Zelensky non fuggì da Kyiv e il 25 febbraio 2022, in piedi sulla via Bankova, registrò il suo video più celebre: “Siamo tutti qui”
2014-2022-2026
“Siamo tutti qui”. Così è cambiato Zelensky in quattro anni di aggressione russa
Volodymyr di guerra e di pace. Nell’ultimo anno, il presidente ucraino ha subìto molte scosse, dentro e fuori il suo paese. Storia di un resistente
Kyiv. Il 23 febbraio del 2022, un giorno prima dell’inizio dell’invasione su larga scala da parte della Russia, Volodymyr Zelensky – barba fatta, camicia bianca, cravatta nera e giacca – incontrò imprenditori e manager delle più importanti aziende ucraine, nel suo ufficio di via Bankova: li ringraziò perché erano rimasti in Ucraina. Nonostante gli allarmi delle intelligence occidentali, Zelensky fino all’ultimo non credeva che sarebbe scoppiata la guerra e non voleva seminare il panico tra la popolazione, come ha ricostruito in questi giorni un'inchiesta del Guardian. A quel punto il presidente ucraino era in carica da alcuni anni e stava perdendo rapidamente popolarità: il suo indice di fiducia era crollato dall’80 per cento del 2019 al 37 all'inizio del 2022, secondo l’Istituto internazionale di sociologia di Kyiv.
Il 24 febbraio gli aerei, gli elicotteri e i missili russi si alzarono in volo per bombardare tutta l’Ucraina. Zelensky, nonostante rischiasse la vita, non fuggì da Kyiv e il 25 febbraio, in piedi sulla via Bankova, registrò il suo video più celebre: “Siamo tutti qui”. Il suo coraggio trovò eco tra gli ucraini: nel maggio del 2022 la sua fiducia era già al 90 per cento. All’estero Zelensky era diventato il simbolo della resistenza e della tenacia dell’intero popolo ucraino. Con il passare degli anni, però, questa percezione è cambiata. “Ora non è più il supereroe che i parlamenti applaudono in piedi, ma piuttosto un leader forte della resistenza democratica, su cui ci sono molte riserve”, dice al Foglio Yaroslav Yurchyshyn, deputato del partito Holos. A suo avviso, sul piano internazionale il presidente adotta un approccio razionale: ascolta anche le proposte più dolorose avanzate dai grandi interlocutori, come la cessione di parte del territorio ucraino in cambio della pace, ma continua a difendere gli interessi nazionali dell’Ucraina senza cedimenti. “Nella politica interna invece continua a privilegiare la lealtà rispetto alla competenza”, racconta il deputato.
Al primo e burrascoso incontro tra Zelensky e Donald Trump, alla Casa Bianca il 28 febbraio del 2025, il presidente americano dichiarò che Zelensky non aveva carte in mano e che non doveva imporre agli Stati Uniti il proprio punto di vista. Il presidente ucraino si era presentato a quell’incontro impreparato, ammettono gli esperti, ma ne trasse le giuste conclusioni e cambiò la sua tattica di comunicazione con gli americani. “La capacità di Zelensky di adattarsi rapidamente alle nuove circostanze è uno dei suoi punti di forza”, dice Maria Zolkina, analista della fondazione Iniziative democratiche. Gli Stati Uniti non forniscono più aiuti militari gratuiti a Kyiv, ma non si sono del tutto allontanati dall’Ucraina e vendono ai partner europei armi americane da mandare a Kyiv. Zelensky ringrazia Trump a ogni occasione: i giornalisti hanno contato che, durante l’incontro a Washington il 18 agosto del 2025, lo ha ringraziato undici volte in quattro minuti e mezzo. Ha persino cambiato abbigliamento, passando dall’abito militare al nero.
L’Ucraina sostiene ogni iniziativa americana dimostrando di aspirare alla pace, cosa che la Russia non fa. Kyiv ha dapprima accettato un cessate il fuoco di trenta giorni (la Russia ha rifiutato). Poi Zelensky ha dichiarato di essere pronto a incontrare il presidente russo Vladimir Putin in un paese neutrali. Kyiv ha ridotto da 28 a 20 punti la bozza dell’accordo di pace trasmessa dagli americani. E infine, su insistenza degli Stati Uniti, l’Ucraina sta conducendo negoziati con i russi. Le questioni spinose rimangono quelle territoriali e quella della centrale nucleare di Zaporizhzhia.
