dalla nostra inviata
Il fronte più sottovalutato della guerra in Ucraina sono le commercianti di Pryvoz
"Non c’è tempo” è una frase molto ucraina: l'ha pronunciata Zelensky dopo che gli emissari di Mosca hanno ancora una volta bloccato i negoziati per lunghe digressioni sulle ragioni storiche del conflitto. Al mercato di Odessa pensano la stessa cosa
Odessa, dalla nostra inviata. Il 23 luglio scorso faceva caldo a Odessa. Era piena estate, il cielo senza nubi prometteva lunghe giornate al mare e nottate all’aria aperta fino all’ora del coprifuoco. Il caldo e l’assenza di nuvole d’estate sono però l’equivalente delle temperature sottozero d’inverno: le condizioni ideali per cui i russi sanno che un attacco può fare più danni del solito. La notte fra il 23 e il 24 luglio, uno sciame di droni mandati da Mosca è entrato nello spazio aereo di Odessa. L’obiettivo principale erano le infrastrutture energetiche, per disabilitare l’uso dell’aria condizionata, ma un drone ha colpito anche una parte del mercato Pryvoz, l’ala chiamata “Passaggio della frutta”, dove per secoli hanno esposto la mercanzia generazioni di fruttivendoli. I segni dell’impatto sono ancora visibili. Pryvoz ha riaperto subito e oggi è il listino dell’economia dell’Ucraina e dei danni della guerra alla vita di chi fa la spesa.
Pryvoz è popolato soprattutto da piccoli agricoltori che vedono i prezzi andare su e giù, un’altalena continua che dipende dalle bombe russe. I commercianti del mercato di Odessa sanno che ci devono mettere parecchio impegno per fare in modo che le loro merci rimangano accessibili: più il mercato sta chiuso, più i prezzi salgono. Più i venditori si presentano con regolarità nonostante le bombe su Pryvoz o problemi infrastrutturali, più aiutano a mantenere i prezzi stabili e a combattere contro la Russia. Un chilo di mele costa sulle 60 grivne, poco più di un euro. I mandarini 100, quasi due euro. I melograni 200, poco meno di quattro euro. Attorno ai fruttivendoli si snodano banchi che vendono vestiti, coltelli, carne e soprattutto pesce: un chilo di alici 190 grivne, 3,71 euro; il salmone 600, quasi dodici euro; i gamberi 630, circa tredici euro. I venditori sono i primi osservatori dell’economia del paese e sanno che il loro comportamento è in grado di influenzarla: l’attacco russo a Pryvoz serviva a fermare i venditori, quindi a indebolire l’economia. Ogni angolo è un piccolo fronte e questo mercato è un fronte indaffarato, popolato soprattutto da donne. Un gineceo di signore che hanno visto tanto, dimostrano tutte molto più dei loro anni e non parlano volentieri della guerra. Si mettono a disposizione per qualsiasi curiosità sulle tipologie di mele o sui pesci del mare di Odessa, ma quando si sentono chiedere del conflitto rispondono: “Grazie della domanda, ma per questo non ho tempo, non chiederlo a me”.
Non vogliono esprimere giudizi, non hanno tempo. Qualcuno preferisce non esporsi, qualcuno non ama il presidente Zelensky, tutti soprattutto detestano Vladimir Putin. Qualcuno si apre, come Vika, che non è interessata a parlare di negoziati con i russi, vuole parlare della sua di guerra: “Ho mio marito e mio figlio al fronte. Mio figlio è tornato per una breve licenza ed è ripartito oggi, combatte nella regione di Kharkiv. Non so se finirà presto, ma sono sicura che finirà con la nostra vittoria”. Vika non sa dire cosa intende per vittoria, ma spiega la vittoria personale della sua guerra: “Sogno il giorno in cui mio marito e mio figlio torneranno a casa, passerà la notte e so che dormiremo bene perché loro sono lì, al mio fianco, per restare”. Mentre sogna, Vika si commuove, si accende una sigaretta fina e continua a piangere, scusandosi. Fra le lacrime vuole essere lasciata sola e dice: “Ora penso a vendere” e inizia a piegare magliette già piegate, tiene lo sguardo basso, rinchiude le lacrime. Anche lei ha poco tempo, sistema i cartellini dei prezzi: lei rimane a Pryvoz, suo figlio è ripartito per il fronte, suo marito si è offerto volontario. Nessuno dei tre ha tempo.
L’Ucraina tutta è un paese che non ha tempo e le parole che Volodymyr Zelensky ha pronunciato dopo essere stato avvisato dai suoi negoziatori che ancora una volta, durante i colloqui, gli emissari di Mosca avevano bloccato i lavori per lunghe digressioni sulle ragioni storiche del conflitto, ha risposto: “Noi qui non abbiamo tempo per queste stronzate”. E le signore di Pryvoz con i loro scialli in testa pensano la stessa cosa: non c’è tempo per le stronzate. Ieri l’agenzia Ap ha pubblicato un’intervista con l’ex capo delle Forze armate ucraino Valeri Zaluzhny. Le dichiarazioni sono pesanti, Zaluzhny accusa Zelensky di aver fatto fallire la controffensiva del 2023 per non aver messo a disposizione il numero sufficiente di risorse a riconquistare la regione di Zaporizhzhia e arrivare fino al Mare di Azov. Ancora prima i rapporti con il presidente non erano affatto sereni, tanto che, racconta il generale, nel settembre del 2022 i servizi di sicurezza dello Sbu avevano effettuato una visita “intimidatoria” nel suo ufficio. Zaluzhny racconta fatti gravi, sono anni che la politica ucraina è attraversata da divisioni esplosive, per affrontarle però ora non ha tempo.