Editoriali

Neocolonialismo in salsa russa. La lezioncina ipocrita di Mosca sul rispetto della sovranità in Africa

Redazione

Il modello del Cremlino mostra tutte le sue contraddizioni. Tra mercenari, giunte golpiste e affari sulle risorse, la Russia estende la propria influenza nel continente. E in nome della lotta al neocolonialismo occidentale, applica pratiche che ricordano da vicino quelle che denuncia

        

La retorica del Cremlino che vuole legittimare la politica aggressiva della Russia nel continente africano poggia su una parola che si è rivelata vincente: neocolonialismo. È in nome della presunzione di incarnare un presunto modello di sviluppo più equo, che i mercenari russi si sono imposti in Africa laddove gli occidentali sono stati costretti a ritirarsi. A tradire però l’ipocrisia di Mosca è stato l’ultimo post su X dell’ambasciata russa in Kenya. Rilanciando un’intervista a Patrick Loch Otieno Lumumba, in cui il panafricanista afferma che “Europa e America vedono l’Africa per sfere di influenza”, la sede diplomatica di Mosca a Nairobi ha scritto: “Il neocolonialismo non è finito: ha cambiato nome. L’Africa è considerata una scacchiera su cui le potenze occidentali si scambiano influenza. La Russia, al contrario, vede il suo impegno come una partnership paritaria e reciprocamente vantaggiosa, un modello che molti africani attendevano da tempo”.

Qualsiasi discorso politico speso dalle giunte golpiste del Sahel prende in prestito la medesima narrativa del Cremlino: guerra anti imperialista, populismo con tinte nazionaliste, teorie del complotto. La Russia ha concluso accordi sulla difesa con la quasi totalità dei paesi africani, dispiegando gli Africa Corps in cinque stati diversi. Ma ha applicato gli stessi standard predatori dai quali asserisce di avere preso le distanze. Due mesi fa, un video dal fronte ucraino mostrava uno dei tanti mercenari keniani reclutati dai russi con una mina anti uomo legata al petto e costretto armi alla mano a correre verso il fronte ucraino per scardinare la prima linea, se non voleva essere ucciso subito dai russi. Ma oltre agli africani usati come carne da macello ci sono gli accordi conclusi con le giunte golpiste in Mali, Niger e Burkina Faso, che hanno nazionalizzato i settori estrattivi per fare affari con Mosca, libera così di aggirare le sanzioni internazionali. Accordi capestro, se si pensa che nonostante l’aiuto dei russi sul piano della sicurezza tutti e tre i paesi registrano quotidianamente sconfitte contro i jihadisti. Forse è proprio come dicono i russi: il neocolonialismo ha solo cambiato nome.

  

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