Ansa
Dopo l'operazione ruggito del leone
Trump dice che l'ayatollah Ali Khamenei è morto
Il suo corpo è stato recuperato sotto le macerie del suo compound a Teheran, colpito oggi dagli attacchi di Israele e Stati Uniti. Il presidente americano: "Una delle persone più malvagie della storia è morta". Chi era la guida suprema del regime di Teheran
Ali Khamenei, la Guida suprema della repubblica islamica dell’Iran, è stata eliminato oggi, in seguito agli attacchi di Israele e Stati Uniti. "Questa mattina abbiamo distrutto in un potente attacco a sorpresa il complesso del tiranno Khamenei nel cuore di Teheran", ha spiegato Benjamin Netanyahu in un discorso alla nazione, aggiungendo: "Ci sono molti segnali che sia morto". Poco dopo è arrivata la conferma di Israele e poi anche quella di Donald Trump.
Su Truth, il presidente americano ha scritto: "Khamenei, una delle persone più malvagie della Storia, è morta. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani, e per quelle persone provenienti da molti paesi in tutto il mondo, che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di delinquenti assetati di sangue".
Di etnia turca, è arrivato alla testa dell’Iran. In gioventù romanziere e musicista, è stato poi un duro persecutore di intellettuali e ha vietato l’insegnamento della musica. Sempre da giovane amico di comunisti, ne fece liberare in quantità quando arrivò al potere, ma in compenso con lui sono finite dentro una quantità di altre persone. È l'Ayatollah Seyyed Ali Hoseyni Khāmeneī, che è stato sia Presidente, sia Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran. Per 73 giorni, le due cose assieme.
La famiglia è, appunto, di origine azera. Non nasce però nell’Azerbaigian iraniano ma a Mashhad nel Khorasan: dall’altra parte del paese, al confine nord-est con Afghanistan e Turkmenistan. Il suo primo nome è quello del primo imam sciita Ali: cugino e genero di Maometto e quarto califfo. Il suo secondo nome quello del figlio secondogenito di Ali, e terzo califfo. La città in cui nasce ha il nome che significa “Santuario” perché vi è sepolto l’ottavo dei 12 imam, Ali al-Reza. Il tutto indica un ambiente di provenienza chiaramente religioso, e nato il 19 aprile 1939 infatti Khamenei inizia gli studi religiosi non appena conclusa la scuola elementare. A 19 anni arriva nella città santa di Qom, per seguire le lezioni del Grande Ayatollah Borjerdi e dell'Ayatollah Khomeynī.
È comunque un giovane degli anni ’60, e porta i jeans sotto la veste religiosa. È anche un estimatore del tabacco olandese e suona il tar: un liuto a sei corde tipico della tradizione persiana. Scrive inoltre poesie, romanzi e saggi: sulla lotta dei musulmani in India; sulla letteratura persiana dell'Indostan. Nel 1963, all’epoca del grande scontro tra lo scià e il clero sciita che costringe Khomeini in esilio, viene arrestato. In carcere diventa amico di comunisti e altra gente di sinistra. Viene comunque rilasciato dopo poco, e diventa insegnante di religione.
Quando inizia la Rivoluzione Islamica, il quarantenne Khamenei emerge subito come stretto collaboratore di Khomeini. Membro del Consiglio della Rivoluzione, tra i fondatori del Partito della Repubblica Islamica, nell’autunno del 1979 dopo lo scontro con Khomeini che forza alle dimissioni il Grande Ayatollah Hoseyn Ali Montazeri è nominato al suo posto come Guida delle Preghiere del venerdì di Teheran. Diventa dunque un obiettivo della offensiva di attentati dei Mujihaeddin-e-Khalq contro il potere, e nel giugno del 1981 scampa per poco a una bomba nascosta in un registratore durante una conferenza stampa. Rimasto con lesioni permanenti, viene però esaltato come un martire ancora in vita. Dopo che il 30 agosto i Mujihaeddin-e-Khalq fanno saltare in aria anche il presidente Mohammad Ali Rajaim, con la guerra contro l’Iraq in corso, viene candidato al suo posto, e il 2 ottobre prende il 95,02 per cento dei voti. Verrà rieletto il 16 agosto 1985 con l’87,86 per cento.
