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Il futuro di Madame Bce

Nella Francia rissosa che si prepara alle presidenziali, c'è posto per Lagarde

Jean-Pierre Darnis

Un passo indietro dall'Eurotower aprirebbe nuove strade alla presidente della Bce. Per lei ci sarebbe la possibilità di correre contro il candidato del Rn: una candidatura che potrebbe rassicurare l’elettorato moderato e apparire Macron come un "deus ex machina"

Secondo le informazioni del Financial Times, Christine Lagarde sta valutando l’uscita anticipata dalla presidenza della Banca centrale europea, per permettere al presidente francese, Emmanuel Macron, e al cancelliere tedesco, Friedrich Merz, di condurre i negoziati per il rinnovo del mandato. Si tratta di una partita dalle notevoli conseguenze europee, che potrebbe rappresentare un’opportunità per rinnovare la convergenza tra Parigi e Berlino.

 

A livello francese, si potrebbe ottenere anche una teorica disponibilità di Lagarde per ruoli di rilievo, prima del primo turno delle presidenziali previste per aprile 2027. Il nome di Lagarde era già circolato come possibile soluzione per la carica di primo ministro, dopo la fine dell’esecutivo guidato da François Bayrou. Oggi si può considerare un’ulteriore ipotesi: quella di una Lagarde candidata alle presidenziali. Christine Lagarde è una personalità unica nel panorama francese, avendo ricoperto incarichi nazionali e internazionali: ministra con deleghe economiche dal 2005 al 2011 sotto le presidenze di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, direttrice del Fondo monetario internazionale dal 2011 al 2019, e infine presidente della Bce, grazie anche all’appoggio di Emmanuel Macron. E’ ormai una figura di assoluta credibilità, capace di attrarre un ampio consenso trasversale. Quando, nel 2013, Sarkozy veniva interrogato sul suo desiderio di riconquistare l’Eliseo, rispondeva che ci pensava persino mentre si faceva la barba. Questa espressione è diventata emblematica della determinazione necessaria per affrontare la battaglia elettorale, una volontà quasi “carnivora” che è mancata a candidati moderati come Alain Juppé. Non è detto che la stimatissima Lagarde abbia questa stessa fame di potere, ma lo spazio politico per una sua candidatura esiste.

 

Nello scenario attuale delle presidenziali francesi ci sono alcune certezze e molte incognite. La prima certezza è la forza del candidato del Rassemblement national, chiunque esso sia. A luglio la giustizia emetterà il suo verdetto, che stabilirà se Marine Le Pen sarà eleggibile o se, come sembra probabile, il suo delfino Jordan Bardella erediterà lo scettro della competizione presidenziale. Il candidato del Rn, salvo imprevisti, dovrebbe accedere facilmente al ballottaggio. L’attenzione si concentra quindi sullo sfidante. Al momento, non c’è un candidato “naturale” che si stia imponendo contro il Rn. Vi sono diversi leader che navigano tutti intorno a percentuali nettamente inferiori (tra il 10 e il 15 per cento): Édouard Philippe, Gabriel Attal per il campo centrista post macroniano; Bruno Retailleau per la destra repubblicana; Raphaël Glucksmann per il centrosinistra; e Jean-Luc Mélenchon per la sinistra radicale. Tutti sembrano in grado di competere per il primato tra i secondi classificati – e altri potrebbero essere tentati di scendere in campo. Secondo i sondaggi, nessuno di questi candidati sarebbe in grado di sconfiggere il candidato del Rn al secondo turno. Questa situazione sembra aver spinto anche l’ex primo ministro di Jacques Chirac, Dominique de Villepin, a lanciare una candidatura “trasversale”, cercando di incarnare una fedeltà gollista e mitterrandiana, particolarmente sentita in politica estera.

 

Una cosa è certa: Macron giocherà la partita politica fino all’ultimo, cercando di evitare che il paese cada nelle mani degli estremi, il che vanificherebbe il suo progetto politico. Da questo punto di vista, una candidatura di Lagarde offrirebbe diversi vantaggi: potrebbe rassicurare l’elettorato moderato e il mondo produttivo; presenterebbe un livello di competenza economica e internazionale difficilmente contrastabile da Le Pen o Bardella; e lui potrebbe apparire come un “deus ex machina” capace di risolvere le numerose controversie tra i leader centristi. Inoltre, la sua età non la porrebbe in competizione con la nuova generazione di Attal e Lecornu. Lagarde rappresenta quindi, sulla carta, uno scenario alternativo alla vittoria dell’estrema destra alle presidenziali francesi, a dimostrazione di quanto il risultato della sfida elettorale sia tutt’altro che scontato.