Ansa
un passo alla volta
I piani di Merz: dopo la difesa, la Germania cerca di rafforzare anche i suoi servizi di intelligence
Il governo tedesco vuole rimettere il paese al centro del sistema di sicurezza europeo. Una volta finito di pianificare e finanziare il suo riarmo, non gli resta che rifare i servizi segreti
Berlino. Rilanciare la difesa per rimettere la Germania al centro del sistema di sicurezza dell’Europa così come era stato durante la Guerra fredda. Con una differenza: allora le testate atomiche dispiegate nella Repubblica federale con capitale Bonn erano di proprietà dello zio Sam mentre domani missili, sistemi antimissili e truppe saranno in gran parte made in Germany o acquistate con soldi tedeschi. Fatta la difesa, ossia pianificato e finanziato il suo riarmo, adesso non resta che rifare i servizi segreti. Un’intelligence forte ed efficiente è d’altronde un requisito di sicurezza e in una Germania che si sente ogni giorno più esposta alle incursioni (non militari) russe la necessità è tanto più forte. Dall’esecuzione in pieno giorno, nell’agosto del 2019, a Berlino, del georgiano Tornike Khangoshvili, che il Cremlino considerava un terrorista, ai ripetuti attacchi informatici a siti istituzionali tedeschi fino al sabotaggio – questa volta per mano ucraina? – con esplosione sottomarina dei gasdotti North Stream, in tempi recenti la Repubblica federale tedesca ha dimostrato qualche debolezza sul fronte preventivo. E questo solo per elencare i casi più eclatanti di origine europea, senza cioè elencare un’impressionante lista di attentati di matrice islamica portati contro la popolazione tedesca ora con l’arma bianca ora lanciando tir, furgoncini e automobili sulla folla in piazza. Se la lista non vi basta possiamo anche ricordare la crescente violenza politica, le infiltrazioni dell’estremismo nei partiti “nuovi” per concludere con due clamorosi atti di sabotaggio contro la rete elettrica di Berlino: il primo lo scorso settembre nel quartiere orientale di Adlershof e l’ultimo, catastrofico, iniziato il 3 gennaio che ha lasciato al buio e al gelo 45 mila abitazioni nel sudovest della capitale per circa una settimana. Atti tutti diversi per gravità, obiettivo e presunto colpevole (anarchici filorussi nel caso dell’interruzione di elettricità a causa di un incendio doloso) e che pure sono accomunati dalla loro mancata prevenzione. Un male che viene da lontano: tra il 2000 e il 2007, il gruppo neonazista eversivo Nsu ha ucciso nove persone per odio razziale. E’ tempo dunque per la Germania di rimettere mano ai propri servizi segreti. Cos’è che non funziona nel sistema? In primo luogo un’architettura parcellizzata, specchio di una struttura imposta dagli alleati alla Germania sconfitta per cui il governo centrale non doveva avere troppo potere ma condividere le competenze con i 16 Länder federati. Anche il Bfv, il servizio di protezione della Costituzione, è declinato 16 volte regionalmente in un unicum in Europa.
E poi, come osservato da Marc Henrichmann, presidente della Commissione speciale del Bundestag tedesco sui Servizi in un’intervista a Politico, il servizio interno Bnd ha “le mani legate” rispetto alle controparti europee. Anche i caveat imposti alla sua attività rispecchiano imposizioni degli Alleati timorosi che in una Germania post bellica si ripetessero gli abusi perpetrati dall’apparato di spionaggio nazista. Ecco perché oggi il cancelliere tedesco Friedrich Merz punta a potenziare l’intelligence nazionale, svincolandola da apparentemente troppe autorizzazioni da inoltrare al magistrato di turno prima di muoversi. Per Merz è necessario che i servizi abbiano un mandato più ampio per prevenire atti di sabotaggio, condurre operazioni informatiche offensive e, più in generale, svolgere attività di spionaggio in modo più “aggressivo”. Oggi come nel 1956, anno della sua fondazione, l’agenzia è ancora sotto la supervisione della cancelleria e vincolata a un rigoroso meccanismo di controllo parlamentare. E quando intercettare è permesso, intervenire è vietato ed è riservato alla polizia, senza dimenticare le leggi molto rigorose sulla protezione dei dati personali che i tedeschi si sono dati una volta archiviate prima la Gestapo e poi la Stasi. Come funziona dunque un sistema frammentato e con le mani legate? Facendo affidamento sulle “soffiate” dei servizi alleati, americani in primis. Ma come rivelato dalla Bild a gennaio, solo il 2 per cento di avvisi sarebbe di produzione propria mentre il resto arriva dall’estero. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul lo ha detto al canale radiofonico Dlf: “Senza la condivisione dell’intelligence degli Stati Uniti siamo indifesi”. Oggi che Donald Trump si dimostra un alleato meno costante e affidabile, ai tedeschi non resta che rimboccarsi le maniche.