dalla nostra inviata
La guerra la vince chi è più veloce a innovare. Le regole dei droni in Ucraina
I russi rubano la tecnologia di Kyiv, producono tanto, rapidi e allevano generazioni di operatori per il futuro. Sul campo i droni cambiano ogni tre settimane, serviamo anche noi europei, ma non stiamo al passo, ci dice Vadym Adamov
Kyiv, dalla nostra inviata. Chi innova, vince. Chi è più lento, perde. Messe così, le azioni del “vincere” e del “perdere” potrebbero sembrare la conclusione naturale di un gioco, se c’è chi vince, c’è poi chi perde. Se le due azioni vengono usate per raccontare una guerra, allora si riempiono di significati enormi, che fanno la differenza fra la vita e la morte, fra la libertà e la schiavitù. La guerra di resistenza dell’Ucraina è diventata una questione di velocità. Nessuno crede che si concluderà rapidamente, anche se il presidente americano Donald Trump ne ha di nuovo chiesto la conclusione fra un mese. Tutti però sanno che la differenza la farà chi sarà più svelto a innovare e a produrre i frutti della propria innovazione. La rivoluzione che il conflitto in Ucraina ha portato negli affari di guerra facciamo ancora fatica a comprenderla, ma soprattutto è una rivoluzione che si rivoluziona di mese in mese, anzi, di venti giorni in venti giorni. I cicli per il cambiamento delle armi si fanno sempre più rapidi. Vadym Adamov, quando è iniziata l’invasione su vasta scala, aveva diciotto anni ed è andato ad arruolarsi, rivedendo i suoi progetti di diventare regista.
Oggi Vadym si occupa di innovazione e droni, collaborando anche con Victory Drones, il più grande progetto di addestramento per operatori in Ucraina. Ha combattuto a Kyiv, “aspettavo i carri armati russi con i Nlaw in spalla”, dice al Foglio. I Nlaw sono armi anticarro leggere, che assieme ai Javelin divennero i simboli dell’inizio della resistenza ucraina. Poi è stato mandato a Bakhmut, Robotyne, Avdiivka, ha conosciuto molti angoli del fronte, è stato ferito, ha continuato a lavorare e a pensare, perché chi smette di innovare è finito.
L’Ucraina innova, dall’altra parte però anche la Russia continua a farlo e i droni di Mosca sono le armi di guerra che in questo momento fanno più paura in Ucraina. Vadym parla da Zytomyr, alle sue spalle c’è un muro verde, scrostato. Tutti coloro che si occupano di innovazione devono mantenere un occhio in Ucraina e un occhio in Russia, per capire a che punto è arrivato il nemico. Quattro anni fa, Mosca sapeva ben poco di droni, ha importato gli Shahed dalla Repubblica islamica dell’Iran, si è impossessata del know-how, ha iniziato a produrli e migliorarli. Se però è arrivata al punto di rendere i suoi droni tanto spaventosi è perché ha rubato tecnologia anche agli ucraini. “Sì, i russi sono migliorati molto, hanno quello che noi non abbiamo: un sistema verticale forte, mentre il nostro esercito è molto anarchico, ma a me piace così”, dice Vadym ridendo. Mosca mette tutto quello che ha al servizio del suo obiettivo, quando ha capito che non poteva rimanere indietro con i droni, ha dedicato le sue risorse a questo lavoro. “Il non detto è che l’Ucraina è diventato un grande centro di ricerca e sviluppo gratuito per i russi, praticamente ci scambiamo tecnologie, analizziamo i droni dell’una e dell’altra parte, loro si impossessano di quello che inventiamo e lo producono su scala enorme. Lo hanno fatto con gli Fpv, gli Ugv, i Mavic 3. L’unica cosa che non hanno preso da noi sono i droni in fibra ottica”. I droni in fibra ottica rimangono impossibili da fermare se non con misure cinetiche, possono entrare in zone urbane dove i segnali radio falliscono e raggiungono zone che un tempo erano ritenute più sicure. La verità dolorosa Vadym la dice senza il tentativo di mascherare la sua preoccupazione: “Di fatto ci uccidono con quello che noi inventiamo”. L’altra verità è che la produzione massiccia di Mosca si ferma con le sanzioni e per questo gli europei sono centrali.
Lo sviluppo russo dei droni non è soltanto un problema ucraino, riguarda molto l’Europa, che ha una velocità di innovazione molto più lenta e non riesce a stare dietro al campo di battaglia, che impone ritmi che la burocrazia non può vincolare. Gli investimenti di Kyiv e Mosca sui droni hanno ridisegnato il campo di battaglia. Russi e ucraini si spiano, con i droni guardano le linee nemiche giorno e notte, attaccano con precisione le postazioni. I droni aerei hanno rivoluzionato il concetto di “linea del fronte”, imponendo la creazione di una zona grigia, una “kill zone” fra le due linee del fronte che rende quindi l’uso dei droni essenziale per combattere dall’una all’altra parte. Ma la capacità russa di copiare e produrre le armi di Kyiv ha un peso soprattutto sulle città ucraine, dove, in alcuni casi, i russi sono diventati capaci di dare la caccia ai civili. Prima succedeva soltanto a Kherson, ora si riportano casi anche in altre zone: “Può accadere ovunque in futuro, a Kyiv, a Leopoli, ma anche in Europa, potrebbero arrivare, puntare una casa, sparare in una finestra”. Nel frattempo, l’Ucraina non sta ferma, adatta i suoi droni, non soltanto per volare dietro le linee nemiche o per raggiungere obiettivi nel territorio russo, ma anche per sostituire personale al fronte, mandare rifornimenti o fare evacuazioni. Letalità, ma anche protezione: “Ci servono sistemi anti Shahed, droni in fibra ottica, Ugv, Fpv in grado di colpire più bersagli insieme: un drone che contiene altri droni, impossibile da fermare con il jamming e infine i droni autonomi”. Correre più velocemente del nemico, innovare senza sosta. Vadym prima di salutare racconta però una delle sue preoccupazioni più grandi e riguarda la preparazione, l’investimento, l’educazione: “Mosca ha creato un progetto per avvicinare i ragazzi alla loro guerra, ha realizzato centri nelle scuole, nelle università, dove i ragazzi vengono messi a giocare a Minecraft e si addestrano a pilotare i droni. Se inizi a tredici anni, allevi generazioni di operatori e ingegneri. E a quel punto il problema non è soltanto nostro, che queste generazioni non ce le possiamo permettere, ma è di tutta l’Europa, dove non esiste un programma di pianificazione strategica”. Kyiv e le capitali europee non possono militarizzare i loro studenti in preparazione di una possibile, guerra, la Russia lo fa, non ha le regole e le preoccupazioni delle democrazie. “Ho frequentato i ministeri della Difesa di diversi paesi europei, ho avuto la sensazione che l’Europa non faccia nulla per sopravvivere come società occidentale”.
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