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La strategia
Ai-factory, nucleare, difesa. Gli accordi di Vance nel Caucaso del sud
Da una parte il vicepresidente americano sancisce una partnership strategica con l’Azerbaigian, dall'altra firma accordi bilaterali su settori strategici con l'Armenia. Ma gli incentivi economici, usati dagli Stati Uniti come mezzo di mediazione, non possono imporre la pace nella regione
Il viaggio diplomatico del vicepresidente statunitense J. D. Vance in Armenia e Azerbaigian dal 9 all’11 febbraio ha aperto un nuovo capitolo nel processo di pace del Caucaso meridionale, con la personalità americana di rango più alto che ha visitato entrambi i paesi e “promuove gli sforzi di pace del presidente Trump”. Da un lato rafforza il Tripp, l’arteria commerciale che dovrebbe collegare in futuro l’Azerbaigian col suo exclave di Nakhchivan attraverso il sud dell’Armenia. Dall’altro mette al centro i settori strategici del nucleare, militare, e intelligenza artificiale tramite accordi bilaterali con l’Armenia. Con Baku sancisce definitivamente una partnership strategica.
La firma di questi documenti cementifica il summit trilaterale di Washington dell’8 agosto del 2025. Eppure questi incentivi economici potrebbero non bastare: le elezioni presidenziali in Armenia del prossimo 7 giugno saranno lo spartiacque del futuro della regione e delle relazioni intessute finora. Non a caso Vance ha pubblicamente appoggiato la candidatura del primo ministro Pashinyan. I loro buoni rapporti hanno portato all’acquisto da parte dell’Armenia di 10-12 droni americani da ricognizione VBat per 11 milioni di dollari. “Il modo migliore per garantire la pace è stabilire una vera deterrenza, e il modo migliore per stabilire una vera deterrenza è avvalersi della migliore tecnologia militare al mondo,” ha detto Vance durante la conferenza stampa congiunta con Pashynian. Leonid Nerission, analista militare del think tank Apri Armenia, ha affermato che la crescente fiducia tra Washington e Yerevan potrebbe portare in futuro a una più ampia cooperazione in materia di difesa. Se gli Stati Uniti in precedenza erano stati riluttanti nel fornire tecnologie avanzate per timore che la Russia potesse accedervi, Nerission sostiene che questa dinamica ora sembra cambiare.
Vance ha infatti aggiunto che l’Armenia è “uno dei pochi paesi” in cui gli Stati Uniti si sentono sicuri di poter introdurre la propria expertise. Tant’è che implementare l’accordo 123 sulla cooperazione nucleare per uso civile in Armenia certifica il declino russo nel Caucaso meridionale. L’investimento da 9 miliardi di dollari del governo armeno in materiali e competenze americane si tradurrà, molto probabilmente, in una nuova centrale con due piccoli reattori modulari (Smr) a 250 mw. A oggi l’Armenia gestisce l’unico impianto nucleare della regione a Metsamor, a 40 chilometri da Yerevan. Mantenuta dai russi, la centrale è oramai obsoleta. La sua dismissione è prevista entro il 2036. Ma l’accordo che darà maggior linfa all’economia armena riguarda la AI-factory che la startup Firebird costruirà insieme a Nvidia, il colosso industriale statunitense con la maggior capitalizzazione di mercato al mondo. Annunciata nel 2025 come un investimento da 500 milioni di dollari, la AI-factory è ora un progetto da 4 miliardi. Non è questa crescita repentina ad avvantaggiare l’Armenia, ma la volontà americana di esportarvi gli innovativi chip Gb300 di Nvidia. Trump è molto riluttante a concedere questo tipo di deroghe: farlo con gli imprenditori armeno-americani all’inizio della corsa a questo tipo di infrastrutture tecnologiche significa non solo attenzione politica statunitense, ma anche che aziende come Nvidia, molto influenti a Washington, aumentino l’interesse diretto nella sicurezza dell’Armenia. E che quindi non ci sia più alcuna guerra.
E’ infatti a seguito della crisi in Nagorno-Karabakh del 2023 che Baku detiene a oggi 19 prigionieri armeni. Dopo che più di venti ong armene per i diritti umani hanno inviato una lettera aperta a Vance per chiederne il rilascio, il vicepresidente statunitense ha detto di voler discutere la questione col presidente azero Aliyev. Ma il suo viaggio a Baku ha toccato solamente temi riguardanti la relazione con gli Stati Uniti. La neo-siglata partnership strategica rinforza il Tripp e il corridoio transcaspico sull’asse nord-sud. Al centro dell’intesa, come annunciato da Vance, è la vendita di navi per mettere in sicurezza le acque azere del mar Caspio, ricche di giacimenti energetici. Le relazioni tra i due paesi “stanno entrando in una nuova fase”, ha esultato Aliyev, che con questo incontro ha gettato le basi per future cooperazioni nell’intelligenza artificiale, difesa e terre rare.
Questi annunci forniscono una spinta al primo ministro armeno Pashinyan in vista delle elezioni e aprono la strada agli investimenti americani. Ma gli incentivi economici, usati dagli Stati Uniti come mezzo di mediazione, non possono imporre la pace. Le forze azere occupano porzioni di territorio armeno riconosciuto a livello internazionale. L’Azerbaigian deve ancora affermare inequivocabilmente la sovranità e l’integrità territoriale dell'Armenia. La vera domanda è se si possano raggiungere una stabilità duratura, interconnettività e commercio sotto un’occupazione illegale e con dei detenuti armeni a Baku. La pace non si impone dall’altra parte dell’Atlantico: si costruisce sul campo.