"È un giorno bellissimo". I video dall'Iran in festa dopo la morte di Khamenei

Nonostante la censura, circolano in rete video di festeggiamenti spontanei nelle strade di Teheran, Karaj, Shiraz e Isfahan dopo la morte della Guida suprema. Il regime, intanto, diffonde immagini di cordoglio

Enrico Cicchetti

Sono pochi, perché la censura interna funziona ancora. Ma esistono, e sono stati verificati dalle più grandi testate internazionali. I video che circolano in rete mostrano qualcosa di inedito nella storia della Repubblica Islamica dell'Iran: migliaia di persone nelle strade, di notte, che ballano, suonano i clacson, sparano fuochi d'artificio. Lo fanno per celebrare la morte della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ucciso sabato scorso negli attacchi coordinati di Stati Uniti e Israele.

   

Account di attivisti anti-regime hanno diffuso i filmati. Tra le altre testate, la Cnn li ha geolocalizzati e autenticati: le scene si ripetono a Karaj (nell'Alborz), a Shiraz, dove le auto vengono abbandonate per una festa improvvisata, a Isfahan, dove almeno un centinaio di persone sventolano fazzoletti bianchi al cielo. Euronews ha verificato autonomamente i video da Karaj girati nella notte tra sabato e domenica. "Oggi è un giorno bellissimo. Sappiamo tutti che c’è ancora molta strada da fare… ma io, la mia famiglia, e tutte le famiglie i cui cari sono stati uccisi da questo regime assassino, aspettavamo questo momento da tanto tempo", dice al Guardian l'esule Mahsa Piraei, figlia di Minoo Majidi, uccisa durante le proteste Donna, Vita, Libertà. 

 

Il New York Times ha raccolto testimonianze in diretta da tre residenti di Teheran, connessi via videochat. "Ho urlato e ho saltato", racconta Sara, 53 anni. "Poi siamo usciti di corsa e abbiamo riso e ballato coi vicini". Solo un mese fa, lei, il marito e la figlia erano stati manganellati dalla polizia durante una manifestazione. A Galleh Dar, in Fars, un video verificato dal quotidiano newyorkese mostra un gruppo che abbatte un monumento con la sagoma di Khamenei a un incrocio, mentre attorno a loro bruciano dei fuochi. Nelle città curde dell’ovest, tra le più colpite dalla repressione di gennaio, giovani uomini e donne sfilano in corteo d’auto, mentre affacciati dai finestrini mostrano il segno della vittoria. Mina, 20 anni, studentessa universitaria a Teheran, era tra i manifestanti colpiti dai proiettili in gennaio. "Ho visto persone cadere davanti a me. Non dimenticherò mai quella scena", ha detto. Almeno 7.000 persone sono state uccise durante le proteste del 2025-2026, secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, con altri 11.000 decessi ancora in fase di accertamento.

 

L'altro Iran. Il lutto ufficiale

Ma le immagini che il regime lascia passare, e che arrivano più facilmente in Occidente, raccontano un’altra storia. A Piazza Enghelab a Teheran, migliaia di persone vestite di nero si sono radunate in lacrime, tenendo in mano ritratti del leader. Si è levato il coro "morte all’America, morte a Israele".

Migliaia di persone in piazza Enghelab a Teheran per una manifestazione pro-governativa per la morte di Khamenei (Majid Saeedi/Getty Images) 
 

E se c'è chi si dichiara "pronto a dare la vita per l’Islam e per il mio imam Khamenei", c'è anche chi, come Atousa Mirzade – insegnante a Shiraz, sentita dal Guardian – dice di non poter gioire della morte del leader per mano di una potenza straniera: "Non so cosa succederà al nostro paese. Abbiamo visto cosa è successo in Iraq: caos e sangue". La paura del dopo è reale, anche tra chi non piange Khamenei.

Le linee fisse e i cellulari restano irraggiungibili in molte zone dell’Iran e questo rende difficile misurare il reale sentiment di una nazione di oltre 90 milioni di persone. I festeggiamenti che emergono dal filtro della censura non sono che la punta di un iceberg. Ma la loro stessa esistenza, in un paese dove scendere in piazza può costare la vita, parla da sola.

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  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti