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il discorso

Macron lancia la “deterrenza nucleare avanzata” aperta ai partner europei

Jean-Pierre Darnis

Contro le minacce russa e cinese, il presidente francese vuole percorrere la strada di potenziare l’arsenale nucleare. Un’apertura che si aggiunge a quella della Nato, presentata come distinta ma complementare, e il cui successo dipenderà dal coordinamento con gli altri progetti europei

Il discorso del presidente francese Emmanuel Macron, nella base militare vicino a Brest, in Bretagna, di fronte al sottomarino Le Téméraire, riveste una solennità particolare. Nel 2020, in un intervento all’École de guerre, Macron – come i suoi predecessori a partire da De Gaulle – aveva ribadito che per la Francia il possesso dell’arma nucleare era sinonimo di sovranità e autonomia. Questa volontà di totale indipendenza spiega anche perché la Francia non abbia mai aderito al Nuclear Planning Group della Nato. Tuttavia, tale indipendenza non implica una concezione strettamente nazionale della deterrenza. Già nel 1964, il presidente De Gaulle aveva discretamente comunicato ai paesi del Benelux che la Francia avrebbe considerato un attacco al loro territorio come un’aggressione ai propri interessi vitali.

 

Da allora, Parigi ha progressivamente esteso i propri “interessi vitali” – concetto centrale nella definizione di una possibile risposta nucleare – includendo anche i suoi alleati, un’evoluzione già presente nel Libro bianco sulla difesa del 1972. Ciò, però, non comportava un accordo formale da parte dei paesi interessati da questa estensione. Nel 2020, Macron aveva lanciato l’idea di compiere un ulteriore passo: esaminare il ruolo della deterrenza nucleare francese nel contesto di una difesa collettiva europea, un’apertura rimasta però inascoltata. Ma i tempi sono cambiati. La guerra in Europa e, soprattutto, i dubbi sull’affidabilità delle garanzie di difesa statunitensi durante la seconda presidenza di Donald Trump hanno modificato lo scenario. La novità è il concetto di “deterrenza avanzata” nella profondità strategica europea, con una postura rafforzata nei confronti della minaccia russa, senza però trascurare la crescente sfida rappresentata dalla Cina. Questa trasformazione risponde a una preoccupazione globale di abbassamento della soglia di ricorso al nucleare, ma anche a una visione che sottolinea la crescita delle necessità tecnologiche convenzionali legate alla catena nucleare, un concetto che Macron ha definito come “spalleggiamento”. La decisione di potenziare l’arsenale nucleare francese si inserisce in questa logica di riaffermazione della deterrenza.

 

I legami con il Regno Unito sono stati rafforzati dal vertice di Northwood dello scorso luglio, che ha aperto alla possibilità di un coordinamento. La “deterrenza avanzata” si sta configurando anche con paesi come la Germania, con un’apertura alla partecipazione di partner a esercitazioni, la collaborazione tra forze convenzionali alleate e il nucleare francese, nonché una maggiore diffusione sul continente europeo delle forze aeronautiche strategiche francesi. Si tratta di un’apertura che si aggiunge a quella della Nato, presentata come distinta ma complementare, mentre alcuni paesi – come Germania e Italia – ospitano bombe nucleari statunitensi sul proprio territorio. La Germania emerge come il partner chiave di questo sforzo, ma altri paesi stanno dialogando, tra cui Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia e Danimarca, senza escludere ulteriori adesioni. Si tratta di un’operazione tutt’altro che banale, poiché implica una discussione sulla condivisione delle minacce convenzionali con gli altri partner e potrebbe portare allo sviluppo di capacità comuni in ambiti come l’allerta e il rilevamento, la difesa aerea allargata e le capacità di colpire in profondità, già strutturate attraverso alcuni progetti europei.

 

Macron traccia una linea che cerca di rispettare la dottrina gollista originale, anche per non alienarsi i settori più sovranisti, ma al contempo definisce un orizzonte che tiene conto delle richieste tedesche. E’ un’iniziativa prudente e ambiziosa, dal significato epocale: se dovesse funzionare, potrebbe rappresentare un contributo fondamentale per una difesa europea più integrata; in caso contrario, rischierebbe di segnalare una pericolosa rinazionalizzazione.

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