Elon Musk (foto Ap, via LaPresse)

Editoriali

I leader europei contro Musk

Macron ricorda tutti i sussidi al miliardario, Sánchez e Starmer regolamentano

A dieci giorni dalla perquisizione degli uffici francesi di X della procura di Parigi continua lo scontro tra la Francia ed Elon Musk. In un discorso pronunciato mercoledì al Summit industriale europeo di Anversa, in Belgio,  Emmanuel Macron ha promosso l’idea di un programma “Buy european” volto a sostenere la competitività delle imprese del continente: un programma che potrebbe essere finanziato con prestiti comuni dell’Unione europea.  Nel difendere la sua idea di “preferenza europea”   Macron ha preso come esempio le massicce sovvenzioni pubbliche di cui ha beneficiato Musk per sviluppare le sue aziende, citando in particolare l’esempio del  servizio internet via satellite Starlink.  

Sul suo social X Musk ha ribattuto che i più sovvenzionati sono i suoi “concorrenti, soprattutto in Europa”. Eppure secondo un’inchiesta del Washington Post pubblicata un anno fa Musk ha costruito il suo impero anche “grazie a 38 miliardi di dollari di finanziamenti governativi”, arrivati “nei momenti chiave”  e che hanno prima salvato e poi aiutato Tesla e SpaceX a prosperare. Non esagera dunque Macron quando evidenzia il ruolo centrale dei sussidi pubblici nel successo americano in materia di innovazione,  in particolare in quello di Musk. L’ira del magnate sudafricano si è abbattuta in questi giorni anche contro il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che come Macron vuole mettere delle regole al “far west” dei social network come X e che al World Government Summit di Dubai aveva definito i social “uno stato fallito, in cui le leggi vengono ignorate e i reati tollerati”. Un altro leader da tempo  nel mirino di Musk è il premier britannico Keir Starmer. L’Online Safety Act, voluto dal primo ministro laburista per rendere più sicuri i social, e in particolare X da quando è stato integrato Grok, è visto da Musk  come l’ennesimo attacco alla libertà d’espressione. Starmer ha dichiarato che se X non è in grado di controllare Grok, lo deve fare il governo: “Se fai profitti su violenza e abuso, perdi il diritto all’autoregolamentazione”. 

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