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I due corpi
Da Anna Bolena a Diana a “randy Andy”, perché la monarchia resiste
Secondo la teoria dei due corpi formulata dai teologi e i giuristi della Corona inglese, il re può morire e un principe finire in prigione, ma il corpo del re può trasformarsi, amputarsi cinicamente di un fratello, ma rimanere sempre al suo posto. Epstein permettendo
Cosa fatta capo ha, si dice sempre, versione popolare del più aristocratico “ad impossibilia nemo tenetur”, brocardo che in politica significa: quando serve una decisione radicale, quella va presa. E peccato se il “capo ha”, cinque secoli fa, fossero i due bei capini di Anna e Caterina, due delle mogli di Enrico VIII. La prima se la cavò con un annullamento e un allontanamento da corte, non a Sandringham ma nel Cambridgeshire, mentre il regno se la cavò con lo scisma da Roma. Non le uniche teste a cadere, per inderogabile ragion di stato, e non tutte raffinate come Tommaso Moro nella Torre di Londra. Secondo Björn Larsson, anche i pirati amici di Long John Silver finirono appesi a un pennone nel porto, quando la Corona iniziò a capire che erano diventati pericolosi come i file di Epstein. Non a caso la riscrittura anti inglese di Larsson è un faro letterario per il wokismo anti upper class che sta mettendo al muro non solo Andrea ma tutta la famiglia Windsor, “The Firm”. E a mali estremi.
Carlo III, figlio meno amato del fratello, a cui la gran madre Elisabetta inflisse decenni di pene non solo d’amore, sta cercando di salvare il salvabile, cioè la monarchia e la sua credibilità, dal disastro che il fratello “randy” ha causato. A costo della reductio a borghesotto da jetset, a costo di vederlo arrestato in casa, il signor Andrea Mountbatten-Windsor. Sono pasticci che possono accadere, da quando politica e giustizia non sono più sedute ai piedi del trono, ma fanno un po’ il cazzo che gli pare. Forse è vero, come dice il connoisseur Alberto Mattioli, che la faccenda dell’arresto sarà un colpo irrimediabile per la corona. Ma forse è vero anche il contrario, la monarchia inglese da un migliaio di anni è l’istituzione al mondo più capace di trasformarsi e di rimanere sé stessa. Formule che trasmigrano ma restano uguali; possono cambiare i governi e le forme costituzionali, l’Impero e il Commonwealth, persino la Brexit. Napoleone è morto, lo zar pure, il Leone d’Inghilterra cambia e regna uguale a sé stesso. A costo di svariate piccole e grandi porcherie, si sa. Non solo dei tempi di Enrico. Per stare alla storia recente della famiglia disfunzionale generata da Elisabetta e Filippo, la gestione del “caso Lady D” è esemplare.
Lungi da noi rivangare teorie del complotto e comici titoli alla “Scusaci principessa”, ma dopo il disastro conclamato di quelle nozze imposte, va riconosciuto che l’abrasiva uscita di famiglia di Diana, il lutto a lungo mal portato, la progressiva rimozione affinché nel popolo si facesse strada Camilla, sono state pura esibizione di potere monarchico. Siamo sempre al gran mistero indagato da Kantorowicz nel suo I due corpi del Re. Furono i teologi e i giuristi della Corona inglese a inventare la folle ma perfettamente funzionale teoria dei due corpi del re che “formano un’unità indivisibile, essendo ciascuno pienamente contenuto nell’altro”. Così che il re può morire (lunga vita a Carlo) e un principe finire in prigione (la testa la salverà). Ma il corpo del Re può trasformarsi, amputarsi cinicamente di un fratello (e pure di un figlio), ma rimanere sempre al suo posto. Epstein permettendo.