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culle vuote
Parigi vuole un “piano Marshall per la natalità”. L'eccezione francese è finita
A 29 anni le francesi riceveranno una lettera per ricordare loro che possono ottenere aiuto se hanno difficoltà ad avere figli. Ma il governo punta anche alla creazione di trenta nuovi centri di congelamento degli ovociti, con l’obiettivo di raggiungerne settanta entro il 2028
“Spesso accusato di pessimismo, sono qui, purtroppo, sopraffatto”, avvertiva Raymond Aron nel 1980. A domanda su cosa intendesse, il filosofo evocò “il crollo delle nascite e un indebolimento della volontà collettiva”. Eppure, la Francia è stata considerata a lungo l’eccezione nell’Europa afflitta dal “baby crack” (ha ancora un tasso di 1.5 figli per donna, contro 1.2 dell’Italia). Nel 2025, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, il paese ha registrato più decessi che nascite e si è unita alla lista dei paesi in declino demografico. I francesi hanno perso 190 mila nascite all’anno rispetto al 2010, un quarto del totale: l’equivalente di città come Tolone o Reims oggi non nasce più. Tra le iniziative prese dal governo, oltre alla creazione di trenta nuovi centri di congelamento degli ovociti con l’obiettivo di raggiungerne settanta entro il 2028, c’è una misura curiosa.
I francesi (o meglio, le francesi) riceveranno una lettera che ricordi loro che l’orologio biologico sta ticchettando e che possono ottenere aiuto se hanno difficoltà ad avere figli. Nello specifico, chi compirà 29 anni. Una lettera invita a fare figli, come si usava per la leva militare, senza temere accuse di pétainismo. Per la ministra delle Forze armate Catherine Vautrin, “siamo con le spalle al muro demografico”. I toni del governo sono marziali. Congedi parentali più lunghi e meglio retribuiti, assegno familiare universale a partire dal primo figlio e un “Piano Marshall per la natalità”. Al governo si studiano 37 misure per rivoluzionare la politica familiare. L’obiettivo è rendere la nascita di un figlio un “evento fiscale” in un paese che ha già una generosa politica familiare stimata in cento miliardi, il cinque per cento del Pil, ma ormai ritenuta inefficace. Le ultime importanti riforme della politica familiare furono attuate durante la presidenza di François Hollande e hanno contribuito a questo declino: l’adeguamento degli assegni familiari in base al reddito ha avuto un impatto sui tassi della classe media, motore demografico di un paese. E in un paese dove si smette di lavorare prima di tutti gli altri, lo shock demografico è doppio.
La questione demografica fu al centro delle ossessioni francesi tra il 1870 e il 1940. I francesi non facevano più figli, le bare erano più numerose delle culle e il “nemico ereditario” tedesco si dimostrò più prolifico del diavolo. Le perdite subìte nella Prima guerra mondiale spinsero il premier Georges Clemenceau a dire che “i bambini vincono le guerre, non i generali”. Poi arrivò il baby boom e la politica natalista seguita da destra e sinistra, ma con la dipartita dei baby boomer la questione demografica è riesplosa a contatto con un’immigrazione meno europea e più africana, meno cattolica e più musulmana (dal 2000 il numero di bambini da genitori nati al di fuori della Ue è aumentato del 73). Facendo il verso al titolo “Fécondité” di Émile Zola del 1899, Olivier Rey ha appena pubblicato “Defecontité” per Gallimard. Rey dice che la denatalità è una forma di “eutanasia collettiva”.