Nel sistema costituzionale della Repubblica Isamica, in realtà il presidente conta poco rispetto alla Guida Suprema, leader del clero sciita. Ma appunto con quella fama di fedelissimo il 4 giugno 1989 viene nominato lui Guida Suprema, dopo la morte di Khomeini. Come ricordato, fino al 16 agosto mantiene entrambe le cariche, prima di cedere la presidenza a un altro religioso: Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. La nomina suscita in realtà forti perplessità, perché il suo rango nella gerarchia sciita sarebbe in realtà solo di medio livello. Il modo in cui viene promosso per poter essere ratificato gli vale il soprannome polemico “ayatollah in una notte”.
Il fatto però è che lui non è un leader carismatico come il suo predecessore, ma essenzialmente un referente e esecutore per l’ala più conservatrice del clero sciita. E come tale agisce per le sue decisioni più contestate. Nel 1996 l’ex-suonatore di tar emette, come già ricordato, una fatwa secondo cui l'educazione musicale corrompe le menti dei bambini piccoli. Molte scuole di musica sono dunque chiuse e l'istruzione musicale ai bambini di età inferiore ai 16 anni è bandita dalle istituzioni pubbliche, anche se può continuare in privato.
Nel 1997 manda agli arresti domiciliari il Grande Ayatollah Hoseyn Ali Montazeri, che era stato suo concorrente per la successione a Khomeini e che lo taccia di incompetenza. Nell’agosto del 2000 si schiera col Consiglio dei Guardiani, espressione del clero, contro la richiesta del Parlamento di riformare la legge sulla stampa. Lo stesso anno è indicato dal Comitato per la protezione dei giornalisti come “uno dei primi dieci nemici della stampa e della libertà di espressione”. Se al momento di diventare Guida Suprema ha fatto liberare una quantità di detenuti politici di sinistra in base alle sue simpatie del 1989, in seguito il suo regime non ha mancato di essere protagonista di varie sfuriate repressive. In particolare, dopo le proteste studentesche del 2003 e dopo quelle di Teheran del 2009.
Secondo una comunicazione del governo iraniano all’Aiea nell’agosto del 2005, Khamenei avrebbe emesso una fatwa ostile alla produzione, lo stoccaggio e l'uso di ordigni nucleari. Ma a parte questa fonte del documento non si sa niente, visto che non è mai stato pubblicato. In compenso, si è pronunciato spesso contro gli Usa e per la distruzione di Israele, anche se ha condannato gli attentati dell11 settembre 2001.
“I diritti umani sono l'arma nelle mani dei nostri nemici in lotta con l'Islam”, è la frase con cui ha risposto a chi lo accusa di aver promosso l’assassinio di almeno 160 esuli, di aver perseguitato intellettuali, di aver fatto reprimere duramente proteste, di aver mantenuto la fatwa per uccidere Salman Rushdie. “Questo non significa opporsi all'apprendimento di una lingua straniera, ma qui si tratta di promuovere una cultura straniera nel paese tra bambini, giovani adulti e giovani. I pensatori occidentali hanno ripetuto più e più volte che invece di dire: espansionismo colonialista... la via migliore e meno costosa sarebbe inculcare il pensiero e la cultura alle generazioni più giovani” è un’altra frase. con cui si è opposto all’insegnamento dell’inglese nelle elementari, anche se in compenso ha favorito la diffusione di pc e Internet.
“Le manifestazioni richiedono una risposta energica, i rivoltosi devono essere repressi duramente”, è un’altra ancora. “Morte al dittatore” cantavano i manifestanti nel 2009, strappando le sue foto. Altre proteste ci sono state nel 2011-2012, 2017-2018, 2019-2020, dal 2021.
