L'omicidio dell'attivista irachena Yanar Mohammed, dopo i commenti sull'Iran
Era minacciata da anni e la sua uccisione ricorda in modo inquietante quella del ricercatore iracheno Hisham al Hashimi nel 2020. E' stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco da due uomini su una motocicletta e secondo molti osservatori, sarebbe stato ordinato e forse eseguito – da una fazione armata filo-iraniana
Damasco. Uccisa da due uomini a bordo di una motocicletta vicino alla sua abitazione a Baghdad, dopo anni di minacce, l’assassinio di Yanar Mohammed di ieri ricorda in modo inquietante quello del noto ricercatore iracheno Hisham al Hashimi, avvenuto nel 2020. Quasi sei anni dopo, nessuno è stato ritenuto responsabile per la morte di Hashimi. Molti temono che lo stesso accada ora con quella di Mohammed. Yanar Mohammed aveva co-fondato nel 2003 l’Organizzazione per la libertà delle donne in Iraq (Organization of Women’s Freedom in Iraq – Owfi). Per oltre vent’anni ha aiutato donne e ragazze vittime di abusi sessuali o fisici, o di tratta. La sua organizzazione gestiva rifugi e case sicure per queste donne e per coloro a rischio di violenze, compresi i cosiddetti delitti d’onore. Per il suo lavoro aveva ricevuto diversi riconoscimenti internazionali.
Nel 2020, il segretariato generale del Consiglio dei ministri iracheno intentò una causa contro di lei, accusandola, in qualità di presidente dell’Owfi, di aver violato la legge irachena ospitando donne fuggite da casa e di aver “sfruttato” ragazze facilitandone gli spostamenti. Più tardi, nello stesso anno, in un’intervista concessa alla Nobel Women’s Initiative, aveva spiegato: "Non è raro vedere sui social post che diffamano le donne. Una mia collega è stata presa di mira con una sua foto e una didascalia che la descriveva come una trafficante di minori, avvertendo che stava cercando adolescenti da comprare e vendere". Aveva aggiunto che "il governo ha chiesto al tribunale di sciogliere la nostra organizzazione". "Cominciano con le campagne diffamatorie", denunciava allora, "poi passano alle cause in tribunale per impedirti di svolgere il tuo lavoro sui diritti umani, e se nemmeno questo basta, allora ti rapiscono e ti uccidono".
In un’intervista del 2023 alla rivista Manara, in Canada, aveva dichiarato di essere stata costretta a lasciare l’Iraq a causa di un mandato di arresto nei suoi confronti. "C’è un grave problema di sicurezza per le attiviste – sottolineava – e non deriva solo dalla censura di tribunali e servizi segreti, ma anche dalle minacce delle varie milizie presenti nel paese". Lunedì mattina, intorno alle 9, nei pressi della sua abitazione nel nord di Baghdad, Mohammed è stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco esplosi da due uomini su una motocicletta. Non è chiaro se le telecamere di sorveglianza abbiano ripreso il delitto. Era tornata da poco dal Canada. Fino a martedì mattina, il governo iracheno non aveva rilasciato alcuna dichiarazione. Molti ritengono improbabile che sia stata uccisa da un singolo uomo animato da rancore personale per una delle donne che aveva aiutato negli anni. L’omicidio, invece, ricorda da vicino quelli di altre persone che avevano osato denunciare le milizie irachene, come Hashimi. Secondo numerosi osservatori, il suo assassinio era stato ordinato – e forse eseguito – da una fazione armata filo-iraniana, dopo che aveva più volte denunciato l’eccessiva influenza di Teheran in Iraq.
In un post su Facebook del 11 febbraio, Mohammed aveva paragonato i crimini di Jeffrey Epstein negli Stati Uniti a quelli commessi dallo Stato Islamico (Isis) in Iraq. "Il criminale Epstein apriva le porte delle sue ville alla borghesia dominante e agli individui più ricchi dell’occidente capitalista, offrendo loro l’opportunità di cacciare e stuprare ragazze giovani, attirate e ingannate da false promesse — tenendole prigioniere e sotto controllo", aveva scritto. "La magistratura irachena è messa alla prova sulla sua umanità o brutalità verso le donne, mentre processa in questi giorni membri dell’Isis. Tratterà la schiavitù e la vendita di ragazze come un crimine terroristico, perseguendo come criminali di guerra coloro che hanno organizzato la tratta? O chiuderà un occhio sull’asservimento e l’uccisione di donne e bambine, come se nulla fosse accaduto, come hanno fatto per due decenni alcuni tribunali americani?", aggiungeva. "Qualcuno potrà pensare che sia inutile chiedere conto alla magistratura irachena in questo momento storico cruciale, sostenendo che la nuova legge sullo stato personale, basata sul codice giuridico ja‘farita, consenta lo stupro dei minori e tratti le donne come schiave". "Noi riteniamo invece che il Parlamento iracheno sia ostaggio delle direttive politiche del governo islamico di Teheran, e che questa legislazione sarà abrogata con il crollo della Repubblica islamica dell’Iran".