A Gorton and Denton
La terza tempesta in due settimane sul governo di Starmer
I messaggi privati che diventano pubblici stanno facendo collassare il Regno Unito un pezzettino alla volta. E il voto per un’elezione suppletiva a Gorton and Denton, collegio elettorale della Greater Manchester, potrebbe favorire gli estremisti
Dopo la caduta del principe Andrew e del principe delle tenebre Peter Mandelson, sul Regno Unito potrebbe oggi abbattersi la terza tempesta. Si vota per un’elezione suppletiva a Gorton and Denton, collegio elettorale della Greater Manchester, dove il Labour, diciotto mesi fa, aveva vinto con il 50,8 per cento dei voti, ma il suo deputato eletto, Andrew Gwynne, si è dimesso, ufficialmente per motivi di salute, in realtà perché, in un gruppo WhatsApp di parlamentari locali ha scritto: “Cari cittadini, fanculo. Sono stato rieletto, e senza i vostri voti, andate all’inferno”. I messaggi privati che diventano pubblici stanno facendo collassare il Regno Unito un pezzettino alla volta, ma a Gorton and Denton c’è qualcosa di più profondo, il risentimento si mescola ad affitti inaccessibili, servizi pubblici fatiscenti, prezzi alti e salari fermi. La tempesta delle tempeste sta travolgendo l’offerta politica centrista a favore di estremi che più estremi non si può. Tra il 25 e il 30 per cento delle preferenze – nei sondaggi – c’è il Labour (spesso al terzo posto, ma il margine è piccino: lo spiraglio di luce c’è), c’è Reform Uk, il partito di estrema destra di Nigel Farage e c’è il Green Party, il partito dei Verdi che ha fatto una campagna egualmente feroce contro Reform e contro il Labour.
Nella parte ovest del collegio elettorale, quella più vicina a Manchester, più povera e con una grande presenza della comunità musulmana, i Verdi vanno molto forte, guidati dalla trentaquattrenne Hannah Spencer, che fa l’idraulico e studia per diventare imbianchina, inseparabile dai suoi quattro levrieri: gli slogan sono sul genocidio a Gaza (di cui il governo laburista di Keir Starmer sarebbe complice) e i video elettorali più incendiari sono in urdu. Nella parte orientale di Denton, dove abita una working class bianca sfinita, va forte Reform Uk: nel pub che fa da quartier generale, il Red Lion, ci sono Union Jack ovunque e si fa il karaoke con canti nostalgici, mentre si denunciano l’invasione degli immigrati, le politiche ambientaliste e la morte della cultura tradizionale inglese. Il candidato di Reform è Matt Goodwin, che in Europa conoscono in molti perché è stato a lungo un accademico, saggista e commentatore di area conservatrice (i Tory nei sondaggi qui sono al 6 per cento), ma che ora ripete i mantra nazionalisti e xenofobi del suo capo: la sua fortuna, si fa per dire, è che c’è un partito alla sua destra, Advance Uk, nazionalista cristiano, che fa sembrare Reform quasi moderato.
Il premier Starmer è andato a Gordon and Denton nei giorni scorsi, ed è stato anche mobilitato l’ex premier Gordon Brown: è una cosa inusuale per un’elezione locale, ma rende l’idea di quanto sia importante per il Labour non perdere questo collegio, che fino a qualche mese fa era considerato sicuro. Poiché in questo mestissimo 2026 non ne va dritta una, se il Labour dovesse vincere, Starmer dovrà ringraziare Lucy Powell, la prima ministra del suo governo che ha licenziato, e il sindaco di Manchester Andy Burnham, al quale Starmer ha impedito di candidarsi proprio qui, per non rischiare di ritrovarsi ai Comuni un rivale per la sua leadership. Se si dovesse perdere, nella classifica della disperazione, i laburisti sperano in cuor loro che a vincere sia Reform, e non il Green Party, che altrimenti si posizionerebbe come alternativa credibile a sinistra, un guaio grosso per le amministrative di maggio.
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