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Editoriali

Sánchez si avvicina al capolinea

Redazione

Successo mediatico globale e disfatte politiche in Spagna, così Vox avanza

Pedro Sánchez riscuote grande successo mediatico a livello internazionale per le sue posizioni pro immigrazione e contro gli “oligarchi” tech, ma molti meno consensi politici in Spagna. Domenica si è votato in Aragona e per il Psoe è stata una disfatta: 24,3 per cento dei voti e 18 seggi, 5 in meno rispetto alle elezioni del 2023 e peggior risultato storico per i socialisti. Ma non è solo una sconfitta regionale: la candidata alla guida della Comunità autonoma, Pilar Alegría, era ministra dell’Istruzione e portavoce del governo fino a poco più di un mese fa. Il voto contro di lei è un voto contro il governo: su questo nessun analista ha dubbi. Con il 34,3 per cento dei voti ha vinto il Partito popolare, in Aragona guidato da Jorge Azcón. Ma anche in questo caso si tratta di una vittoria amara e nei dibattiti del “day after” si sprecano gli ossimori su un Pp che “vince perdendo”. Perché il Pp, che aveva ottenuto una maggioranza relativa nel 2023, in queste elezioni anticipate cercava di avvicinarsi alla maggioranza assoluta e invece perde due seggi. Chi può cantare vittoria è la destra di Vox che, con quasi il 18 per cento di voti, ha raddoppiato i seggi (da 7 a 14).

E’ lo stesso film già visto a dicembre in Estremadura, antico feudo socialista, dove il Psoe ha subito il peggior tracollo della storia, il Pp si è confermato senza però riuscire a ottenere la maggioranza assoluta e, quindi, a rendersi autonomo da Vox che invece ha raddoppiato i seggi. A dicembre Sánchez aveva coperto mediaticamente la sconfitta lanciando l’abbonamento ai mezzi di trasporto a 60 euro, ma poche settimane dopo ci sono stati il disastro ferroviario in Andalusia e la paralisi della rete ferroviaria in Catalogna e il rallentamento per un anno della Tav. Ora Sánchez rilancia presentandosi come l’argine alla “ultraderecha” internazionale, ma in patria sotto il suo governo in crisi e senza maggioranza, incapace di approvare una legge di Bilancio da tre anni e delegittimato dagli scandali di corruzione, l’estrema destra non fa che crescere. Forse è arrivato al capolinea.

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