spesso confuso) di dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni, il presidente americano ha riconosciuto per la prima volta i motivi personali che lo hanno spinto ad attaccare il regime, citando i tentativi dell'Iran di assassinarlo nel 2024 come fattore determinante nell'ordinare l'operazione congiunta Stati Uniti-Israele iniziata ufficialmente il 28 febbraio. 

Come ricordato dal Washington post, il tycoon è nel mirino dell'Iran almeno dal gennaio 2020, quando un attacco aereo mirato statunitense ha portato alla morte del generale Qasem Soleimani. Tuttavia, non c'è nessuna prova che colleghi l'Iran ai due tentativi di assassinio di Trump avvenuti rispettivamente nel luglio e nel settembre 2024. Il presidente non la pensa così: "Ci hanno provato due volte", ha dichiarato ad Abc

Gli uomini più vicini a lui avallano l'idea di un'ombra iraniana dietro i due attentati. "Ci sono un milione di ragioni per eliminare terroristi come l'Ayatollah Khamenei", ha dichiarato un alto funzionario dell'amministrazione, parlando al WaPo in anonimo: "I suoi complotti per assassinare il presidente Trump sono solo una delle ragioni". Dello stesso avviso il Rappresentante permanente per gli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Mike Waltz, secondo cui l'Iran "è responsabile di una serie di attacchi armati immotivati ​​contro gli Stati Uniti e Israele, di violazioni della Carta delle Nazioni Unite e di minacce alla pace e alla sicurezza internazionale in medio oriente", ha dichiarato durante una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: "Ha persino tentato di assassinare il presidente degli Stati Uniti, il presidente Trump".

Più volte (prima dei due attentati) i funzionari della Sicurezza nazionale avevano avvertito Trump delle intenzioni dell'Iran di ucciderlo, così come di diverse squadre di assassini iraniani all'interno degli Stati Uniti. Il pakistano Asif Merchant, arrestato nel luglio 2024, è accusato di aver tentato di assoldare sicari per uccidere una figura politica. Mentre lo scorso mese, un uomo di Brooklyn è stato condannato a 15 anni di carcere per aver pianificato l’omicidio di un dissidente iraniano, agendo per conto di un altro uomo iraniano che, secondo le accuse, stava tramando per assassinare Trump.

Trump rivendica la scelta di aver colpito l'Iran in via preventiva e sostiene che Teheran era sul punto di attaccare i propri vicini e Israele. "Stavamo negoziando con questi pazzi, e a mio avviso stavano per attaccare", ha detto ieri ai giornalisti nello Studio Ovale, seduto accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Alla domanda se fosse stato Israele a forzare la mano, come riportato da diverse fonti sentite in questi giorni dalle agenzie e dalle testate internazionali, ha risposto con una battuta rivelatrice: "Se mai, potrei essere stato io a forzare la mano di Israele". Come scriviamo qui, la Casa Bianca continua a spingere sul fatto che l'intervento in Iran era motivato dalla probabile ritorsione iraniana contro i soldati americani se ci fosse stato un primo strike israeliano. Una “minaccia imminente” tale da non lasciare nemmeno il tempo di passare dal Congresso

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