Forze del governo di Damasco durante un addestramento a Suwayda (foto Getty)
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L'indagine Onu sui massacri dei drusi in Siria accusa al Sharaa
Le voci sui crimini commessi da Damasco prima ancora che il report sia pubblico. E il presidente vuole ridimensionare la commissione di inchiesta per non avere testimoni dei crimini
Il rapporto della commissione d’inchiesta dell’Onu sui massacri dei drusi a Suwayda, nel sud della Siria, la cui pubblicazione è attesa a giorni, formula accuse pesanti nei confronti del governo di Damasco. Diverse fonti hanno anticipato al Foglio come il gruppo di esperti che in questi mesi ha visitato più volte la città, teatro di scontri violenti fra le forze governative e alcune fazioni druse, abbia raccolto testimonianze e prove di crimini efferati, non troppo lontani da quelli commessi dal regime di Assad. Sebbene i dettagli dell’indagine non siano ancora noti, il report rischia di gettare nuove ombre sul governo di Ahmed al Sharaa, che nel frattempo cerca di ridimensionare il peso dell’Onu in Siria.
Il mandato della commissione d’inchiesta, creata nel 2011 all’indomani dell’inizio della guerra civile, scadrà ad aprile, a ridosso della pubblicazione del rapporto sui crimini commessi a Suwayda. Il rinnovo stavolta è tutt’altro che scontato, quantomeno riguardo alla portata dei poteri assegnati alla commissione, che il governo siriano vorrebbe diminuire. Se fino a oggi l’organo dell’Onu ha avuto il potere di condurre indagini in autonomia sui crimini commessi prima e dopo la caduta del regime di Bashar el Assad, Damasco ora intende concedere alla commissione solamente poteri di supporto tecnico, mentre lo svolgimento delle indagini avverrebbe esclusivamente su richiesta del governo.
“Il governo siriano ha avanzato delle resistenze di natura giuridica per giustificare il ridimensionamento del mandato della commissione dell’Onu, ma la ragione è del tutto politica”, raccontano al Foglio fonti informate. Il rinnovo del mandato era avvenuto per la prima volta per consenso lo scorso anno, subito dopo la presa del potere da parte di al Sharaa. Per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, un paese membro si era autodichiarato colpevole di crimini contro l’umanità e dava mandato all’Onu per indagare. A distanza di un anno, lo scenario è cambiato e il rinnovo potrebbe tornare a essere sottoposto a votazione, in particolare se il mandato della commissione dovesse subire delle modifiche. Se alcuni paesi sponsor di al Sharaa – come la Turchia – sono a favore del ridimensionamento dell’Onu, altri, in particolare quelli europei, hanno manifestato la necessità di preservare l’autorità della commissione di inchiesta, unico organo ritenuto sufficientemente obiettivo nella conduzione delle indagini. La Siria risponde che sia nel caso dei massacri degli alauiti nel marzo del 2025 sia in quello di Suwayda a luglio, il governo ha dimostrato la propria buona volontà nell’appurare le responsabilità di eventuali crimini, istituendo delle commissioni di inchiesta nazionali. Ma secondo molte organizzazioni della società civile siriana queste indagini non sarebbero state condotte in modo trasparente. “Le azioni intraprese dal governo di transizione in questo senso non godono ancora della fiducia delle comunità colpite e non rispettano gli standard internazionali di indipendenza, imparzialità, trasparenza e accesso a rimedi efficaci per le vittime. Ciò sottolinea l’importanza del pieno rinnovo della commissione”, recita un comunicato pubblicato ieri da decine di ong.
Il report dell’Onu sui crimini commessi a Suwayda rischia anche di riaprire la partita del fronte meridionale della Siria, teatro delle incursioni militari israeliane, lanciate – secondo lo stato ebraico – per mettere in sicurezza la frontiera e i drusi. La mediazione degli Stati Uniti negli ultimi mesi aveva portato a dialoghi diretti fra siriani e israeliani, un unicum negli ultimi 80 anni. Dopo avere causato quasi 200 mila sfollati e centinaia di morti, il leader druso più ostile a Damasco, Hikmat al Hijri, ha chiesto alla comunità internazionale di riconoscere quello che ha definito “un genocidio” e ha fatto appello affinché Israele intervenisse per aiutare i drusi a difendersi da Damasco. Lo scorso settembre, un’indagine indipendente di Amnesty International aveva accusato il governo siriano di avere condotto decine di esecuzioni di massa contro i drusi all’interno di scuole, edifici pubblici e ospedali di Suwayda.
Sullo sfondo restano gli Stati Uniti che hanno avviato il completo ritiro dalla Siria, delegando la guerra all’Isis ad al Sharaa. Circa 7 mila terroristi sono stati trasferiti dalla Siria all’Iraq con un ponte aereo degli americani, ma si parla di migliaia di combattenti che sarebbero riusciti a evadere da al Shaddadi nelle fasi caotiche dell’avvicendamento fra curdi e forze governative. E poi c’è al Hol, rimasto semivuoto e con 20 mila persone, membri delle famiglie dei terroristi dell’Isis soprattutto donne e bambini, rimessi in libertà, secondo uno scoop di ieri del Wall Street Journal. Da principale sponsor di al Sharaa, ora gli americani osservano con interesse che forma prenderanno le relazioni tra il governo di Damasco e l’Onu. La commissione di inchiesta dipende dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu, organo da cui l’Amministrazione Trump si è ritirata un anno fa accusandolo di essere schierato su posizioni anti israeliane. La posizione ostile di Washington nei confronti del Palazzo di vetro è una legittimazione implicita della scelta di Damasco di prendere le distanze dalla commissione di indagine dell’Onu.
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