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il vertice
Non basta Draghi per scuotere la competitività Ue. Il “ritiro” in Belgio
Le due linee opposte al consiglio informale dei capi di stato e di governo dell’Ue: da un lato Macron spinge su mercato unico, “preferenza europea” ed Eurobond per finanziare grandi progetti comuni, dall’altro Merz e la Commissione frenano su protezionismo e debito comune, puntando su semplificazione e libero scambio
Bruxelles. Basterà un altro scossone di Mario Draghi per far uscire i capi di stato e di governo dalle loro tradizionali trincee ideologiche e dal loro immobilismo sulle misure necessarie a rilanciare la competitività dell’Europa? Sono passati 26 anni da quando i leader dell’Ue hanno adottato la strategia di Lisbona, che doveva rendere l’economia europea la più competitiva al mondo entro il 2010. E’ passato un anno e mezzo da quando Draghi ha presentato il suo rapporto sulla competitività e quasi due da quello di Enrico Letta sul futuro del mercato unico. Sono passati 15 mesi da quando, in un vertice a Budapest, i leader hanno lanciato il “New deal sulla competitività europea”. E’ passato quasi un anno da quando Ursula von der Leyen ha adottato la sua “Bussola per la competitività” per tradurre in testi legislativi le raccomandazioni di Draghi e Letta. Domani si ricomincia.
António Costa, il presidente del Consiglio europeo, ha convocato i capi di stato e di governo per un “ritiro” nel castello di Alden Biesen in Belgio. L’esito rischia di essere lo stesso di sempre. Tra un’intervista di Emmanuel Macron che predica Eurobond e preferenza europea, e i messaggi di prudenza che arrivano da Berlino e dalla Commissione, con ogni probabilità il big bang sulla competitività sarà rinviato un’altra volta. Il ritiro dei leader dell’Ue al Castello di Alden Biesen sarà un “brainstorming” – spiegano diversi diplomatici – per mettere nero su bianco “una road map” sulle misure necessarie a completare il mercato unico e rilanciare la competitività dell’Ue. A febbraio dello scorso anno, António Costa aveva convocato un altro ritiro che aveva permesso di dare un impulso vero al rafforzamento della difesa europea. Sono seguiti il piano di riarmo da 800 miliardi di euro con lo strumento di prestito Safe, l’individuazione delle capacità prioritarie e la creazione di coalizioni di paesi per sviluppare progetti comuni e procedere ad acquisti congiunti. Costa vorrebbe replicare sul mercato unico e la competitività. Ad Alden Biesen dovrebbero essere “fissate” le misure concrete da inserire nella “road map” da adottare al Consiglio europeo di marzo, spiega al Foglio un alto funzionario dell’Ue. L’uso da parte di Stati Uniti e Cina delle interdipendenze per esercitare coercizione politica ed economica ha rafforzato il senso di vulnerabilità economica dell’Ue. “C’è entusiasmo da parte dei leader per la competitività. Vogliamo raccogliere i frutti della volontà politica”, spiega l’alto funzionario dell’Ue. Diversi leader si ritroveranno già oggi ad Anversa per un summit con gli industriali. Domani mattina una ventina di loro si incontrerà in un pre vertice prima del “ritiro” informale. Costa ha invitato Draghi e Letta per due sessioni separate con i leader. Diversi diplomatici si aspettano che Draghi pronunci un discorso simile a quello di Lovanio una settimana fa, quando ha lanciato il suo appello al “federalismo pragmatico”. “Il presidente Draghi probabilmente cercherà di dare una scossa. Non sarà diplomatico con i leader”, ci ha detto uno di loro.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, non ha atteso Alden Biesen per presentare le sue idee. Di fronte a Donald Trump e Xi Jinping, “deve essere il momento del risveglio”, ha detto Macron in un’intervista a diversi giornali europei. La sua agenda coincide per molti versi con le raccomandazioni di Draghi: approfondimento del mercato unico, protezione dell’industria europea con il “Buy European” nei settori strategici (i francesi usano l’espressione “preferenza europea”, a Bruxelles sta diventando di voga “Made in Europe”) e una capacità comune di indebitamento per investire nei grandi progetti europei. “Eurobond del futuro”, li ha definiti Macron. Ma la retorica del presidente francese, così come le sue proposte, non trova molti echi in altre capitali che contano. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha costruito un’alleanza pragmatica con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, attorno a tre temi: la semplificazione, la protezione dell’industria dell’auto e la diversificazione commerciale. Al di là di questo, non c’è molto di concreto nel documento congiunto che Merz e Meloni hanno inviato agli altri leader in vista del “ritiro” di Alden Biesen. Ieri da Berlino è arrivato un altolà a molte delle proposte della coppia Macron-Draghi. “Qualsiasi ‘preferenza europea’ deve essere l’eccezione, l’ultima spiaggia, limitata a settori critici e limitata nel tempo”, ha detto un funzionario del governo Merz: “Il protezionismo non può essere il futuro del modello europeo di prosperità”. Per la Germania, il dibattito sul debito comune “distoglie l’attenzione” dal problema della competitività. Non va dimenticato che qualsiasi forma di indebitamento “non è privo di costi”, ha detto il funzionario.
Ursula von der Leyen è sulla stessa linea di Merz. In una lettera inviata lunedì ai leader, la presidente della Commissione si è mostrata molto prudente sulla ‘preferenza europea’, spiegando che è “uno strumento necessario”, ma “deve essere sostenuto da robuste analisi economiche e allineato con le nostre priorità industriali, mentre dialoghiamo costruttivamente con partner fidati”. Tradotto: il “Buy european” rischia di essere più costoso per le imprese, di minare la semplificazione e di andare contro gli accordi commerciali che l’Ue ha concluso o sta negoziando. Von der Leyen rimane ostile al debito comune europeo. Nella lettera, per la prima volta, ha menzionato pubblicamente i “safe assets”. Ma scegliendo di usare il plurale ed evitando di menzionare gli “attivi sicuri europei”, la presidente della Commissione sembra bluffare. “Si tratta dei bond della Bei”, spiega una fonte. Costa spera almeno di ottenere il consenso dei leader sulle iniziative per far crescere le imprese, sugli accordi di libero scambio e sulle misure per proteggere le industrie strategiche.
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