Ansa

Ue contro Big Tech

La Commissione accusa Meta e TikTok, ma resta prudente sulle altre piattaforme americane

David Carretta

Le pressioni dei governi nazionali per agire sul fronte della sovranità digitale potrebbero aver spinto von der Leyen a muoversi contro Zuckerberg e ByteDance. Però nei casi politicamente più delicati nei rapporti con gli Stati Uniti di Trump, l’applicazione del Dsa a X, Instagram e Facebook, l'Ue si muove con cautela

Bruxelles. La Commissione di Ursula von der Leyen sembra aver deciso di riprendere in mano il bastone per contrastare gli abusi delle grandi piattaforme del digitale, dopo un anno di grandi esitazioni per il timore di ritorsioni da parte di Donald Trump. Nel giro di pochi giorni, l’esecutivo comunitario ha annunciato due decisioni che potrebbero prefigurare un cambio di linea. Ieri l’Antitrust dell’Ue ha notificato a Meta l’accusa di violazione delle regole della concorrenza, a seguito della decisione di escludere da WhatsApp i sistemi di intelligenza artificiale concorrenti. Venerdì la Commissione ha notificato a TikTok la violazione delle regole del Digital services act (Dsa), perché il design della piattaforma crea dipendenza pericolosa e non ci sono sufficienti misure per mitigare i rischi. Nel caso di WhatsApp, la Commissione minaccia misure cautelative per imporre a Meta di riaprire il servizio di messaggistica agli assistenti di AI concorrenti. Nel caso di TikTok, l’esecutivo comunitario potrebbe infliggere una multa record (fino al 6 per cento del giro d’affari annuo) e misure correttive. Le pressioni su von der Leyen di diversi governi nazionali per agire sul fronte della sovranità digitale potrebbero aver convinto la presidente della Commissione a muoversi. Ma nei casi politicamente più delicati nei rapporti con l’Amministrazione Trump – l’applicazione del Dsa a X, Instagram e Facebook – l’attitudine di von der Leyen resta prudente.

 

Meta è finita nel mirino dell’Antitrust dell’Ue dopo che il 15 ottobre ha annunciato un aggiornamento dei termini di WhatsApp Business, escludendo dall’applicazione di messaggistica gli assistenti AI generici di parti terze. Addio Chatgpt. Dal 15 gennaio solo Meta AI è disponibile su WhatsApp. Sintomo delle preoccupazioni di una rappresaglia americana, inizialmente la Commissione non si era mossa, contrariamente all’Autorità garante della concorrenza in Italia che ha deciso di agire contro Meta. Poi la Commissione ha scelto di condurre un’inchiesta lampo. Aperte il 4 dicembre, le indagini hanno già portato a conclusioni preliminari. Secondo l’Antitrust dell’Ue, Meta con WhatsApp beneficia di una posizione dominante nel mercato delle applicazioni di comunicazione. Escludendo altri sistemi di assistenza AI, abusa della sua posizione dominante. E, dato che c’è il rischio di danni gravi e irreparabili per la concorrenza, la Commissione ha notificato l’intenzione di adottare misure cautelative. In altre parole, è pronta a obbligare Meta a riaprire WhatsApp ai sistemi di AI concorrenti se non lo farà volontariamente. “Non è una questione politica, ma riguarda il buon funzionamento dei mercati e la tutela dei consumatori”, ha spiegato la vicepresidente responsabile della Concorrenza, Teresa Ribera. L’utilizzo delle regole della concorrenza è più facile da giustificare con l’Amministrazione Trump della nuova regolamentazione del Digital markets act.

 

Il caso TikTok, una piattaforma cinese, in teoria non dovrebbe interessare l’Amministrazione Trump. Eppure la Commissione ci ha messo due anni per completare le indagini sul cuore di TikTok. Scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche push, sistema di raccomandazione altamente personalizzato: secondo la Commissione, le caratteristiche di TikTok spingono gli utenti in “modalità pilota automatico”, incoraggiando comportamenti compulsivi e riducendo le capacità di autocontrollo. Ma il terreno è minato: la violazione contestata è quella del Dsa, l’altra nuova regolamentazione dell’Ue che l’Amministrazione Trump accusa di essere strumento di censura ai danni delle piattaforme americane. Le iniziative unilaterali annunciate da diversi governi nazionali – come l’introduzione di un’età minima per accedere ai social network – hanno spinto la Commissione a intervenire su TikTok. Per contro, sulle piattaforme americane nel mirino del Dsa, la Commissione non si è ancora espressa. Instagram e Facebook sono sospettate di avere sistemi che creano dipendenza come TikTok. L’algoritmo di X, la piattaforma di Elon Musk, è sotto inchiesta dal dicembre del 2023. Il test della vera sovranità digitale dell’Ue deve ancora arrivare.