il vertice

Zelensky a Monaco si sente dire da Trump: con i negoziati datti una mossa

Micol Flammini

Sotto le bombe, Kyiv si prepara al prossimo incontro con i russi e al ritorno dei sermoni di Medinsky

In Ucraina hanno una consapevolezza: quando si avvicinano i negoziati, i missili e i droni russi contro le città ucraine non si placano. Mosca bombarda le centrali elettriche, cerca di arrecare danni talmente grandi da rendere lenta la riparazione. Nella regione di Odessa ha bombardato il porto e le infrastrutture collegate alla rete elettrica: crede che la furia degli attacchi porterà a dei cambiamenti sul tavolo dei negoziati. A ogni attacco, invece, gli ucraini hanno ulteriori riprove di cosa potrebbero  significare per il paese una resa, un  cattivo accordo con Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto che la prossima settimana, martedì e mercoledì, si terrà il prossimo incontro trilaterale: russi, ucraini e americani si vedranno a Ginevra, in Svizzera. Dopo i due precedenti appuntamenti ad Abu Dhabi, negli Emirati, la discussione è stata spostata, ma non dove avevano proposto gli americani: Miami, la sede della diplomazia trumpiana. 

Portare i russi negli Stati Uniti avrebbe reso l’incontro caricaturale, perché gli Stati Uniti non dovrebbero essere percepiti come un paese terzo o neutrale. Gli ucraini, per quanto stupiti dall’invito americano, erano pronti. Sono stati i russi a rifiutare. Oltre al rifiuto, Mosca ha anche deciso di cambiare la sua squadra negoziale che non sarà più guidata dal generale Igor Kostyukov, capo dell’intelligence militare Gru, ma da Vladimir Medinsky, consigliere del Cremlino, ex ministro della Cultura e autore di molte delle riforme propagandistiche sui libri di testo usati nelle scuole russe. Medinsky è famoso per le sue lezioni di storia che fanno da preambolo agli incontri con gli ucraini, parte dalla Rus’ di Kyiv per imporre le ragioni ideologiche del conflitto. I suoi discorsi, hanno detto gli ucraini, sono stati sempre un ostacolo a livello negoziale, tanto che agli ultimi appuntamenti, il nuovo capo dell’Ufficio della presidenza dell’Ucraina, Kyrylo Budanov, aveva osservato che senza sermoni della propaganda era stato possibile parlare di questioni concrete. 

Oggi il presidente americano Donald Trump ha detto: “Zelensky deve darsi una mossa, la Russia vuole stringere un accordo, se rifiuta perderà una grande opportunità”. Il capo della Casa Bianca, pur avendo subìto le lezioni di storia del Cremlino e averle interrotte infastidito durante il vertice in Alaska nell’agosto scorso – non c’era Medinsky a impartirle, ma Vladimir Putin in persona – ha riportato la responsabilità del mancato accordo sull’Ucraina. Quando Zelensky ha nominato nuove figure nella sua amministrazione, incluso Budanov, lo ha fatto tenendo un occhio fisso sui negoziati, ma l’altro sulla difesa. Non crede che si arriverà presto alla fine della guerra, quindi ragiona in termini di armi e di aiuti. Oggi il presidente ucraino era a Monaco per partecipare alla Conferenza sulla sicurezza, ha tenuto diversi incontri, tutti volti sempre a lavorare sui negoziati e sulla guerra. Il ministero della Difesa di Kyiv ha annunciato che alcuni dei paesi del Gruppo di contatto per l’Ucraina hanno messo a disposizione un budget di 38 miliardi di dollari per droni, difesa aerea e Patriot. E’ un accordo consistente su cui Kyiv ha lavorato perché ai negoziati non riesce proprio a credere. 
 

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)