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tra canada e stati uniti

Il potere dei medi. L'occhio di Mark Carney

Paola Peduzzi

Il premier canadese cancella le illusioni sul vecchio mondo e costruisce quello nuovo. Un piano e un rischio

Il premier canadese Mark Carney non ha soltanto cancellato tutte le illusioni sul vecchio mondo, quello dell’ordine liberale che faceva perno sugli Stati Uniti e sull’alleanza transatlantica: sta anche cercando di costruire il mondo nuovo. Carney, sessant’anni, è premier da quasi un anno, e che piaccia o no a Donald Trump, senza di lui forse Carney non ci sarebbe mai stato. Quando si è candidato alle elezioni, dopo il tracollo del suo predecessore, Justin Trudeau, con cui non è andato mai d’accordo, il Partito conservatore, con il suo leader designato come “il Trump canadese”, Pierre Poilievre, era destinato a prendere il potere. Poi Trump ha iniziato il suo mandato, ha cominciato ad annunciare dazi e possibili annessioni dicendo che, senza gli Stati Uniti, il Canada non esiste, e così i canadesi hanno avuto un moto di sopravvivenza e hanno votato per questo ex banchiere poco carismatico, ma esperto e sensibile e determinato. Che prima ha preso le misure a Trump, ha dosato resistenza e dialogo, consapevole delle dipendenze esistenti con gli Stati Uniti, e poi ha preso a tessere una rete di alleanze profonde, affidabili e alternative a Trump: come ha detto nel suo famoso e citatissimo discorso a Davos, Carney sa che da sole, le medie potenze, non possono stare, e che anzi il tentativo del presidente americano è proprio quello di sfilacciare le alleanze esistenti, in modo che molti paesi, più isolati, finiscano per accettare le condizioni (o i ricatti) di Trump. L’occhio di Carney viaggia fuori dall’emisfero occidentale che la Casa Bianca vuole dominare e si appoggia prima di tutto sull’Europa, alleata naturale, e poi più in là, a oriente. Il Canada è il primo paese extraeuropeo a entrare nel Security Action for Europe (Safe), il programma che permette ai paesi che vi contribuiscono di accedere a prestiti agevolati per acquistare armi ed equipaggiamenti militari. Ora Carney vuole fare da ponte tra l’Unione europea e l’Indo-Pacifico.

Secondo quanto riportato da Politico, il premier canadese vuole accelerare e approfondire la collaborazione tra l’Ue e la partnership transpacifica, la Cptpp, che è un accordo di libero scambio che oltre il Canada comprende Regno Unito, Australia, Brunei, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Le premesse e la volontà di accordo ci sono già, ma Carney sa che bisogna andare di fretta, senza illusioni, per mettere le basi del nuovo mondo prima che sia soltanto l’America – nel suo dialogo con Cina e, ahinoi, Russia – a dettare le regole. Con questa collaborazione si possono diversificare i mercati e rafforzare le catene di approvvigionamento, contrastando il protezionismo trumpiano e la dipendenza dal mercato statunitense, ma soprattutto si può fare blocco, presentarsi come forze unite e più forti rispetto ai singoli paesi. La teoria di Carney, che è frutto di anni di studio da banchiere centrale (del Canada e del Regno Unito), si fonda su nuove alleanze, economiche e militari (e in parte valoriali), che possono fare da contrappeso globale alle superpotenze riconosciute. “E’ l’occasione per costruire un blocco commerciale di un miliardo e mezzo di persone con economie complementari, ponendo le basi per una ulteriore espansione”, ha detto Carney spiegando il suo progetto. Che ha un centro nell’Europa bistrattata da Trump, ma che poi s’appoggia sull’altro angolo della terra, dove naturalmente c’è anche la Cina. Nel calcolo del premier canadese la Cina non è certo esclusa anzi, ed è in parte inevitabile in questo mondo nuovo di perenne compensazione dell’assenza o dell’ostilità americana. Ma questa è anche la parte più rischiosa del piano, perché per quanto gli Stati Uniti siano deformati e irriconoscibili, le superpotenze non sono interscambiabili, e un mondo con meno America e più Cina non è più stabile, né più sicuro.

 

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi