La balla elettorale
L'illusione ciclica sulle elezioni in Ucraina
No, Kyiv non vota e se non lo fa non è colpa di Zelensky, ma di Putin. Dopo quattro anni il punto è sempre lo stesso: per far finire la guerra, basta che Mosca smetta di bombardare
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non sta pianificando nuove elezioni né un referendum sull’accordo con la Russia. L’Ucraina è consapevole che il tema elettorale sta a cuore agli americani e Zelensky per primo non esclude che presto si dovrà votare, ma servono delle garanzie, che al momento non ci sono.
Il Financial Times ha scritto che gli Stati Uniti vogliono che si voti entro il 15 maggio e che il 24 febbraio, giorno in cui Kyiv entrerà nel suo quinto anno di lotta totale contro l’aggressione russa, Zelensky annuncerà il piano per le elezioni. E’ servito che l’Ufficio del presidente intervenisse per correggere la notizia, molto ripresa dalla stampa internazionale ma tenuta con un profilo basso su quella ucraina.
L’Ufficio di Zelensky ha detto di non essere affatto contrario alla richiesta degli Stati Uniti di indire elezioni presidenziali e referendum questa primavera, ma ha sottolineato che le possibilità rimangono remote perché la Russia continua ad attaccare i civili. I giornali ucraini non hanno dato spazio alla notizia perché non credevano potesse essere affidabile e hanno avuto ragione sin dal primo momento. In Ucraina non si tengono elezioni perché la Russia bombarda ovunque, perché non sarebbero rappresentative di un’intera popolazione fra soldati al fronte che non potrebbero votare in sicurezza e rifugiati fuggiti dalla guerra. Per questo anche coloro che sono scontenti di Zelensky capiscono che o Mosca smette di colpire e dà il tempo di organizzare un voto serio, diffuso e rappresentativo, oppure rimane la legge marziale.
Mosca dice di non riconoscere Zelensky come leader legittimo, ha convinto gli americani della necessità del cambiamento, ma non vuole che il presidente cambi tramite elezioni: vuole imporre un suo uomo, calato dal Cremlino e non è disposta a fermare i bombardamenti per il tempo necessario a organizzare e tenere un’elezione. Il referendum inoltre si dovrebbe tenere su un accordo che non esiste al momento, quindi non ci sono neppure quesiti da sottoporre agli ucraini.
La stampa internazionale è corsa dietro alla notizia, aggiungendo anche un’enfasi che l’articolo del Financial Times non esprimeva. La pigra ripresa a volte manifesta un sollievo che sa di truffa: ecco, Zelensky si toglie di torno e la guerra finisce. Peccato che dopo quattro anni siamo al punto di partenza: la guerra finirà quando Putin smetterà di bombardare.
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