Nel frattempo Trump continua a telefonare a Putin e parla di grandi progressi, ma i russi non accettano ancora nemmeno un cessate il fuoco temporaneo. Secondo la missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nel 2025 almeno 2.500 civili sono morti in Ucraina a causa della guerra e oltre 12 mila sono rimasti feriti. Il numero complessivo di vittime e feriti è superiore del 31 per cento rispetto al 2024 e del 70 rispetto al 2023.
I commenti sprezzanti di Trump sul leader ucraino e la pressione forsennata su un paese che si difende coraggiosamente dall’aggressione russa hanno contribuito a preservare l’unità degli ucraini e il consenso personale di Zelensky, spiegano gli esperti. Nel gennaio del 2026, secondo il Kiis, il 61 per cento degli ucraini ripone ancora la propria fiducia in lui.
In quattro anni di guerra totale, il volto di Zelensky, 48 anni, si è ricoperto di rughe profonde. Di solito si sveglia alle tre o alle quattro di notte e nel corso della giornata beve molto caffè senza zucchero, scrive la Cnn in un suo profilo. In un recente incontro con i giovani, uno degli studenti gli ha chiesto in base a quale principio prende le sue decisioni e se non ha paura di sbagliare. Zelensky ha risposto che le prende in fretta. E cerca di correggere gli errori altrettanto in fretta. “La sua forza e la sua sicurezza non sono andate da nessuna parte”, dice Roman Hryshchuk, deputato del partito di governo Servitore del Popolo, che era presente all’incontro.
Eppure nel 2025 ci sono state molte scosse che avrebbero potuto annichilire la carriera politica di Zelensky. In estate ha firmato la controversa legge che limitava l’indipendenza degli organi anticorruzione, provocando proteste di piazza. Il Foglio era presente all’incontro con i media subito dopo: Zelensky era visibilmente irritato e promise di rimettere presto le cose a posto. Alla fine lo fece. In autunno divenne poi chiaro il motivo per cui quell’attacco politico alle forze dell'ordine era avvenuto: i detective dell’ufficio anticorruzione stabilirono che persone della cerchia più ristretta di Zelensky avevano creato un vasto schema corruttivo nel settore energetico. Timur Mindich, uno degli organizzatori dello schema, amico ed ex socio in affari del presidente, fuggì in Israele. Le perquisizioni raggiunsero anche Andriy Yermak, capo dell’Ufficio del presidente e il collaboratore più vicino e influente di Zelensky. Il giorno della perquisizione, il 28 novembre 2025, il presidente gli chiese di presentare le dimissioni. Zelensky è riuscito però a ricomporre la sua squadra, e pure i suoi critici ne sono soddisfatti. L’Ufficio è stato affidato a Kyrylo Budanov, ex capo dell’intelligence ed eroe di guerra, che ora si occupa del processo negoziale. Il nuovo ministro della Difesa è invece Mykhailo Fedorov, riformatore progressista che, grazie ai suoi buoni contatti con Elon Musk, è riuscito rapidamente a bloccare l’uso di Starlink da parte dell’esercito russo.
Zelensky in realtà è difficile che sia cambiato, è convinta Maria Zolkina, e continua a guardare con risentimento alla concorrenza politica. E’ probabile che stia comunque pianificando di candidarsi di nuovo alle prossime elezioni presidenziali. Il suo potenziale rivale, Valery Zaluzhny, ex comandante in capo delle forze armate, si trova attualmente a Londra come ambasciatore ucraino nel Regno Unito. Ci sono però segnali che Zaluzhny voglia tornare a casa, dal momento che ha cominciato per la prima volta a criticare pubblicamente il governo: l’ambasciatore ha dichiarato all’Associated Press che la controffensiva del 2023 fallì perché Zelensky e altri funzionari non gli fornirono le risorse necessarie. “Zelensky sacrifica consapevolmente le persone competenti che mostrano anche solo un accenno di ambizione politica”, spiega l’analista. Per le stesse ragioni, a suo avviso, è avvenuta anche la destituzione del capo del Servizio di sicurezza, Vasyl Malyuk.
Tirando le somme di un altro anno di guerra per il presidente Zelensky, il politologo Oleg Saakyan ricorda che nel 2024 Zelensky appariva stanco ed esausto, mentre nel 2025, nonostante tutto ciò che lo circondava, è tornato concentrato e determinato. “Zelensky dà il meglio di sé proprio sotto pressione e al contrario perde smalto nelle situazioni meno turbolenti”, spiega, descrivendo le sfaccettature del suo complesso carattere politico.