Teheran non ha più presa sulla Siria di al Sharaa, colpita dai detriti di missili iraniani
Gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e le sue postazioni in medio oriente e le risposte iraniane hanno mostrato chiaramente che, nonostante la sua posizione centrale tra le due principali potenze in conflitto, Damasco non è più un obiettivo. Cosa è cambiato dopo la caduta di Assad
Damasco. Aerei da guerra israeliani hanno sorvolato la capitale siriana a partire da sabato mattina, seguiti dal suono delle esplosioni dei missili iraniani intercettati nello spazio aereo siriano. Mentre gli attacchi continuavano per tutto il giorno e in tutta la regione, tutti sembravano seguire le notizie; pochi, tuttavia, sembravano preoccupati. Gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e le sue postazioni in medio oriente – inclusa una a sud di Baghdad, controllata da milizie irachene legate a Teheran – e le risposte iraniane hanno mostrato chiaramente che, nonostante la sua posizione centrale tra le due principali potenze in conflitto, la Siria non è più un obiettivo. Sabato sera in diverse città siriane e in alcune zone dell’Iran, nonostante le oltre duecento vittime già segnalate in territorio iraniano, si sono viste esplosioni di gioia: la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, era morto. L’Iran ha confermato la notizia domenica mattina.
L’indebolimento della Repubblica islamica dell’Iran, dopo anni di sforzi israeliani e statunitensi nella regione – e dopo l’operazione guidata da combattenti islamisti alla fine del 2024 che riuscì a rovesciare un regime brutale – fa sì che la Siria non sia più percepita da molti dei suoi abitanti come un corpo lacerato da milizie iraniane, mafie alleate e gruppi che volevano trasformarlo in una “zona libera dalla droga”. Per anni l’Iran ha utilizzato la Siria come canale logistico per rifornire le proprie reti di miliziani libanesi e palestinesi, trasformando il paese in un centro di comando regionale. Oltre a esercitare un controllo di fatto su molte decisioni del vecchio regime di Assad, le milizie iraniane possedevano magazzini, impianti di produzione di armi e droga, oltre a valichi di frontiera non ufficiali. Si stima che tra il 2011 e il 2020 Teheran abbia speso tra i 30 e i 50 miliardi di dollari per sostenere il regime di Assad, addestrando e armando decine di migliaia di combattenti sciiti da impiegare sul fronte siriano.
Poco dopo la caduta di Assad, alla fine del 2024, Khamenei aveva invitato i giovani siriani a ribellarsi contro le nuove autorità di Damasco, sostenendo che avrebbero dovuto “resistere con forza a coloro che hanno progettato e realizzato l’insicurezza”. Dalle prime ore del 28 febbraio, si sono diffuse ampie voci secondo cui Khamenei sarebbe stato tra i primi uccisi negli attacchi israeliani contro l’Iran. Dall’uccisione, nel gennaio 2020 nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, del generale iraniano Qassem Soleimani – capo della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione e principale alleato di Bashar el Assad sul terreno – fino all’eliminazione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, nel settembre 2024, gli ultimi anni sono stati segnati da continui sforzi statunitensi e israeliani per ridurre l’influenza di Teheran in medio oriente. Il bersagliamento dei leader era solo la parte più visibile di queste operazioni: molto altro è avvenuto dietro le quinte, attraverso pressioni economiche e diplomatiche. Questi sforzi hanno fatto sì che, quando le forze dell’attuale presidente siriano Ahmed al Sharaa sono partite da Idlib per un’operazione che ha portato, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2024, alla conquista della capitale e di gran parte del paese in pochi giorni, l’Iran e le sue milizie alleate non fossero in grado – o non avessero la volontà – di opporre grande resistenza.
In una moschea di Teheran, nelle settimane successive alla caduta del regime di Bashar el Assad, il generale di brigata Behrouz Esbati aveva ammesso: “Siamo stati sconfitti, e molto duramente. È stato un colpo enorme ed è stato difficile riprenderci". Aveva inoltre sostenuto che Assad avesse rifiutato più volte la richiesta di Teheran di permettere alle milizie filo-iraniane di attaccare Israele dal sud della Siria, dopo l’attacco lanciato da Hamas il 7 ottobre 2023. Oggi, gli alleati dell’Iran nella regione sono indeboliti, e pochi credono che Teheran possa davvero soccorrerli in caso di pericolo – o che il regime iraniano stesso poggi ancora su basi solide.
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