Altre frasi del Khamenei-pensiero: “l'uguaglianza di genere è un complotto sionista con lo scopo di “corrompere il ruolo delle donne nella società”. “Oggi, l'omosessualità è un grave problema nel mondo occidentale. Tuttavia le nazioni occidentali lo ignorano. Ma la realtà è che l'omosessualità è diventata una sfida seria, un dolore e un problema irrisolvibile per gli intellettuali occidentali”. Proprio la comune opposizione all’omosessualità è stata indicata da Khamenei come motivo per l’alleanza con la Russia ribadita anche con la guerra in Ucraina. Altro suo giudizio sull’Occidente: “una mafia capeggiata da mercanti ebrei sparsi in tutto il mondo e da politici ad essi asserviti”. Khamenei ha pure fatto diverse battute negazioniste sull’Olocausto. Nel 2006 ha parlato del “mito del massacro degli ebrei”. Nel 2014 ha detto che “l'Olocausto è un evento la cui realtà è incerta e, se è accaduto, è incerto come sia accaduto”, ma in Occidente non se ne potrebbe discutere per via della censura. Nel Giorno della Memoria del 27 gennaio 2016 ha pubblicato un video negazionista dell'Olocausto sul suo sito web ufficiale. Nel 2020 ha twittato: “perché è un crimine sollevare dubbi sull'Olocausto ... mentre è consentito insultare il Profeta (pace e benedizioni su di lui)?”.
Il 9 settembre 2014 Khamenei è operato alla prostata, nel 2015 il Wall Street Journal dice che ha un tumore, ma è sopravvissuto per anni a questi problemi. Padre di quattro figli e due figlie, Mojtaba, Moṣṭafā, Masʿūd, Maysam, Boshra, Hoda. Ma ha anche una nipote che si chiama Farideh Moradkhani, che è una nota attivista contro la pena di morte e per le libertà civili, e che nel gennaio 2023 è stata arrestata.
Durante le proteste del 2025-2026, Khamenei è stato di nuovo obiettivo della protesta con i manifestanti che cantavano “Morte al dittatore!”, “Morte a Khamenei” e “Quest'anno è l'anno del sangue, Khamenei sarà rovesciato”. Mentre sui social hanno fatto furore immagini e video di donne che accendevano sigarette con un'immagine in fiamme della Guida Suprema: per la legge iraniana, un reato. Khamenei ha in effetti riconosciuto in dichiarazioni pubbliche che le lamentele economiche di molti manifestanti, come l'inflazione, il crollo del rial e le difficoltà affrontate dai negozianti, erano legittime. Ma ha fatto una distinzione tra “manifestanti” e “rivoltosi”, affermando che “i rivoltosi devono essere messi al loro posto”, e ha ordinato una repressione durissima. La stima minima è stata di almeno 500 vittime, ma sono state date altre cifre molto più gravi, fino a 36.500. con 330-360.000 feriti e oltre 50.000 arrestati. Il 17 gennaio Khamenei ha pubblicamente riconosciuto per la prima volta che “diverse migliaia” di persone erano morte durante le recenti proteste nazionali. Ha attribuito la violenza e il caos a "nemici esterni", in particolare Stati Uniti e Israele, accusandoli di aver orchestrato i disordini e di aver fornito armi ai manifestanti. Rapporti di intelligence di inizio gennaio 2026 indicano che Khamenei avrebbe sviluppato un “Piano B” per evacuare a Mosca nel caso in cui i disordini interni portassero alla caduta del suo regime.
Già nel giugno scorso durante il precedente conflitto con Israele Khamenei sarebbe stato trasferito in un bunker sotterraneo fortificato a Teheran con la sua famiglia dove è rimasto in gran parte isolato dalle comunicazioni esterne. Dopo il cessate il fuoco nella guerra tra Iran e Israele, Khamenei riapparve il 26 giugno tramite una clip registrata per mettere in guardia gli Stati Uniti da futuri attacchi. L'isolamento di Khamenei durante la guerra, con accesso limitato ai suoi più stretti collaboratori, complicò però gli sforzi diplomatici a Ginevra, rendendo impossibile raggiungere un accordo. Solo 5 luglio 2025 fece di nuovo una apparizione pubblica. Anche ora era stato portato in luogo sicuro, mentre la sua residenza veniva distrutta. Ma secondo fronti israeliane è stato ucciso lo stesso.