I paradossi, l'ironia e l'autocensura che accecano Putin
Gli attacchi letali contro le città ucraine offuscano la realtà del fronte, dove Mosca retrocede senza Starlink, Telegram e Pantsir. Forza bruta contro agilità
Odessa, dalla nostra inviata. Nella storia dell’invasione russa contro l’Ucraina non c’era mai stato un mese devastante quanto il gennaio trascorso. Mosca non aveva mai lanciato un numero così alto di missili contro le città ucraine, novantuno in tutto, e a Odessa reagiscono chiedendosi se Vladimir Putin, nella competizione contro se stesso, non voglia mostrare adesso di essere pronto a fare di peggio e rendere febbraio il mese più letale: “E’ anche il più breve dell’anno – ridacchia Anatoli, che vende libri usati lungo viale degli Eroi ucraini – sarebbe una bella sfida tirarci addosso ancora più missili. Quanti ne ha lanciati a gennaio? Solo novantuno?”. L’ironia odessita è celebre, ha contagiato l’Ucraina tutta, è il tratto distintivo di chi non ha tempo per la disperazione e, sotto il sole freddo di inizio settimana, la città sembra dimenticare di essere uno dei destinatari prediletti del furore missilistico di Mosca. I cantieri, le strade chiuse, i viali cordonati nella frenesia di un giorno con la temperatura lievemente sopra lo zero quasi illudono, mentono, fingono di essere lavori di restauro. Sono invece i segnali della distruzione, le cicatrici delle notti insonni, la promessa di futura violenza. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dato ordine alle forze di difesa aerea di rimanere vigili: Mosca sta preparando un pesante attacco, come sempre in concomitanza dei negoziati. La forza brutale contro le città, le immagini degli ucraini intirizziti dal freddo, soffocati dall’oscurità, hanno coperto le sconfitte che il Cremlino, mentre lancia i missili lontano dal fronte, sta subendo proprio lungo il fronte: non avanza, retrocede, perché la guerra non è sempre un esercizio di violenza ininterrotta, di martellamenti fragorosi, ma anche di agilità.
Nelle ultime settimane, l’esercito ucraino ha liberato dodici villaggi nella regione di Zaporizhzhia, che sembrava l’obiettivo della campagna invernale del Cremlino. Kyiv ha approfittato di due fattori: la sospensione di Starlink e il rallentamento di Telegram. Mosca non può usare più la connessione dei satelliti di Elon Musk da quando gli ucraini hanno mostrato che i russi si servivano di terminali contraffatti, illegali, per un servizio che non pagavano. Le prove dello scrocco russo non sono piaciute al capo di SpaceX, che ha provveduto a disattivare i terminali non paganti. L’applicazione di messaggistica istantanea di Pavel Durov, invece, è stata rallentata per volere delle autorità russe che da sempre vedono in Telegram uno strumento con cui i russi possono trovare spazi al di là della bolla dell’informazione imposta dal Cremlino. Il problema è che su Telegram si organizzano anche i soldati, l’applicazione serve per comunicare e segnalare gli attacchi degli ucraini che con i droni penetrano nello spazio aereo di Mosca grazie anche alla tenacia con cui hanno colpito i sistemi di difesa aerea Pantsir, senza i quali Mosca è più vulnerabile. In un momento, la Russia è diventata cieca e Kyiv ne ha approfittato per penetrare nella zona grigia che divide le linee russe da quelle ucraine. Nell’Ucraina al suo quarto anno di invasione totale si ride della sofferenza che deve ancora arrivare, si alzano le difese nelle retrovie mentre si fa arretrare il nemico sul fronte. Sono paradossi che irritano il Cremlino. E’ con questi paradossi che l’Ucraina mostra la determinazione a rimanere libera.