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El Mencho dalla braga calata. La libido dei narcos e il finale più scontato

Giovanni Battistuzzi

La storia del criminale catturato, o ucciso, durante un incontro romantico è quello che Raymond Chandler definirebbe pessima letteratura. Perché le vite criminali vanno troppo spesso a finire così

Per sette anni l'esercito messicano aveva un obbiettivo più obbiettivo degli altri: catturare Nemesio Oseguera Cervantes, ai più noto semplicemente come El Mencho. Per sette anni, tra agenti infiltrati, intercettazioni ambientali e telefoniche, spionaggi e utilizzo di dati geosatellitari l'esercito messicano non è riuscito a trovarlo. El Mencho era un'assenza presentissima nel mondo degli affari sporchi. Un fantasma, un burattinaio capace di tirare i fili di un impero del narcotraffico e del commercio, ovviamente illegale, di armi, senza farsi vedere e, soprattutto beccare. 

Qualche mese fa i miliatari messicani hanno smesso di fare tutto ciò che hanno fatto per questi sette anni. Continuavano a cercarlo, senza più provare a intercettarlo. Avevano trovato qualcosa di più interessante, qualcuno che li avrebbe condotti a lui senza più un dispiego enorme di tempo e mezzi: una donna. Una donna che in almeno due occasioni fece perdere le sue tracce proprio quando si avvicinava il momento del blitz. Ma che non riuscì a farlo il 22 febbraio. La collaborazione dell'esercito messicano con l'intelligence americana sicuramente ha aiutato ma forse non è stata decisiva: il cambio di passo nella ricerca di quello che era sino a domenica il Nemico pubblico numero uno del governo messicano è avvenuto prima della formazione del Joint Interagency Task Force-Counter Cartel.

Grazie a una donna, l'amore o la passione non può essere mai una causa, l'assenza del Mencho è diventata presenza. Una presenza colpita dai proiettili dei fucili di assalto dell'esercito messicano.

C'è niente di più scontato in tutto questo. Il finale più classico di una vita criminale.

Fosse stato un romanzo noir, Raymond Chandler avrebbe avuto qualcosa da ridire, l'avrebbe classificato come pessima letteratura. Era il 1949 quando, in un'intervista al New Yorker, lo scrittore americano si lamentò di una certa faciloneria del mondo dell'hard-boiled di realizzare trame che si concludevano con criminali che finiscono al gabbio per una braga calata di troppo. Disse: "Finali del genere sono scontati perché così vanno a finire quasi sempre le vite dei più importanti criminali. Prendete John Dillinger, catturato per via della 'Donna in rosso'. Se la realtà è questa, perché è questa, l'uomo diventa debole e stupido per libido, noi scrittori dobbiamo sforzarci per inserire un po' di immaginazione in un mondo che sragiona con le parti basse".

Non leggeva Raymond Chandler, El Mencho. Così come aveva trascurato il romanziere americano pure Matteo Messina Denaro, il boss della Camorra Pasquale Galasso o Joaquin Archivaldo Guzmán Loera, per brevità chiamato El Chapo, il cui desiderio di incontrare attrici e donne famose durante la latitanza contribuì alla sua individuazione nel 2016.

La libido è la vera grande malattia dei criminali. E diceva bene, pur sbagliando, Francesco De Gregori in "Il bandito e il campione" quando cantava "un bravo poliziotto che sa fare il mio mestiere / sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere / e ti fece cadere la tua grande passione / di aspettare l'arrivo dell'amico campione". Quel vizio non è quasi mai la bicicletta.

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