Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti. Gli sponsor nella guerra civile in Sudan
Una campo in Etiopia finanziato dal governo emiratino addestra i combattenti delle Rsf, una base aerea in Egitto conduce attacchi a supporto dell'esercito sudanese. L'allarme sull'utilizzo sempre maggiore dei droni in un paese già devastato da uno dei peggiori disastri umanitari della storia recente
Agli sponsor internazionali dei paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) che da più di mille giorni si scontrano in Sudan con l’esercito guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan si è aggiunta l’Etiopia, con un campo al confine occidentale del paese per addestrare migliaia di combattenti alla guerra civile. Secondo un’inchiesta realizzata da Reuters, che ha analizzato le immagini satellitari nella regione di Benishangul-Gumuz e ha parlato con 15 fonti a conoscenza della costruzione e delle operazioni del campo, il sito segreto costituisce la prima prova diretta del coinvolgimento etiope nella guerra civile sudanese, con il supporto del principale sostenitore delle forze paramilitari di Mohamed Hamdan Dagalo (detto “Hemedti”): gli Emirati Arabi Uniti. Otto fonti tra cui un alto funzionario del governo etiope hanno detto all’agenzia che il governo emiratino ha finanziato la costruzione del campo e fornito addestratori militari e supporto logistico al sito. A gennaio, pochi mesi dopo la costruzione del campo, 4.300 combattenti delle Rsf stavano svolgendo addestramento militare sul posto e “le loro forniture logistiche e militari sono fornite dagli Emirati Arabi Uniti”, si legge nella nota dei servizi di sicurezza etiopi visionata da Reuters. La capacità massima del sito sarebbe di almeno 10.000 soldati.
Insieme alla costruzione del campo di addestramento, le immagini satellitari mostrano a soli cinquanta chilometri lo sviluppo massiccio, che va avanti sin dall’agosto scorso, dell’aeroporto di Asosa, che secondo funzionari del governo e alti ufficiali etiopi sarebbe progettato per diventare un “centro operativo per droni”: la ristrutturazione è legata alla crescente presenza delle Rsf nella zona e sarebbe stata finanziata sempre dagli Emirati Arabi Uniti. Dopo l’assedio di El Fasher durato diciotto mesi e la caduta della città nelle mani delle Rsf a ottobre, dal Darfur settentrionale la guerra civile si è spostata nelle aree centrali del Kordofan e secondo l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, se la comunità internazionale non dovesse prendere misure per fermare i combattimenti si assisterà probabilmente a violazioni ancora più gravi contro i civili. Al Consiglio per i diritti umani di Ginevra, lunedì scorso, Turk ha segnalato con allarme l’utilizzo sempre maggiore dei droni, ormai a disposizione di entrambe le fazioni: pochi giorni fa un attacco con drone condotto dalle Rsf ha colpito un veicolo che trasportava famiglie sfollate nel Sudan centrale, uccidendo almeno 24 persone, tra cui otto bambini.
Se le forze di Hemedti ricevono tecnologie cinesi attraverso gli Emirati Arabi Uniti, i principali fornitori di droni all’esercito di Al Burhan sono l’Arabia Saudita, il Qatar (le armi sono prodotte da Turchia, Iran e Russia) e l'Egitto: un’esclusiva del New York Times pubblicata una settimana fa mostrava, sempre attraverso l’analisi delle immagini satellitari, l’utilizzo di una base aerea nel Sahara per condurre attacchi in Sudan contro le Forze di supporto rapido. Da almeno sei mesi droni militari sulla pista di atterraggio egiziana stanno conducendo attacchi in un paese già devastato da uno dei peggiori disastri umanitari della storia recente, i droni delle Rsf hanno distrutto centrali elettriche e impianti idrici, interrompendo l’erogazione di energia elettrica e acqua potabile a milioni di persone. Nonostante le inchieste e le evidenze portate a Ginevra dalle Nazioni Unite – secondo cui è necessaria l’estensione dell’embargo sulle armi dal Darfur a tutto il Sudan, per fermare il continuo afflusso di armi nella regione – gli Emirati Arabi Uniti continuano a negare il loro coinvolgimento nella guerra civile in Sudan. Pochi giorni fa l’Arabia Saudita, riferendosi agli Emirati Arabi Uniti, ha denunciato le organizzazioni straniere che continuano a “fornire armi illegali, mercenari e combattenti stranieri” .
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