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Chevron si prende il greggio dei russi. La partita americana in Iraq continua

Redazione

L'azienda petrolifera statunitense ha appena siglato un accordo preliminare con la Basra Oil Company, di proprietà dello stato iracheno, per rilevare il giacimento di West Qurna 2, che produce circa il 10 per cento dell’output totale dell’Iraq

Per una compagnia russa che se ne va dall’Iraq, altre americane tornano alla carica. A novembre scorso, sotto la pressione delle sanzioni internazionali, la Lukoil ha dichiarato forza maggiore chiudendo i rubinetti ai suoi pozzi petroliferi iracheni, i più importanti controllati dalla compagnia fuori dalla Russia. E così ecco arrivare gli americani, con Chevron che ha appena siglato un accordo preliminare con la Basra Oil Company, di proprietà dello stato iracheno, per rilevare il giacimento di West Qurna 2 nei pressi di Bassora, che produce circa il 10 per cento dell’output totale dell’Iraq. Il giacimento è passato dalla Lukoil agli iracheni e sarà ora oggetto di una trattativa esclusiva con Chevron per i prossimi 12 mesi. Chevron che peraltro ha già ottenuto i diritti per un altro progetto di estrazione a Nassiria, mentre un’altra compagnia americana, Exxon, ha messo le mani sui pozzi di Majnoon. Decisiva per l’accordo è stata la triangolazione con l’Amministrazione Trump con il governo iracheno. Alla firma dell’accordo con Chevron era presente anche il premier uscente, Mohammed Shia al Sudani, che punta molto sull’intesa con gli Stati Uniti anche per i possibili risvolti politici di cui il primo ministro iracheno potrebbe beneficiare a stretto giro. La formazione del nuovo governo a Baghdad sta diventando una partita sempre più delicata in cui gli americani hanno deciso di intervenire con decisione. L’emittente panaraba al Arabiya ha riferito di un ultimatum degli Stati Uniti per la formazione di un governo iracheno “libero dall’egemonia iraniana”. Entro domani, l’ex premier Nouri al Maliki, considerato da Washington una pedina dei pasdaran, dovrà ritirare la propria candidatura alla guida del governo. L’alternativa sono le sanzioni economiche che porterebbero al collasso l’Iraq. Al Sudani medita se ritirare il proprio sostegno ad al Maliki in modo da ricandidarsi alla guida del governo. Accogliere migliaia di detenuti dell’Isis spostati dalla Siria e accordare contratti petroliferi agli americani potrebbero essere due buoni biglietti da visita per affermarsi come il “prediletto” di Donald Trump.

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