LaPresse
Il caso
La Francia non lascia passare le dichiarazioni di Francesca Albanese e ne chiede le dimissioni dall'Onu
In una lettera aperta, una quarantina di deputati del campo macroniano non hanno tollerato le frasi dette all'Al Jazeera Forum dalla relatrice speciale per i territori palestinesi delle Nazioni Unite: "Retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite”
La Francia non lascia passare le dichiarazioni di Francesca Albanese, relatrice speciale per i territori palestinesi dell’Onu, che nel weekend, intervenendo con un videomessaggio all’Al Jazeera Forum tenutosi a Doha, ha detto che l’umanità ha in Israele “un nemico comune”. Ieri, dal pulpito dell’Assemblea nazionale, il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha chiesto le dimissioni della Albanese, dopo le “dichiarazioni oltraggiose e irresponsabili” rilasciate sabato 7 febbraio durante il forum di Al Jazeera. Dichiarazioni che “prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e nazione”, ha sottolineato Barrot, ricordando che la relatrice speciale per i territori palestinesi dell’Onu si è già fatta conoscere per attacchi violenti contro Tel-Aviv, paragoni con il Terzo Reich e frasi sulle lobby ebraiche, e che “ha parlato a un forum a cui partecipavano anche un membro di Hamas (uno dei leader dell’organizzazione terroristica palestinese, Khaled Meshal, ndr) e un rappresentante del governo iraniano (il ministro degli Esteri, Seyed Abbas Araghchi, ndr), mentre continua la repressione” degli ayatollah contro i manifestanti. Il ministro degli Esteri, nel suo intervento, ha affermato che Albanese “non è né un’esperta né indipendente, è una militante politica che diffonde discorsi di odio che danneggiano quella stessa causa palestinese che vorrebbe difendere”, annunciando che la Francia presenterà la richiesta di dimissioni il prossimo 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell’Onu.
In una lettera aperta pubblicata ieri, una quarantina di deputati del campo macroniano, tra cui l’ex premier Élisabeth Borne, avevano chiesto al capo della diplomazia francese di chiedere le dimissioni di Albanese per le sue parole. La deputata centrista Caroline Yadan ha denunciato la “retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite” della Albanese, sottolineando che un mandato delle Nazioni Unite richiede “imparzialità, moderazione e senso di responsabilità” e non può trasformarsi in “una piattaforma per posizioni radicali”. Nei giorni scorsi, l’ambasciatore di Israele all’Onu, Danny Danon, aveva definito assurdo che un rappresentante delle Nazioni Unite condividesse “il palco con terroristi le cui mani sono sporche di sangue”, “una vergogna morale e un profondo fallimento del sistema che dovrebbe ‘proteggere i diritti umani’”. Non ha usato mezze parole nemmeno l’ex portavoce del governo israeliano Eylon Levy che ha definito Albanese “un’alleata naturale di Hamas”, mentre il direttore esecutivo di UN Watch, Hilll Neur, si è rivolto direttamente al presidente francese Emmanuel Macron: “In quanto membro del Consiglio per i diritti umani, quando uno dei suoi relatori partecipa a una conferenza con un terrorista e poi descrive lo Stato ebraico come un ‘nemico’ dell’umanità, hai il dovere di parlare e di chiedergli conto delle sue azioni”.
A novembre, colei che disse a Liliana Segre di non essere “lucida” sul “genocidio” a Gaza e che minimizza quello che Barrot ha definito “il peggior massacro antisemita dopo l’Olocausto”, il pogrom del 7 ottobre 2023, aveva partecipato a un convegno pro Pal con pensatori radicali uniti dall’odio verso Israele co-organizzato dal Centro arabo di ricerche e studi politici di Parigi (Carep). Il Carep, finanziato dal Doha Institute, è tra i portavoce francesi del Qatar e ha avuto come presidente l’islamologo François Burgat, uno che nel 2024 scrisse su X: “Ho infinitamente, e sottolineo infinitamente, più rispetto e considerazione per i leader di Hamas che per quelli dello stato di Israele”.
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