I sei deputati che hanno votato contro i dazi di Trump (foto ANSA)
Editoriali
Sei repubblicani al Congresso si rivoltano contro i dazi di Trump
La piccola rivolta sarà cancellata, e ora si rischia la vendetta del presidente. Ma ci dimostra che arginare il trumpismo è possibile
L’effetto pratico non ci sarà, ma questa è la stagione in cui ci si accontenta dei simboli. Sei repubblicani del Congresso americano hanno votato assieme ai democratici per annullare il decreto esecutivo del presidente, Donald Trump, che ha imposto i dazi al Canada. Il testo deve andare al Senato, dove ha bisogno di una maggioranza semplice per passare, ma in ogni caso incombe il veto presidenziale, che cancellerà questa piccola rivolta, e lascerà i dazi. Quindi l’effetto con tutta probabilità non si concretizzerà, ma è la prima volta che la politica dei dazi trumpiana viene sbeccata al Congresso – mentre si attende una sentenza della Corte suprema che, questa sì, potrebbe portare degli stravolgimenti. I sei repubblicani che hanno votato con i democratici per fermare l’utilizzo da parte di Trump dei poteri emergenziali per attuare la sua politica dei dazi – Thomas Massie del Kentucky, Don Bacon del Nebraska, Kevin Kiley della California, Dan Newhouse di Washington, Jeff Hurd del Colorado e Brian Fitzpatrick della Pennsylvania – ora rischiano la vendetta di Trump, che ha già annunciato: “Qualsiasi repubblicano, alla Camera o al Senato, che voti contro i dazi subirà conseguenze serie al momento delle elezioni, comprese le primarie!”.
In queste cose, i trumpiani hanno già dimostrato di essere letali, ma i dazi hanno un impatto diretto su certi stati e certi segmenti della popolazione, ed è per questo che i loro rappresentanti, per quanto minacciati e tremebondi, hanno dovuto trovare il coraggio. Il simbolo è proprio questo: si può. Si può mettere un argine a Trump, si può introdurre antidoti a questa deriva accentratrice che svilisce il lavoro e il potere del Congresso. I democratici hanno preso anche loro più piglio e ora dicono: smontiamo pezzo a pezzo questi decreti sui dazi, prossimo passo, il Messico.